17 ottobre 2019
Aggiornato 12:31

Mihajlovic contro tutti, storie tese al Milan

Dopo il duro sfogo del tecnico rossonero contro i suoi giocatori al termine dell’amichevole di Mantova, il terzo dopo quello di Firenze e l’altro post-Empoli, l’atmosfera a Milanello sembra essersi surriscaldata. E la società pare non aver gradito. Il derby in programma domenica prossima potrebbe già essere decisivo per le sorti dell’allenatore.

MILANO - Non era questo l’inizio di stagione che avevano sognato i tifosi del Milan. Eppure i segnali per ricominciare a pensare in grandi erano tanti, dalla ritrovata passione del presidente Berlusconi al prossimo ingresso in società della ricca cordata cino-thailandese legata a Bee Taechaubol, dai grossi investimenti sul mercato (come non accadeva da anni) al precampionato altalenante ma comunque ricco di soddisfazione (due derby vinti e un prestigioso pareggio contro il Real Madrid).
E invece, iniziata ufficialmente la stagione, le certezze del popolo rossonero si sono schiantate contro le prime sconfortanti esibizioni del Milan e anche la solida fiducia nei confronti del nuovo allenatore, Sinisa Mihajlovic da Vukovar, ha mostrato le prime crepe.

Le accuse pubbliche di Sinisa alla squadra
Il tecnico rossonero, principale indiziato a rispondere di eventuali e malaugurati fallimenti, ha inaugurato una strategia innovativa per inchiodare i calciatori alle proprie responsabilità, scaricando sulla squadra tutte le responsabilità del non gioco rossonero e creando un certo imbarazzo all’interno della società. Richiamare all’ordine i propri ragazzi è più che giustificato, magari però all’interno dello spogliatoio, non davanti alle telecamere. Un primo rimbrotto pubblico era arrivato subito dopo la sconfitta di Firenze, una seconda lavata di capo alla squadra aveva fatto seguito al successo striminzito contro l’Empoli e per finire ci è stata servita anche la lista dei buoni e dei cattivi al termine dell’amichevole di Mantova. 

Da Inzaghi il buono al feroce Mihajlovic
Tutto in nome di una nuova strategia finalizzata a scuotere una squadra abituata dalla cura Inzaghi ad essere protetta sempre e comunque, anche di fronte all’evidenza di certe prestazioni indecorose. Il problema di una tattica del genere è che in mancanza di risultati immediati è facile incrinare irrimediabilmente i rapporti ed è ciò che in questo momento la società teme maggiormente. È stato sicuramente questo uno degli argomenti di discussione del vertice tenuto l’altra sera ad Arcore tra Silvio Berlusconi, Adriano Galliani e appunto Sinisa MIhajlovic, richiamato all’ordine dalla dirigenza milanista. 

Squadra spaccata e società preoccupata
Ora, con una parte della squadra già discretamente incattivita e pronta allo scontro frontale con l’allenatore (il clan dei «vecchi» formato da Montolivo, Abate, Mexes, Alex, Nocerino etc. etc., è fondamentale capire da che parte si schiererà la società.
Se sarà avallato l’atteggiamento intransigente del tecnico serbo, condito da reprimenda pubbliche che i calciatori rossoneri non hanno gradito, si rischia l’ammutinamento. Al contrario, se le lamentele dei giocatori saranno giustificate, si creerà un pericoloso precedente e la figura di Mihajlovic sarà bruscamente delegittimata.

Derby, spartiacque della stagione
A questo punto molto dipenderà dal risultato del derby, in programma domenica sera a San Siro. In caso di vittoria e conseguente bella prestazione, mister Sinisa avrà vinto la sua prima battaglia, riconquistando d’incanto la fiducia di tutto l’ambiente rossonero; altrimenti potrebbe aprirsi un pericoloso fronte di crisi che, già alla terza giornata di campionato, renderebbe il prosieguo di stagione del Milan molto complicato.
La speranza è che le 72 ore di riposo concesse dal sergente di ferro Mihajlovic si rivelino utili ai calciatori rossoneri per ricaricare le batterie in viste di domenica prossima. La stracittadina contro l’Inter è alle porte e non è più ammesso sbagliare.