19 luglio 2024
Aggiornato 00:30
La gestione dei piloti a Borgo Panigale diventa critica

Il povero Dovizioso bastona lo strapagato Lorenzo: ora la Ducati ha un problema

Come si può giustificare lo stipendio da 12 milioni all'anno garantito a Por Fuera, quando Desmodovi che ne incassa appena 1,5 ora lotta per il Mondiale? E, soprattutto, quale direzione seguire nello sviluppo tecnico: quella dello spagnolo che vuole meno sottosterzo o quella dell'italiano che vuole andare avanti così?

BARCELLONA – L'atmosfera in Ducati, all'apparenza, non potrebbe essere più distesa. Quando mai, del resto, un anno fa avremmo potuto vedere un Andrea Iannone sotto il podio a celebrare una vittoria di Andrea Dovizioso? O tantomeno lo stesso Jorge Lorenzo, ai tempi della Yamaha, spruzzare lo champagne addosso a Valentino Rossi? E invece Por Fuera, ieri pomeriggio, era lì, dopo essersi tolto la tuta alla velocità della luce, confuso tra i meccanici e i dirigenti della Rossa di Borgo Panigale, ad unire la sua voce al coro delle esultanze per la doppietta del suo compagno di squadra. «Sono molto contento per il team e per Dovi – ha sorriso dopo la gara – Il suo risultato sarebbe stato incredibile fino a qualche mese fa. Ho festeggiato con lui nel box e mi sono divertito».

Diverse opinioni...
Ma la realtà, come spesso accade, è più complessa di quanto appaia in superficie. Se da un lato il momento magico di Andrea toglie le castagne dal fuoco al direttore generale Gigi dall'Igna, finito prematuramente sul banco degli imputati per un inizio di stagione inferiore alle aspettative, dall'altro gli crea un grosso problema a livello tecnico. I due ducatisti, infatti, non sono solo molto diversi a livello caratteriale, ma anche come stile di guida. Lorenzo, da quando ha poggiato il sedere sulla sella della Desmosedici, si lamenta del sottosterzo cronico: «Per ora faccio delle gare normali, non eccezionali – ha ribadito anche ieri – Ogni volta mi avvicino, ma non mi sento ancora così naturale sulla mia moto da poter sfruttare tutto il potenziale, che è molto più alto di così». Dovizioso, che dopo cinque anni si è ormai cucito addosso la moto come un vestito su misura, invece, lo apprezza, perché gli permette di esprimere al meglio le sue doti di perentorio staccatore e la sua gestione più fisica. Ora che bisogna decidere quale direzione intraprendere per lo sviluppo, dunque, quali indicazioni vanno seguite: quelle del leader designato della scuderia o del presunto secondo pilota che però, alla realtà dei fatti, sta bastonando il suo caposquadra?

...e diversi guadagni
E non è finita. Jorge Lorenzo è arrivato a Bologna tra gli squilli di trombe con l'etichetta di pilota che avrebbe riportato alla casa italiana il titolo mondiale. Invece, oggi a lottare per il titolo ci si ritrova proprio Desmodovi, che dopo sette gare ha solo sette punti di distacco dalla vetta della classifica. Non sarà facile, certo, ma può farcela: ne è convinto anche lo stesso maiorchino. «Quest'anno è una MotoGP pazza – ammette il cinque volte iridato – E Dovi è intelligente, non sbaglia, porta a casa sempre i migliori risultati, e quando ne ha l'opportunità vince. Quindi perché no. Per me è molto più difficile, dovrei vincere molti Gran Premi di fila e non penso che accadrà». Appunto. Ma se davvero al forlivese riuscisse l'impresa, a quel punto come si potrebbe ancora giustificare l'ingaggio monstre che la Ducati ha accettato di garantirgli pur di assicurargli i suoi servigi: 12 milioni, contro l'1,5 del suo vicino di box? O dovrebbe accettare lui un sostanzioso taglio di stipendio, o sarà Dovizioso a chiedere legittimamente l'aumento. In fondo, il meno stupito di tutti sembra proprio l'italiano. «Ho sempre detto che sapevo di potermela giocare con lui – ha chiosato dopo la sua doppietta – Mi sorprende aver vinto, non aver vinto prima di lui». Ha avuto ragione.