19 gennaio 2020
Aggiornato 00:30
Iniziano le prove invernali

Lorenzo, Rossi, Marquez: riparte la guerra

Proprio a Sepang, il luogo del controverso incidente di fine 2015, comincia ufficialmente la nuova stagione di MotoGP. E nella prima giornata di test collettivi, il copione è sempre il solito: domina Jorge, e Vale batte Marc

SEPANG – Valentino Rossi e Marc Marquez tornano lì, tre mesi dopo, sul luogo del delitto. A Sepang, la pista dove si consumò il momento più discusso dell'ultimo Mondiale di MotoGP: l'incidente (ma lo spagnolo parlò di calcione) tra i due acerrimi rivali che costò al Dottore l'arretramento in fondo alla griglia di partenza nell'ultima e decisiva gara di Valencia. Oggi, di nuovo lì, di nuovo in Malesia, è cominciato ufficialmente il nuovo Motomondiale, con la prima giornata di test collettivi dell'anno. Ma non è cambiato lo scenario e non è cambiato nemmeno il copione: sempre Rossi contro Marquez, sempre il campione di Tavullia davanti al suo avversario della Honda. Valentino ha infatti staccato il secondo tempo (2:01.717), mentre Marc si è fermato al settimo posto, staccato di oltre mezzo secondo (2:02.278).

Yamaha irraggiungibile
Come a dire che la sua Yamaha sembra aver già trovato la direzione giusta per domare la rivoluzione tecnica che caratterizzerà questa nuova stagione: le gomme Michelin e il software unico. «Con l'elettronica abbiamo fatto un grosso passo avanti – analizza il 36enne a fine giornata – Me lo aspettavo, perché quando i nostri ingegneri si mettono al lavoro riescono sempre a risolvere i problemi. Il sistema è meno sofisticato di quello dell'anno scorso, come un Mac contro un computer di dieci anni fa. Ma la moto è già molto migliore da guidare rispetto all'ultima volta, a Valencia, specialmente al limite. E pure la Michelin ha migliorato l'anteriore: la prima sensazione non è male». La principale novità, però, riguarda proprio la moto: la nuova M1 in versione 2016, di cui Vale oggi ha messo a confronto ben due diverse specifiche con quella dello scorso anno. «Una era più modificata, l'altra più simile a quella 2015 e proprio su quest'ultima mi sono concentrato oggi, perché avevo poco tempo e dovevo lavorare soprattutto sull'elettronica – spiega – Al momento non so ancora dire quale sia meglio, ci penserò domani e dopodomani». Decisamente più nero è l'umore in casa Honda: «La Yamaha è troppo distante – ammette Marquez – Ma ci aspettavamo che avremmo faticato un po' con l'elettronica e le gomme. Non mi sono trovato a mio agio con le caratteristiche del motore: dobbiamo trovare una miglior accelerazione perché è lì che perdiamo di più. Stiamo cercando di spingere, ma sembra che dobbiamo migliorare molto». Proprio come dodici mesi fa, appunto.

Ma Lorenzo domina
E lo stesso dello scorso anno è anche il nome del dominatore: il campione del mondo in carica Jorge Lorenzo.  Primo, davanti al suo compagno di squadra, alla Honda di Dani Pedrosa e al giovane fenomeno italiano Danilo Petrucci con la Ducati satellite di Pramac. Nemmeno le sole due ore di sonno che si è concesso la notte scorsa per via del jet lag e un fastidioso mal di gola che lo ha costretto a prendere degli antibiotici sono bastati a frenarlo: il maiorchino ha chiuso con un crono di 2:00.684, la bellezza di un secondo più veloce di tutti gli altri avversari. «Non potevo iniziare meglio – racconta Por Fuera – Fin dall'inizio ho visto che, anche senza spingere al massimo, i tempi sul giro arrivavano facilmente. Non capita sempre di andare così forte rispetto agli altri, ma oggi ne ho approfittato. E da quel che vedo sembra che le nuove gomme Michelin si adattino meglio al mio stile di guida che a quello di Valentino o Marquez». E infatti gli altri sono già pronti a correre ai ripari: «Va bene il secondo posto, ma il distacco da Lorenzo è troppo grande, lui è andato subito troppo forte», chiosa Rossi. Dopotutto, è solo il primo giorno.