18 gennaio 2020
Aggiornato 23:00
Calcio - Serie A

Le "bandiere" dicono no al nuovo Milan nerazzurro

Il processo di “interizzazione" del Milan portato avanti dal futuro amministratore delegato Marco Fassone non sembra raccogliere consensi, soprattutto da tre grandi ex rossoneri, Maldini, Albertini e Costacurta, chiamati in causa per un ritorno in società con un ruolo di rappresenzanza.

MILANO - La grande rivolta delle bandiere. Potrebbe intitolarsi così la storia di questi ultimi giorni rossoneri, una storia turbata da voci, indiscrezioni, spifferi a fronte di una realtà incontrovertibile: il Milan sta cambiano pelle, ma non secondo le aspettative generali della tifoseria milanista.

È ormai di dominio pubblico la scelta della nuova proprietà cinese di puntare su Marco Fassone come amministratore delegato del club di via Aldo Rossi, ed è altrettanto nota l’intenzione dell’ex dirigente di Inter, Juventus e Napoli di rivoluzionare completamente l’assetto dirigenziale del Milan con addirittura una trentina di nomi nuovi, a sancire una definitiva e chiara rottura con il passato berlusconiano.

Poker di ex-interisti

In quest’ottica va letta la scelta di puntare su un nuovo direttore sportivo, Massimo Mirabelli, su un nuovo team manager, l’ex arbitro Andrea Romeo, e su un nuovo responsabile marketing, Marianna Mecacci. Ciò che sta animando le discussioni sul web è il comune denominatore che lega queste tre figure professionale: vengono tutti dall’Inter, esattamente come Marco Fassone che li sta scegliendo. Una mossa che non è piaciuta molto alla gran parte della tifoseria milanista, tutt’altro che ben disposta nei confronti di una così massiccia presenza nerazzurra in casa Milan.

Il primo no da Maldini

Il segnale deve essere arrivato forte e chiaro anche a casa Maldini, Costacurta e Albertini, coloro che, secondo i rumours di questi ultimi giorni, sembravano tra i papabili per una poltrona dirigenziale nel nuovo Milan cinese. 

E la risposta è stata unanime: no! Il primo segnale di dissenso è stato quello manifestato da Paolo Maldini: «Sono leggermente stanco di sentire queste voci. Io ormai ho la mia vita e non c'è niente di vero sul mio ritorno al Milan come dirigente. Il Milan resterà un grandissimo amore, non solo per me ma anche per tutta la mia famiglia».

Il rifiuto di Albertini e Costacurta

Bissato ieri in giornata da un tweet polemico di Demetrio Albertino che ha pubblicato l’immagine di uno striscione esposto dai tifosi del Milan con la scritta «Io non sono interista». E per finire da un inaspettatamente cinico Costacurta che alla domanda di rito rivoltagli negli studi di Sky ha risposto con un secco: «Non mi hanno mai contattato e che non ci provino neppure».

Se a tutto ciò aggiungiamo la pesante ironia di un altro uomo Sky, Alessandro Del Piero che, interpellato sulla faccenda ha chiosato: «Costacurta uomo immagine del Milan? Macchè, lì sono in ballottaggio Bergomi e Zanetti», ecco che il quadro è completo.

Quale ruolo per la «bandiera»?

L’opera di «interizzazione» del Milan portata avanti da Marco Fassone negli ultimi giorni non sta piacendo a nessuno, meno che mai alle bandiere rossonere tirate in ballo per un ritorno in società. Sorge il sospetto però che un rifiuto così compatto da parte di Maldini, Albertini e Costacurta nasca da un’altra verità, qualcosa che potrebbe avere a che fare con il delicato discorso delle competenze. Non è un mistero infatti che il nuovo ad del Milan al momento non avrebbe in mente un ruolo, se non quello di mera rappresentanza, per la famosa bandiera. Opzione che nessuna delle tre leggende rossonere finora tirate in ballo sarebbe disposto ad accettare. E allora facile puntare sulla demagogia con l’hashtag «Io non sono interista», ma le ragioni del rifiuto sembrano essere altre.