21 settembre 2019
Aggiornato 06:30

Milan, c’è solo Menez ma l’Europa ora è possibile

La preziosa vittoria ottenuta a Palermo illumina la stagione rossonera e regala al futuro di Inzaghi qualche speranza in più. La verità però è che questo Milan continua a non convincere e che, Menez a parte, c’è davvero poco altro su cui poter contare per un rilancio completo.

MILANO - Due vittorie consecutive il Milan in questa stagione le aveva ottenute solo in un paio di circostanze (senza peraltro mai raggiungere la terza) e già solo per questo il successo di Palermo può assumere i contorni di un piccolo evento. Se a questo aggiungiamo i risultati concomitanti delle altre concorrenti all’ambita sesta piazza in campionato, utile per strappare il pass per la prossima Europa League, ecco che la vigilia di Pasqua per Filippo Inzaghi e i suoi ragazzi potrebbe essere ricordata come uno dei momenti decisivi della stagione.

L’ANARCHICO MENEZ - La verità è che questo Milan ancora non riesce ad offrire adeguate garanzie, soprattutto perché oltre a Menez, c’è praticamente il buio.
A proposito del francese, c’è ancora qualcuno pronto a sostenere che Jeremy il capocannoniere, l’uomo da 16 gol in campionato, sia solo un egoista, un individualista, uno capace di giocare esclusivamente per conto proprio?
Bene, sappia che ha tutta la mia approvazione. Perché è vero, Menez è uno di quei calciatori che prende palla e parte, forte come un toro, coraggioso come un guerriero gallo,  incurante di tutto ciò che gli gira intorno, perfino i suoi compagni di squadra. La differenza sostanziale con tutti gli egocentrici come lui è che Menez spesso e volentieri supera gli avversari, in dribbling o in velocità, e la butta dentro.
In un Milan che fatica a trovare una propria identità di gioco, che spesso e volentieri brancola nel buio in un’assoluta mancanza di idee e di schemi, che arranca nel tentativo di trovare sbocchi offensivi e per questo preferisce rintanarsi in area di rigore per poi ripartire in velocità, l’esplosione dell’anarchico Menez è una doverosa e scontata conseguenza. 

MENEZ COME KAKÀ - Applaudendo estasiati l’ultima prodezza del francese a Palermo, a tutti i vecchi cuori rossoneri sarà tornato in mente, come un luminoso flashback, il capolavoro messo a segno da Kakà a Manchester, nella semifinale d’andata di Champions, nell’anno del Signore 2007 che vide i rossoneri campioni d’Europa per la settima volta.
Anche ieri a Palermo infatti, così come Riccardino all’Old Trafford, Jeremy Menez si è frapposto infingardo tra i difensori avversari, con un tocco lesto gli ha scippato il pallone per depositarlo poi con classe e potenza in fondo al sacco. Un paragone impegnativo con uno degli idoli indiscussi del popolo rossonero che sa tanto di esame di maturità superato per l’attaccante francese: 16 reti segnate in campionato con ancora 9 turni da giocare valgono una promozione con il massimo dei voti.

PALERMO IN CRISI NERA - Chiusa la doverosa premessa dedicata all’unico vero trascinatore del Milan, resta da analizzare la prestazione della squadra.
Contro un Palermo inesorabilmente in crisi, tornato al gol proprio contro il Milan dopo ben 496 minuti di astinenza e senza vittorie da 6 partite, era lecito attendersi dai rossoneri quanto meno un atteggiamento spavaldo. Purtroppo per Inzaghi, non è bastato presentare una formazione offensiva, con Destro, Cerci, Menez e Bonaventura contemporaneamente sul terreno di gioco, per dimostrare audacia e baldanza in campo. E infatti, dopo un primo tempo equilibrato, chiuso però in vantaggio grazie al gol segnato da Cerci in chiusura di frazione, agli Inzaghi boys anche stavolta sono mancati il coraggio e la determinazione per andare a fare il secondo gol e chiudere la partita. 

OBIETTIVO EUROPA LEAGUE - Pare che ad un certo punto, considerata l’ineluttabilità dell’evento, la rete del pareggio rosanero non fosse nemmeno più quotata dai bookmakers.
Per fortuna il mesciato Geremia anche stavolta ci ha messo una pezza riaprendo per il Milan luminosi scenari con vista Europa. Quello che sembrava un autentico miraggio fino a un paio di settimane fa, appare oggi un obiettivo si difficile, ma non irraggiungibile: la sesta piazza, occupata a nove giornate dal Napoli in caduta libera, è lontana appena 6 punti e davvero tutto può ancora succedere.