4 giugno 2020
Aggiornato 17:30
Scandalo FIFA

L'eterno Blatter: «La FIFA sono io»

Joseph Blatter è stato eletto per la quinta volta presidente della Fifa, con una modalità frutto del chiaro braccio di ferro da lui intrapreso contro qualsiasi altro rivale nella corsa alla poltrona più alta del calcio mondiale.

ZURIGO (askanews) - Qualcuno lo ha accusato di aver creato un mostro, frutto perverso del matrimonio tra calcio e televisione. Certamente, Joseph Blatter - rieletto oggi per un quinto mandato alla guida della Fifa - è il grande artefice del poderoso sviluppo di questa istituzione nella quale ha passato 40 anni e che, negli ultimi 16 anni da presidente, ha trasformato da azienda quasi amatoriale a business multimiliardario internazionale.

I soprannomi per lui si sprecano: «L'eterno Blatter», «Don Blatter», l'eminenza grigia del calcio, l'uomo ombra, il padrino, riassume la Neue Zuercher Zeitung che lo aveva incontrato poche ore prima dell'ultimo scandalo. Di sè, in quell'occasione, aveva detto: «Sono un vallesano (del canton Vallese, ndr), una capra selvatica di montagna, che corre e corre». Seduto su una poltrona da 1,5 miliardi di dollari e ricevuto ovunque con gli onori di un capo di stato, Blatter è riuscito a sopravvivere, almeno per ora, anche a quest'ultima bufera giudiziaria partita dagli Stati Uniti, con l'arresto mercoledì di 7 alti dirigenti della Fifa in un hotel di Zurigo con l'accusa di corruzione.

Quando arrivò alla Fifa nel 1975 come direttore dei programmi di sviluppo, la Federazione contava una decina di impiegati, in un piccolo edificio alla periferia della capitale economica della Svizzera. Leggenda narra che un giorno abbia personalmente chiesto un prestito in banca per pagare i loro stipendi.

Presidente dal 1998, Blatter, malgrado i suoi 79 anni, non ha dubbi sulla sua capacità di affrontare le future sfide della federazione, che difende con le unghie e con i denti: «I rei, se saranno riconosciuti colpevoli, sono gli individui, non l'insieme dell'organizzazione», ha dichiarato solennemente di fronte a coloro che gli hanno chiesto, tout court, le dimissioni. «Gli eventi di questa settimana hanno gettato un'ombra. Cerchiamo di scacciarla, non possiamo permetterci che la reputazione della Fifa venga sporcata nel fango», ha aggiunto Sepp, concludendo: «Serriamo i ranghi e andiamo avanti».

I media di tutta Europa non hanno esitato un secondo, subito dopo la retata di Zurigo, ad attaccare Blatter e il sistema di potere della Federazione internazionale. «Vattene», ha titolato la tedesca Bild, cui ha fatto eco il quotidiano francese Liberation, che ha paragonato il patron della Fifa al «padrino» della mafia. Il portoghese Publico ha scritto di un «generale Blatter che avanza, mentre l'esercito alle sue spalle si disintegra», e la stampa inglese si è chiesta: «Come potrà sopravvivere?».

Quello che è certo è che questo è solo l'ultimo scandalo in ordine di tempo cui Blatter è sopravvissuto: dal caso Valcke - direttore marketing prima allontanato poi nominato segretario generale della Fifa - a quello sui diritti tv per i Mondiali concessi in esclusiva dietro pagamento di profumate tangenti. Poi la compravendita di voti per l'elezione a presidente Fifa nel 2001 contro l'avversario qatariota Mohamed Bin Hammam, presidente della Confederazione asiatica. Per finire con il rapporto Garcia sui «mondiali dello scandalo», cioè l'attribuzione dei Mondiali 2018 e 2022, rispettivamente alla Russia e al Qatar, contestati in particolare da Inghilterra e Stati Uniti, usciti sconfitti dalla corsa.

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