13 novembre 2019
Aggiornato 23:00

Baldisserri: «La Ferrari? Ha sterzato nella giusta direzione»

Lo storico ingegnere di pista di Michael Schumacher analizza la rivoluzione rossa ai microfoni del DiariodelWeb.it. Oggi spinge l'italiano Marciello verso la F1: «L'anno prossimo potrebbe correre con il team Haas»

MARANELLO – È una Ferrari diversa. Non solo nella tecnica e nei volti, ma anche nelle motivazioni, nella convinzione e nel morale. La rivoluzione targata Maurizio Arrivabene e Sergio Marchionne sembra essere riuscita nel dare la necessaria «sterzata» positiva al modo di lavorare della Gestione sportiva. A confermarlo non sono solo i risultati del primo Gran Premio stagionale, in Australia, ma anche le dichiarazioni dei diretti interessati. Al DiariodelWeb.it ce ne parla un ferrarista storico: Luca Baldisserri, ingegnere di pista di Michael Schumacher ai tempi dei Mondiali a ripetizione e oggi direttore dell'accademia del Cavallino rampante incaricata di scoprire e allenare i giovani talenti.

Luca Baldisserri, all'interno della Ferrari si respira un'aria diversa?
Abbiamo cambiato tanto. Il nuovo management ha dato degli obiettivi ben precisi sia al team che ai progetti che gli ruotano intorno. Per il momento siamo abbastanza soddisfatti, già la prima gara ha dato un po' le dimensioni di dove siamo.

Dobbiamo credere in questa rimonta?
La macchina si è comportata discretamente, ma soprattutto il feedback dei piloti è positivo: questo è un sintomo che si sta lavorando nella direzione giusta.

Merito della nuova dirigenza?
Gli equilibri nel team sono importanti: la squadra stava soffrendo e aveva preso una direzione che non era quella corretta. Con i nuovi innesti si è cercato di dare una sterzata.

Sembra cambiato anche l'atteggiamento comunicativo, vediamo una Ferrari più aperta e anche la guasconeria di Arrivabene aiuta.
L'impostazione di Maurizio è abbastanza diversa da quella di Stefano (Domenicali, ndr) e credo che ne derivi naturalmente anche una differenza di gestione.

Ora tu ti occupi della gestione dei nuovi piloti con la Ferrari Driver Academy. Cosa sta facendo Maranello per cercare di riportare gli italiani in F1?
Siamo in prima linea: due dei nostri sono italiani. Ci siamo resi conto che lavorando con ragazzi già maturi si poteva tirare fuori poco. Allora siamo ripartiti dal basso, dal kart, cercando di scoprire i giovani che potevano meritare.

Perché in questi anni i nostri piloti hanno latitato? Solo colpa della crisi economica?
In Italia la crisi, in generale ma soprattutto nel settore automobilistico, è evidente. Molti team sono scomparsi e l'interesse dei ragazzini ormai si rivolge quasi esclusivamente al calcio, che è uno sport più economico. Gli investimenti sono notevoli fin dalle categorie inferiori e i genitori cercano di indirizzare i loro figli verso un altro tipo di percorso.

La nostra principale speranza è Raffaele Marciello. Lui, ai nostri microfoni, ha confessato di avere sentito le voci che lo vogliono candidato a sostituire Raikkonen l'anno prossimo e di sperarci. Ha ragione?
Il suo obiettivo è far bene e rimanere con i piedi per terra. In qualche modo è già inserito nel progetto F1, perché lo abbiamo girato alla Sauber come terzo pilota: farà quattro venerdì di test durante l'anno, una discreta esperienza. Questo non vuol dire che possa raggiungere la maturità per diventare pilota Ferrari già l'anno prossimo. Non credo che questo sia uno dei suoi target per la stagione. In compenso l'anno prossimo altri team entreranno in F1, uno dei quali dovrebbe essere legato alla Ferrari (l'americano Haas, ndr): quello potrebbe essere un obiettivo più raggiungibile.

Chiudiamo con una nota più triste. Un giovane che faceva parte della vostra scuola, Jules Bianchi, è in coma dal suo terribile incidente dell'anno scorso. Che pensiero gli rivolgi?
Jules è sempre vicino a noi. Lo andiamo a trovare abbastanza frequentemente, sia i ragazzi che io. Lo aspettiamo: è uno dei nostri, è sempre nel nostro cuore, è stato un esempio per i ragazzi e credo che continuerà ad esserlo anche in futuro.