Calcio

Milan, tra derby e mercato: gli errori commessi e quelli da non ripetere

La preziosa vittoria sull’Inter ha avvalorato la discutibile teoria di Galliani secondo cui il Milan sarebbe a posto così. In quest’ottica vanno lette le mosse del mercato rossonero, chiuso con 4 uscite ed una sola entrata. Intanto Mihajlovic incassa tre punti e complimenti ma non certo la fiducia di Berlusconi.

MILANO - Il derby di domenica sera ha avuto un effetto deturpante sugli equilibri calcistici della città di Milan: se da una parte ha schiantato ambizioni, aspirazioni e speranze della colonia interista, dall’altra ha distribuito sulla sponda rossonera del Naviglio una benefica sferzata di energia positiva.
Il pericolo e l’errore da non ripetere, come invece spesso è accaduto nella recente storia di Casa Milan, è ritenere che i ragazzi di Mihajlovic abbiano ormai definitivamente abbandonato la qualifica di squadra precaria per raggiungere lo status di compagine competitiva.

4 uscite, una sola entrata
Ciò che si è visto, ascoltato, respirato in queste ultime ore di mercato lascia purtroppo presagire che il rischio di incorrere nel solito fraintendimento è dietro l’angolo. Ad ascoltare Galliani, il Milan è tornato ad essere «appostocosì» e «ultracompetitivo», tanto da indurre l’ad a completare la sessione invernale della campagna acquisti con il solo rientro di Boateng, a fronte delle multiple uscite di Suso, Cerci, De Jong e Nocerino.

L’esempio della Juventus
Ma anche se fosse vero, se il Milan di oggi fosse una perfetta macchina da guerra da non modificare per nulla al mondo, perché non pianificare il futuro come invece ha fatto la Juventus che, nell’impossibilità di migliorare la rosa straordinaria già a disposizione di Massimiliano Allegri, ha messo a colpi preziosi per gli anni a venire come Mandragora, Sensi, Rogerio, Lapadula, Caprari e perfino l’ex rossonero Simoneandrea Ganz?

Giuste le cessioni, ma manca un esterno
Tornando al Milan, fatta salva l’assoluta necessità di liberarsi di più di una palla al piede a Milanello, resta il dubbio sul perché l’ormai tanto celebrato ritornello dell’amministratore delegato rossonero «Se non esce nessuno, non entra nessuno» non sia stato onorato nella maniera opportuna. Sono stati congedati infatti due attaccanti esterni e due centrocampisti centrali ed in loro sostituzione è entrato solo un jolly - più che altro un ibrido - che può coprire tutti i ruoli in questione, ma nessuno veramente bene.

Il caso Luiz Adriano
Ci sarebbe poi da aprire una doverosa parentesi sui casi Luiz Adriano e Niang. Il primo, ceduto a cuor leggero in Cina dopo appena 6 mesi - neppure tanto male - vissuti in rossonero, è tornato a casa per il fallimento dell’operazione con lo Jiangsu, ma ormai con l’etichetta di «esubero» appiccicata sul cartellino.
A questo punto permetteteci una doverosa parentesi sulla curiosa vicenda che ha visto interagire le squadre italiano con il calcio cinese: la Roma ha ceduto più che bene Gervinho, l’Inter ha piazzato Guarin, l’unica squadra che invece si è vista rispedire indietro il proprio calciatore è il Milan. Quanto meno una curiosa e spiacevole combinazione.

La questione Niang
Il secondo, l’attaccante francese Niang, vittima di un classico caso di seduzione e abbandono da parte del Leicester di Claudio Ranieri, messo a cuor leggero sul mercato da Galliani salvo poi riaprirgli le porte di Milanello solo per il passo indietro fatto dal club inglese. Ebbene ci sarebbe da capire con quale logica siano state messe in piedi e portate avanti, seppure entrambe fallite, queste due operazioni di mercato, e soprattutto con quale stato d’animo i due ragazzi si apprestano a concludere questa stagione in rossonero ben sapendo di essere in una condizione «borderline».

Berlusconi e Sinisa, rapporti freddi
In questo contesto non proprio chiaro, un ruolo fondamentale appartiene a Silvio Berlusconi che se da una parte applaude e gode di fronte al grande successo del Milan nella stracittadina, dall’altra proprio non riesce a sorridere a Sinisa Mihajlovic malgrado la grande impresa contro l’Inter. Le dichiarazioni del patron milanista sul futuro della panchina rossonera non mettono al riparo il tecnico serbo, anzi, confermano quanto la sua situazione sia sempre più legata ad una difficile - ma a questo punto non impossibile - qualificazione in Champions League. E considerati i rapporti irrigiditi tra presidente e allenatore, chissà che questo traguardo possa non bastare all’ex sampdoriano per una riconferma. Sarebbe il colmo, ma non certo la cosa più strana vista negli ultimi anni tra Arcore, via Aldo Rossi e Milanello.