11 dicembre 2019
Aggiornato 22:30

L'accusa dei piloti: «Quella curva andava cambiata prima»

I centauri concordano: da anni si sapeva che la 12, la piega in cui è avvenuto l'incidente mortale di Luis Salom, era pericolosa. E che le vie di fuga in asfalto, volute dalla Formula 1, non avrebbero potuto frenare una moto

Le curve della pista di Barcellona
Le curve della pista di Barcellona Michelin

BARCELLONA – Sul fatto che la nuova configurazione del Montmelò sia più sicura, concordano tutti. Sulle modalità in cui si è deciso di modificarlo, in compenso, le polemiche non mancano. Dopo il lutto di ieri, la tensione è ancora palpabile nel paddock, e non sorprende più di tanto che i piloti si lascino andare a dichiarazioni sopra le righe. Specialmente quelli che ieri non erano presenti alla decisiva riunione della commissione sicurezza, e che quindi hanno appreso solo a cose fatte la scelta di tagliare la curva 10 e di sostituire la 11 e la 12 con una chicane. «La procedura normale sarebbe stata quella di comunicare ai piloti e ai team cosa stava succedendo, in modo che tutti potessero dare la loro opinione – tuona Jorge Lorenzo – Specialmente io, che sono campione del mondo. Non era mai successo che si cambiasse il tracciato a weekend iniziato». «Non ho potuto partecipare alla commissione perché ero occupato, come mi è successo sempre quest'anno – concorda con lui, una volta tanto, Valentino Rossi – Magari ci avrebbero potuto dire: venite, perché vogliamo cambiare la pista. E non capisco perché si sia modificata anche la curva 10, dove non è successo nulla. Ma ero assente, quindi devo accettare la decisione». Insomma, come si suol dire, chi non c'è ha sempre torto: «Ieri ci sarebbero dovuti essere tutti – ribatte Andrea Dovizioso – Anche quelli che di solito non vengono perché non vogliono incontrare qualche loro collega. Quello che è successo è più importante di questi battibecchi».

Traiettorie e vie di fuga
Ed è stato proprio Dovizioso a dare ai suoi colleghi l'idea del sopralluogo sul posto dell'incidente: «Inizialmente si pensava solo di tagliare la curva 10 e di mettere la ghiaia nelle vie di fuga della 12, ma io ho spinto per andare a vedere la pista e tutti abbiamo concordato sulla decisione migliore». Ovvero, far percorrere alle moto la stessa, lentissima S utilizzata anche dalle monoposto di Formula 1: «È come guidare nel parcheggio di un supermercato – riassume Danilo Petrucci – Per le moto è troppo stretta, e per giunta ci sono tre cambi di asfalto. Non so a chi possa piacere, ma per la sicurezza è di sicuro la scelta migliore». Del resto, i piloti si erano resi conto da tempo di quanto quella maledetta curva 12 fosse pericolosa: «Sarebbe stato meglio cambiarla prima dell'incidente – fa notare Marc Marquez – Ne avevamo discusso già in passato, ma alla fine pensavamo che bastasse aggiungere altre protezioni, come era stato fatto». «Ne parliamo da sei anni – gli fa eco Rossi – E ne parlammo anche nel 2014, quando lì cadde Niccolò Antonelli. Avevamo chiesto di allargare le vie di fuga, ma non era possibile: c'erano le tribune. Ma curve pericolose allo stesso modo ci sono anche su altre piste: è impossibile avere il 100% di sicurezza. Dovremmo correre nel deserto, ovvero solo in Qatar... La verità è che la pista non c'entra: dev'essere successo qualcosa alla moto di Salom, perché l'incidente non è stato normale. La moto non ha percorso la curva, è andata dritta a una velocità innaturale». Forse la pista non c'entra, ma le vie di fuga sì: fu proprio la Formula 1 a decidere che in quel punto la ghiaia dovesse essere sostituita dall'asfalto. «Dove corriamo insieme, la Fim deve sempre accordarsi con la Fia, c'è una lotta – prosegue Vale – In alcune curve otteniamo di tenere la ghiaia, altre volte dobbiamo accettare il compromesso dell'asfalto. Se ci fosse stata la ghiaia, probabilmente la dinamica sarebbe stata diversa: la moto sarebbe finita da un'altra parte e non contro Salom».