Calcio - Serie A

Il Milan cresce: ora vince anche soffrendo

Il prezioso successo ottenuto contro il Pescara, al termine di un match giocato non benissimo ed anche piuttosto sfortunato (due pali colpiti e un rigore negato), conferma la crescita di una squadra oggi capace di portare a casa i tre punti anche superando oggettive difficoltà.

MILANO - Eliminiamo subito qualsiasi tipo di dubbio: il Milan che ha battuto il Pescara è stato tutt’altro che spettacolare. La versione rossonera vista contro gli abruzzesi probabilmente non meriterebbe il terzo posto in classifica, con suggestiva ed elegante vista Champions, ma paradossalmente è proprio questo tipo di vittoria, sofferta oltre ogni più logica previsione, a dare la misura di quanto la squadra agli ordini di Vincenzo Montella stia crescendo rapidamente.
Fino a qualche settimana fa al Milan serviva giocare un calcio scintillante e magari un aiutino (dalla buona sorte o dagli arbitri) per portare a casa i tre punti; di contro bastava la giornata storta di qualche calciatore per incassare una sonora battuta d’arresto (vedi la recente sconfitta interna contro l’Udinese oppure la disfatta di Genova).

Tutto contro
Oggi invece i rossoneri riescono a condurre in porto il match anche quando la fortuna non aiuta (vedi i due pali colpiti da Niang e Bacca), quando gli arbitri si mettono di traverso (negato un rigore netto alla fine del primo tempo per un’evidente trattenuta di Coda sul centravanti colombiano a due metri dalla porta) e quando alcuni elementi non vivono la loro migliore giornata (Niang alle prese con un attacco influenzale, Bacca con le paturnie da astinenza da gol, De Sciglio ancora troppo pericoloso in certi disimpegni).

Numeri incoraggianti
E la classifica che fotografa il Milan al terzo posto in classifica, a 5 punti dalla solitaria Juventus e 1 solo punto dalla Roma, è lì a testimoniare il gran lavoro svolto da Vincenzo Montella con i suoi ragazzi, non solo a livello tecnico-tattico, ma soprattutto a livello mentale.
La squadra che oggi scende in campo è ben diversa da quella tremebonda e insicura vista nelle ultime deprimenti stagioni. Il Milan attuale è consapevole dei propri mezzi, forse anche al di sopra delle proprie oggettive potenzialità e i risultati si vedono in campo: 22 punti in 11 partite (in perfetta media Champions League) frutto di 7 vittorie, 3 sconfitte e un pareggio, una difesa complessivamente solida (12 reti delle 14 reti subite sono state incassate in sole 4 partite, per il resto ben 5 match conclusi con la porta inviolata) e un attacco capace sempre di costruire qualcosa di interessante.

Oltre i titolari il nulla
Il vero problema del Milan casomai è nella qualità complessiva della rosa. La squadra titolare offre abbondanti garanzie ma è innegabile che le ipotetiche seconde linee continuano a non garantire lo stesso trend dei 12-13 rossoneri che abitualmente vanno in campo. Dopo le pessime prestazioni di Honda e Poli, chiamati in causa a Genova per dare un turno di riposo a Suso e Abate, ieri è stata la volta di Sosa, scelto da Montella per far rifiatare Kucka. Il risultato è stato una prestazione impalpabile, ai confini dell’irritante, a dispetto dei quasi 8 milioni «sprecati» da Galliani per prelevare dal Besiktas questo 31enne argentino senza arte nè parte.

Mercato unico freno
Senza considerare che il tecnico rossonero è stato costretto a far giocare il povero Niang sotto attacco influenzale - con evidenti riflessi sulla prova complessiva del francese - proprio per una inaccettabile assenza di alternative valide sulle fasce. Un problema ancor più grave perchè poi al Milan c’è sovrabbondanza di centravanti, tanto che il povero Lapadula, l’acquisto più costoso del recente mercato rossonero, è costretto a bivaccare in panchina perchè davanti a lui, con una sola maglia disponibile, ci sono prima Bacca e poi Luiz Adriano. A conferma della sconsideratezza di una campagna acquisti che oggi come oggi rappresenta l’unico freno concreto alla crescita esponenziale del Milan.