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Milan: i quattro tasselli fondamentali per arrivare al top

La sconfitta contro la Juventus ha evidenziato una differenza ancora evidente tra il Milan e i pluri-campioni d’Italia. Capitan Bonucci ha dato la prima indicazione: ecco cosa serve ai rossoneri per tornare grandi.

Marco Fassone e Massimiliano Mirabelli, ad e ds del Milan
Marco Fassone e Massimiliano Mirabelli, ad e ds del Milan (ANSA)

MILANO - Al Milan c’è ancora tanto da lavorare. Ed era francamente impensabile che non fosse così dopo un quinquennio in cui la premiata ditta Berlusconi-Galliani ha fatto di tutto per seppellire sotto una spessa cortina di polvere la ricchissima sala trofei di Casa Milan e quanto di buono fatto dal berlusconismo in oltre vent’anni di prestigiosa guida club rossonero. La partita persa in casa della Juventus ha evidenziato che se molto è stato fatto dalla nuova dirigenza in sede di mercato, altrettanto c’è ancora da fare per colmare un gap diventato ad un certo punto francamente imbarazzante. Pensiamo ad esempio che da quando i bianconeri hanno preso possesso del nuovo stadio il Milan non è mai riuscito a strappare agli avversari nemmeno lo straccio di un punto. Era il 2 ottobre 2011 quando Marchisio, con una straordinaria doppietta, metteva ko i rossoneri guidati da Ibrahimovic. Da allora non c’è stato mai un risultato diverso dall’1 fisso.

Esperienza internazionale
Al termine del match perso sabato sera, capitan Bonucci ha provato a fare un bilancio della situazione e tracciare - a beneficio della dirigenza - un quadro di quello che servirebbe per colmare questo evidente divario con i pluri-campioni d’Italia: «Si è creata una grande base, un mix di talento e gioventù, ma se dovessi dare un consiglio alla società, suggerirei a Fassone e Mirabelli di prendere giocatori abituati a giocare in Europa, con larga esperienza internazionale, capaci di alzare anche il livello degli allenamenti».

Jack inadeguato
Di certo non i profili dei vari Strinic e Ki, già presi a parametro 0 per la prossima stagione, e Pepe Reina che comunque gioca in porta. Al nuovo Milan occorre una nuova iniezione di energia e carisma, capace di innalzare il livello complessivo della rosa rossonera. Innanzitutto c’è bisogno di una mezz’ala di qualità, capace di giocare di prima come purtroppo Bonaventura non sembra in grado di riuscire a fare. Il pur bravo Jack si è rivelato prezioso negli anni in cui il Milan sguazzava nelle paludi melmose della metà classifica, ma adesso che si è alzato il livello qualitativo, sta iniziando ad evidenziare imbarazzanti lacune che purtroppo emergono sempre più evidenti partita dopo partita.

L’attaccante esterno
Poi serve un investimento importante nel settore degli attaccanti di fascia. Calhanoglu e Suso rappresentano garanzie importanti, ma oltre loro il nulla. E se la Juventus può permettersi di tenere tra panchina e tribuna gente del calibro di Douglas Costa, Cuadrado, Bernardeschi e Mandzukic, il povero Gattuso al massimo può contare su Borini. Senza contare che sullo spagnolo del Milan pende come una spada di Damocle la clausola rescissoria di 40 milioni che probabilmente porterà all’addio del geniale Jesus. A quel punto di attaccanti esterni di qualità e spessore ne serviranno due.

Esterno mancino e bomber
Così come appare sempre più evidente la necessità di intervenire sulla fascia sinistra dove il buon Ricardo Rodriguez, troppo timido e oggettivamente modesto dal punto di vista della personalità, non può rappresentare una garanzia per un futuro roseo.
Un capitolo a parte meriterebbe l’analisi del centravanti. Mai come quest’anno si è sentita la mancanza di un bomber da almeno 20 gol in campionato. Se consideriamo che Mauro Icardi, giusto per restare in clima derby, ha già realizzato 24 gol in serie A e che il trio di punte centrali del Milan (Cutrone, Kalinic e Andrè Silva) ne ha segnati 14 in tre, appare evidente che qualche problema c’è. C’è la legittima speranza che Cutrone e Andrè Silva possano crescere ancora ma indubbiamente al posto del deludente Kalinic servirebbe un cannoniere di razza.