2 agosto 2021
Aggiornato 06:30
Il due volte iridato in MotoGP si confessa

Lorenzo: «Sono io il mio miglior nemico»

Il pilota maiorchino è tornato in corsa per il suo terzo Mondiale subito dopo aver ricevuto la riconferma da parte della squadra: «Devo solo trovare la giusta costanza di rendimento. La Yamaha? Ormai è la moto migliore»

MADRID - Il principale ostacolo tra Jorge Lorenzo e il suo terzo titolo mondiale in MotoGP? È lui stesso. O, per meglio dire, la sua mente. È stato lo stesso pilota maiorchino, che lunedì scorso ha compiuto 28 anni, ad ammettere ciò che si è reso evidente nel Gran Premio di domenica scorsa di fronte al suo pubblico di casa, in Spagna. Appena ricevuta la conferma da parte del suo team per un'ulteriore stagione, 'Por Fuera' è stato capace di mettersi alle spalle il suo tormentato inizio di stagione con uno spettacolare ritorno in forma: una vittoria dominante a Jerez che ha riacceso le sue speranze di Mondiale.

Serve maggior convinzione
Così, pur ammettendo l'alto livello della sua concorrenza, Lorenzo non può che riconoscere che è la sua stessa testa a porre la principale minaccia ai suoi successi futuri: «Il mio primo nemico sono io stesso – si confessa il portacolori della Yamaha – E, quando non corro da solo, devo lottare con Marquez e Rossi, due dei più grandi piloti del mondo, e anche con le Ducati che sono veloci. Bisogna attaccare in qualsiasi pista. Ho fatto bene nelle prime tre gare, ma non è sempre possibile andare forte. Spero di trovare quella costanza di rendimento e quella velocità che avevo all'inizio del 2013 e alla fine del 2014. Parto da una posizione migliore rispetto all'anno passato, poiché ho più punti».

M1, la moto da battere
Dalle parole di Jorge Lorenzo dopo il suo successo a domicilio traspare però un'altra verità, che non tutti gli addetti ai lavori e gli appassionati sono pronti a sottoscrivere: secondo lo spagnolo, infatti, i risultati ottenuti finora nel 2015 rappresentano la prova provata che la Yamaha M1 ha ormai superato tecnicamente la Honda ed è diventata la moto da battere. «La Honda sembra avere qualche difficoltà – analizza il due volte campione del mondo – Mi sembra una moto nervosa, anche se Marquez è sempre veloce: ha vinto ad Austin ed era davanti anche in Argentina. Ha ottenuto la pole position in Spagna ed è stato veloce nonostante il mignolo fratturato. Ma Valentino e io abbiamo vinto tre Gran Premi e i nostri risultati parlano da soli. Non sarebbe stato possibile ottenerli senza una moto così veloce».