16 dicembre 2019
Aggiornato 04:00
La prima intervista

Montezemolo commosso per Schumi: «Poteva tornare in Ferrari»

L'ex presidente della rossa si racconta in una lunga intervista a Sky. E quando si parla del 'suo' campione, si lascia andare: «Mi viene un groppo alla gola». Poi confessa un retroscena inedito: «Il suo ritorno fu bloccato da un incidente»

ROMA «Nel vedere dove sta Michael oggi mi viene un groppo alla gola». Per assistere ad un Luca Cordero di Montezemolo commosso abbiamo dovuto aspettare che lasciasse la Ferrari. Il manager che, da direttore sportivo prima e da presidente poi, ha tenuto le redini del Cavallino rampante per ben 23 anni ha lasciato all'inizio di quest'anno il testimone a Sergio Marchionne. E ora si sente finalmente pronto a raccontarsi, a tracciare un approfondito bilancio di una vita vissuta sotto le insegne della rossa. La sua prima intervista da ex ferrarista (oggi è presidente Alitalia e leader della candidatura di Roma alle Olimpiadi 2024), Montezemolo l'ha concessa a Sky Sport, dove andrà in onda domani sera, condotta da Guido Meda.

Lacrime per Schumacher
E il momento più toccante di questo lungo dialogo, avvenuto sul palcoscenico dell'Auditorium Parco della Musica della Capitale, non poteva che essere quello dedicato a Michael Schumacher, colui che più di tutti ha segnato l'era vincente della Ferrari di Montezemolo. «Veramente mi dispiace tantissimo perché è stata una persona molto importante nella mia vita professionale», commenta l'ex presidente ripensando alle attuali condizioni fisiche del grande campione, costretto ad un'estenuante battaglia per guarire dai postumi dell'incidente sugli sci e del lungo coma. Ma Montezemolo non si ferma qui, anzi racconta un retroscena inedito del ritiro di Schumi nel 2006 e del suo successivo passaggio alla Mercedes: «Quando smise di correre aveva tanta voglia di velocità, di continuare a sentire l’asfalto, che fece delle gare di motocicletta ed ebbe un brutto incidente. Fu quell’incidente che gli impedì di tornare sulla Ferrari. Avevo già fatto il contratto con Alonso, lui stette fermo per tre mesi, poi Ross Brawn al GP di Abu Dhabi lo avvicinò e gli fece l’offerta per la Mercedes. Micheal, che era come un bambino a cui avevi tolto il giocattolo, era pronto a tornare e tornò, secondo me sbagliando, con la Mercedes. Perché uno Schumacher che torna deve vincere e invece lui non ha vinto».

Il giovane Montezemolo
Lo storico numero uno di Maranello ha anche narrato gli inizi della sua carriera motoristica, come semisconosciuto pilota di rally negli anni '70. Accadeva tutto di nascosto da mio padre. «Il mio nome da pilota era Nerone, per rimanere anonimo – rivela – Ero un pilota di quelli che non avrei mai voluto avere da direttore sportivo. Esageravo e difficilmente finivo le gare». L'incontro che cambiò la vita, quello con Enzo Ferrari, avvenne invece  grazie alla famosissima trasmissione radiofonica 'Chiamate Roma 3131': «Quello è stato uno dei momenti della mia vita che ricorderò sempre per tanti motivi. Questa trasmissione era totalmente reale nel rapporto con chi telefonava. Telefonò un giovane che disse: 'Ma basta con questo automobilismo, è uno sport pericoloso, per ricchi, che non serve a niente. Non è uno sport'. Io risposi molto duramente: 'Guardi che i grandi campioni dell’automobilismo erano meccanici o figli di meccanici, le corse sono molto importanti per lo sviluppo delle tecnologie e anche della sicurezza'. Insomma, feci un’autodifesa molto forte e anche un po’ sopra le righe. Ferrari era abituato a mettere la sua radio sulla sua scrivania e mentre rispondeva alla sue lettere ascoltò e telefono alla trasmissione in diretta. Disse: 'Chi è quel ragazzo che ha risposto così bene alle fesserie che ho sentito? È un ragazzo con personalità'. E disse: 'Lei mi venga a trovare'. Alla prima vacanza utile tornai in Italia e andai a Maranello a trovare Ferrari. Mi fece un po’ parlare e poi disse: 'Io avrei bisogno di avere vicino un giovane come lei per aiutarmi a riorganizzare la nostra scuderia'. Con sfacciataggine ho risposto: 'Non me lo dica due volte perché vengo domani'. Ferrari era un grande agitatore di uomini e di idee».