22 febbraio 2019
Aggiornato 08:30

Rory Byrne, un grande ex dell'era Schumacher firma la Ferrari 2017

Il progettista sudafricano, artefice delle Rosse iridate degli anni 2000 ma ormai 72enne, è stato richiamato a Maranello per sovrintendere il cruciale progetto della monoposto del prossimo anno. Come sempre accade nei tempi di crisi

Rory Byrne ai tempi in cui era capo progettista
Rory Byrne ai tempi in cui era capo progettista Ferrari

MARANELLO – Una Ferrari in cerca d'autore, quella del 2017. Quando mancano ancora due Gran Premi alla sospirata conclusione di questa fallimentare stagione, a Maranello si lavora già da tempo a pieno regime sulla monoposto del prossimo anno. Che sarà chiamata a una duplice impresa: far dimenticare i disastri della sua progenitrice SF16-H e sfruttare al meglio la chance irripetibile offerta dalla rivoluzione regolamentare (gomme più grandi e carico aerodinamico aumentato, tra le altre) per recuperare il terreno perso dalla Mercedes e dalla Red Bull. Ma c'è un piccolo problema: qual è la testa pensante che sovrintende un progetto così cruciale? Inizialmente a firmarla sarebbe dovuto essere James Allison, ma l'ormai ex direttore tecnico ha lasciato Maranello a metà stagione, proprio nei mesi in cui si stavano gettando le basi per la Rossa del futuro. Il suo successore a capo degli ingegneri, Mattia Binotto, è indubbiamente valido nella gestione delle risorse umane, ma ha una formazione da motorista, dunque non può essere la persona adatta per assumersi la responsabilità del nuovo telaio. Tutti gli approcci con i tecnici di più alto profilo delle squadre avversarie si sono risolti in altrettanti buchi nell'acqua. Dunque, al presidente Sergio Marchionne e al team principal Maurizio Arrivabene non è restato che guardare al passato, pescando tra i grandi ex dell'epoca d'oro del Cavallino rampante, quella dei Mondiali a ripetizione di Michael Schumacher. E dal cilindro è uscito un nome: quello di Rory Byrne.

L'ennesimo ritorno
Il progettista sudafricano fu nei primi anni 2000, insieme a Jean Todt e a Ross Brawn, uno degli uomini di punta della Ferrari, dove era stato trasportato proprio dalla Benetton iridata di Schumi. Poi, nel 2007, decise di ritirarsi, dedicandosi al suo sogno di aprire una scuola di subacquea in Thailandia. Ma senza mai recidere del tutto il cordone ombelicale che lo legava a Maranello: infatti, nel corso degli anni, si è trasformato in un vero e proprio uomo della provvidenza, chiamato dai vertici della Scuderia ogniqualvolta si presentava un'emergenza sul fronte telaistico. Nel 2012 fu scelto per progettare in prima persona la F2012, per poi mettere mano nel ruolo di consulente anche alle ultime vetture dell'era Alonso. L'anno scorso fu nuovamente richiamato, stavolta da ìMarchionne, per fare da mentore a Simone Resta, appena promosso a capo progettista e ancora poco esperto. Dunque, chi meglio di lui per salvare ancora una volta il reparto tecnico di una Ferrari in crisi? Le indiscrezioni raccolte durante l'ultimo Gran Premio dall'autorevole rivista inglese Autosport, che cita un anonimo membro ad un alto livello della squadra, rivelano infatti che Byrne sarebbe tornato in questi mesi a lavorare tempo pieno sul disegno della monoposto del 2017. Ma gli stessi colleghi di oltremanica chiosano questa notizia con una considerazione condivisibile: «La priorità del team sarebbe quella di trovare una cultura propria, piuttosto che continuare freneticamente ad assumere e licenziare». Va bene, nei momenti di difficoltà, rivolgersi ai grandi uomini del passato, insomma, ma quando comincerà la Ferrari a costruire la sua generazione del futuro?