20 luglio 2019
Aggiornato 02:31

Gattuso e Simone Inzaghi: questione di stile

Al termine della 29^ giornata del campionato di serie A si continua a discutere di un argomento particolarmente caldo: l’utilizzo giusto o sbagliato del Var con gli eventuali torti arbitrali.

Simone Inzaghi discute con l'arbitro e Bonucci, Gattuso fa da paciere
Simone Inzaghi discute con l'arbitro e Bonucci, Gattuso fa da paciere ANSA

MILANO - Complimenti a Gattuso. Un coro tra i più gettonati negli ultimi tre mesi, a cui anche il sottoscritto ha contribuito a dare voce e corpo. Stavolta però il mio applauso, aldilà della prova positiva dei ragazzi a Londra, va al tecnico rossonero per la sua analisi - come al solito saggia ed equilibrata - nel dopo partita. In primis per il richiamo alla squadra dopo il crollo emotivo del 2-1, ma soprattutto per l’acqua sul fuoco gettata dopo il pasticciaccio brutto dell’Emirates. Un episodio che rimarrà impresso per decenni nella memoria dei tifosi milanisti, al pari di scippi epocali quali il celeberrimo gol di Muntari, ma che Gattuso ha fatto bene a ridimensionare per non concedere alibi di sorta ai suoi calciatori.

Lo stile Gattuso
Quello confezionato dall’arbitro Eriksson, con la complicità dell’inadeguato collaboratore Johannesson, resta comunque uno dei torti più gravi perpetrati non tanto al Milan, quanto ai danni del gioco del calcio. Uno scempio indecente condannato a tutte le latitudini, financo dalla perfida terra d’Albione, sul quale però Gennaro Gattuso ha evitato accuratamente di ricamare, mostrando a tanti suoi colleghi più accreditati come si può venire fuori con stile ed eleganza anche da situazione nelle quali si è pesantemente penalizzati.

Le doti di Inzaghi
Uno di questi potrebbe essere l’allenatore della Lazio Simone Inzaghi, uno dei principali protagonisti della trionfale cavalcata biancoceleste in Italia e in Europa, il quale però non supporta straordinarie e innegabili doti tecnico-tattiche con una certa forma di equilibrio e di pacatezza nei giudizi. È indubbio che Immobile e compagni abbiano pagato dazio in più di una circostanza di fronte ad oggettive ed evidenti sviste arbitrali, ma cavalcare l’onda del «ce l’hanno tutti con noi» potrebbe avere effetti nocivi per l’equilibrio della squadra, oltre che per l’effetto simpatia/empatia dell’opinione pubblica neutrale nei confronti del tecnico laziale.

Colpa degli arbitri
Anche ieri sera, al termine della partita casalinga contro il Bologna, nella quale non sembrano esserci stati casi eclatanti di torti arbitrali, e che comunque la Lazio non è riuscita a vincere, Simone Inzaghi ne ha approfittato per la consueta stilettata nei confronti degli arbitri e perfino degli avversari: «Difficile dire quanti punti avremmo senza Var, ci sono tanti episodi che potremmo elencare. Oggi poi ho visto partite dove gli arbitri sono stati più al monitor che in campo (probabile il riferimento anche a Milan-Chievo 3-2 ndr.), questo non è più calcio. I punti persi sono tantissimi. I nostri tifosi hanno manifestato perché c'è qualcosa che non va. Noi però dobbiamo andare avanti. Quest'anno vedendo le partite non mi sono divertito come gli scorsi anni». 

Questione di stile
A parte il discutibile riferimento ad altre partite, soprattutto se di squadre coinvolte come la Lazio nella corsa alla Champions League, resta il dubbio che la lamentela perenne possa alla fine portare benefici. Una cosa è certa: grazie a Gattuso abbiamo scoperto come si possano gestire - e superare - l’impasse dovuta a giganteschi torti arbitrali senza per questo doversi presentare ogni volta davanti alle telecamere e inscenare piagnistei. Chissà se il comportamento dell’allenatore rossonero verrà preso ad esempio da altri suoi colleghi.