25 marzo 2019
Aggiornato 00:00

Milan, per la panchina i soliti errori

Al testa a testa tra Brocchi e Giampaolo da ieri si è aggiunto Vincenzo Montella, ritirato in ballo da Galliani con l’obiettivo di dissuadere definitivamente Berlusconi dal fermo proposito di confermare l’ex tecnico della Primavera rossonera. Eppure al Milan servirebbe ben altro.

MILANO - Se c’è un assunto dal quale non si può proprio prescindere in casa Milan è che se entri nei radar della società una volta non ne esci più. Abbiamo decine di esempi illustri nel passato più o meno recente, sia dal punto di vista degli allenatori che dei calciatori, a confermare questa teoria. Personaggi monitorati, seguiti, trattati, mai presi per oggettive difficoltà e contingenze del momento, ma non per questo abbandonati. E potete starne certi, può passare un mese, un anno o un lustro, alla fine  ritornano.

A volte ritornano
Prendete per esempio Witsel, seguito da Galliani ormai da non si sa più quanti anni. Il belga non è mai riuscito ad arrivare a Milanello, ma ogni benedetta sessione di mercato, il primo nome sulla lista dell’ad è sempre il suo. E il riccioluto centrocampista belga è solo uno dei tanti. Abbiamo vissuto le epopee di Kakà (2 il ritorno) e quelle sempre attuali di Ibrahimovic, del palermitano Vasquez, del croato Pjaca, dell’attaccante genoano Pavoletti, tutti nomi accostati decine di volte al club di via Aldo Rossi, a testimonianza di una incrollabile fedeltà di Galliani nei suoi pupilli o, in alternativa, di un’assoluta mancanza di fantasia e creatività nell’impostare trattative. Personalmente ci sentiamo di sposare la seconda opzione.

Zambrotta, Torres, Essien
E poi è impossibile non ripensane ai momento in cui un tronfio Galliani, nel celebrare gli arrivi al Milan di Zambrotta, oppure di Fernando Torres, o ancora di Michael Essien, annunciava: «Li abbiamo seguiti a lungo senza fortuna, ma finalmente, dopo 10 anni di attesa, sono arrivati al Milan». Peccato che in quei famosi dieci anni i campioni succitati avessero già sparato le loro migliori cartucce e alla causa rossonera avessero ormai ben poco da dare. A conferma del fatto che certe operazioni si dovrebbero fare al momento giusto, né prima né dopo, perché poi l’efficacia svanisce.

Ritorno di fiamma
Ma tant’è, questa è storia. La strettissima attualità ci racconta di un nuovo ritorno di fiamma in casa Milan per Vincenzo Montella. Inseguito da Galliani nell’ultime triennio, senza mai riuscire a convincere Berlusconi della bontà dell’operazione, ecco l’ad ritentare il colpaccio, con la speranza mai sopita di dissuadere definitivamente il presidente milanista dal confermare l’ex allenatore della Primavera sulla panchina rossonera.
Assodato che Marco Giampaolo proprio non è riuscito a fare breccia nelle simpatie del numero uno di Arcore, Montella resta l’ultima cartuccia all’amministratore delegato per scongiurare la minaccia Brocchi, incombente sul Milan come una calamità naturale. Il pericolo è che le alternative possano essere perfino peggiori della prima opzione. 

La qualità è altrove
E qui ci sarebbe da aprire un capitolo delicatissimo. È possibile che una società come il Milan, decisamente in disarmo negli ultimi anni, ma - grazie alla probabile cessione alla cordata di imprenditori cinesi - con dichiarate velleità di rilancio, anche europeo, non capisca l’esigenza di dover ripartire da un tecnico con prestigio e carisma di livello internazionale?
Sfumato il sogno Emery, anche l’opzione De Boer, strenuamente caldeggiata da chi vi scrive, pare ormai evaporata. E allora prepariamoci ad un testa a testa a tre tutto italico, con un’amara consapevolezza: tra Brocchi, Giampaolo e Montella, per il Milan cambierà ben poco, la qualità è altrove.