27 maggio 2024
Aggiornato 04:30
La grande battaglia tra due campioni

L'omaggio di Fernando Alonso: «Michael Schumacher il mio rivale più tosto»

A tre anni di distanza dal tragico incidente sugli sci di Schumi, Nando ricorda quanto accadde dieci anni fa, quando vinse il suo ultimo titolo mondiale proprio al termine di uno scontro diretto con l'allora bandiera della Ferrari

Michael Schumacher stringe la mano a Fernando Alonso
Michael Schumacher stringe la mano a Fernando Alonso Foto: Ferrari

ROMA – Sono passati ormai tre anni dal tragico incidente sugli sci di Michael Schumacher, ma ne sono trascorsi ben dieci dall'ultima volta in cui la leggenda della Ferrari lottò per il titolo mondiale. Era il 2006, e quella fu anche l'ultima occasione in cui l'allora giovanissimo Fernando Alonso riuscì a salire sul tetto del mondo. Al termine di uno scontro di campioni, di squadre ma anche di gomme, che a tutt'oggi l'asturiano ricorda come il più duro della sua carriera. «Quando le Bridgestone quell'anno erano competitive, lui riusciva sempre a dare il massimo e a vincere quelle gare – racconta alla rivista specializzata inglese Autosport – Ma quando la Michelin era in vantaggio e noi eravamo piuttosto fiduciosi, lui c'era comunque. Perciò, anche nei weekend in cui pensavi di riuscire a fare molti più punti, lui riusciva comunque ad arrivare terzo, quarto, secondo, dando sempre qualcosa in più. Di tutti i piloti contro i quali ho lottato, era l'unico capace di farlo». Dopotutto, non c'è modo migliore di spingere il sette volte iridato nella sua odierna battaglia per riprendersi dal grave infortunio del 29 dicembre 2013, se non quello di ricordarlo al vertice della sua carriera, quando scendeva in pista sulla sua fidata Rossa e dava del filo da torcere anche agli avversari più combattivi.

Nostalgia iridata
Quattro anni più tardi proprio Alonso avrebbe raccolto quello stesso testimone della Ferrari che fu del grande Schumi. E avrebbe sfiorato il titolo in altre tre stagioni (2010, 2012 e 2013), ma senza più riuscire ad aggiudicarselo. «Sono stato abbastanza fortunato da vivere la sensazione di lottare per il Mondiale per cinque volte – racconta – Vai agli allenamenti, al simulatore, in fabbrica, agli eventi, alle interviste, fai tutto ciò che serve per essere competitivo alla domenica e lottare per il titolo. Negli ultimi quattro anni mi manca questa possibilità. Ma d'altro canto mi sento estremamente fortunato ad essere riuscito a sentire quella pressione e quelle emozioni già cinque volte, vincendone due, perché ci sono stati tanti colleghi di grande talento che non hanno mai avuto la chance nemmeno di correre in Formula 1. Oppure alcuni di loro appaiono in F1 ma senza mai riuscire a vivere il podio, la conferenza stampa dei primi tre, la sensazione di partire dalla pole position, o vincere un Gran Premio, eppure sono molto, molto talentuosi. Perciò, ovviamente, mi sento molto fortunato. E tutto questo mi manca».

Triste presente
E se il pilota asturiano sperava che, al termine di cinque anni travagliati a Maranello, il suo passaggio alla McLaren gli restituisse una nuova giovinezza agonistica, la crisi tecnica del glorioso team inglese lo ha fatto invece precipitare dalla padella nella brace. «La McLaren è il secondo miglior team nella storia della Formula 1, e per noi lottare per non essere eliminati in qualifica non è normale – conclude – Tutto il team avverte questa pressione, queste aspettative che non siamo ancora riusciti a soddisfare. questo ci frustra. Poi c'è la frustrazione personale di non riuscire a lottare per il podio, per le vittorie, a volte nemmeno per dare il tuo massimo, perché dopo dieci giri c'è qualche problema e devi depotenziare un po' il motore o le batterie. Così arriva una Sauber, ti supera e tutti festeggiano per quel sorpasso fantastico, senza sapere che tu stai correndo con cento cavalli in meno. Non è che ho dimenticato come si guida, semplicemente ci ritroviamo in mezzo a delle situazioni che sono fuori dal nostro controllo».