16 luglio 2019
Aggiornato 04:30

Milan, ennesimo esame fallito e la Champions si allontana

La squadra di Filippo Inzaghi continua a viaggiare sulle montagne russe, belle prestazioni e poi crolli inattesi nei momenti più delicati. Fatti salvi tutti i limiti della rosa, sono sempre più evidenti alcuni gravi errori di gestione del tecnico rossonero.

Ancora una volta il Sassuolo. La squadra del patron Squinzi, tra l’altro grandissimo tifoso rossonero, continua a frapporsi tra il Milan e la serenità con un tempismo agghiacciante. Agli emiliani sono indissolubilmente legati i ricordi di uno dei momenti più bui della recente storia milanista, quando, poco meno di un anno fa, i neroverdi sfilavano la panchina da sotto le terga di Massimiliano Allegri e regalavano al diavolo una delle più brutte figure degli ultimi anni.

Adesso un’altra batosta, stavolta addirittura a San Siro. Meno devastante per il tecnico in carica (Filippo Inzaghi può godere ancora di abbondanti dosi di fiducia da parte della dirigenza), ma forse ancor più grave per i danni causati all’autostima di un gruppo che sta faticando da morire per costruirsi un futuro di successi.

Eppure i presupposti erano tutto tranne che preoccupanti. Il Milan è arrivato al primo match dell’anno con il vento in poppa, sulle ali dell’entusiasmo portato dagli ultimi brillanti risultati del 2014 (in campionato contro Napoli e Roma, in amichevole contro i campioni del mondo del Real Madrid) e di un mercato che è iniziato col botto: l’approdo di Alessio Cerci in rossonero dopo una lunga estate di vani corteggiamenti.

Come se non fosse sufficiente questa atmosfera idilliaca, dopo appena 9 minuti di gioco è arrivato anche il gol del vantaggio del Milan grazie a un gol di Poli. Mettiamo da parte la scaramanzia e tralasciamo il fatto che ogni volta che l’ex-sampdoriano porta in vantaggio i rossoneri, puntuale arriva la rimonta degli avversari (due volte con sconfitta, ieri con il Sassuolo e la scorsa stagione a Verona sempre per 2-1, una volta con il pareggio, 3-3 a Bologna lo scorso anno). Resta il fatto che c’erano tutte le circostanze favorevoli per disputare un match in discesa, vincere e avvicinarsi pericolosamente a Lazio e Napoli, comodamente assise al terzo posto in classifica.

Invece il buio. Impossibile non imputare a Filippo Inzaghi alcune colpe piuttosto gravi: la prima, continuare a puntare sul ghanese Essien, di gran lunga il peggiore in campo con il Sassuolo (e non è una novità) e causa di tutti i principi di ulcera dei tifosi rossoneri nell’ultimo anno e mezzo; la seconda, schierare il colosso Rami sulla fascia destra, quindi fuori ruolo, opposto a quel peperino vivace e imprendibile che risponde al nome tutt’altro che evocativo di Sansone; la terza, aver preteso un tecnico nel suo staff solo per le palle inattive e continuare a prendere gol su calcio d’angolo (il 37% dei gol subiti dal Milan, 7 su 19, sono arrivati da corner, la percentuale più alta in questa Serie A); la quarta, non aver ancora trovato l’antidoto giusto per spezzare l’incantesimo che sembra aver catturato inesorabilmente i due giovani talenti rossoneri De Sciglio e El Shaarawy.

Poi naturalmente restano le colpe della società, in primis di Silvio Berlusconi che continua a vaneggiare sostenendo che la qualità della rosa del Milan è migliore di quella delle avversarie che ci precedono in classifica. Sarebbe importante che qualcuno mettesse sotto gli occhi del presidente onorario queste semplici cifre: sommando il valore di tutti i giocatori delle concorrenti più blasonate della nostra serie A il risultato è impietoso. 

Il Milan si ferma a 186,50 milioni di euro complessivi, mentre la Juventus torreggia dall’alto dei suoi 329 milioni (quasi il doppio), a seguire c’è il Napoli di De Laurentiis con 259,50, la Roma americana con 250 milioni e perfino l’Inter ci precede con 230,60 milioni di valore totale della rosa.

Per fortuna però c’è ancora il mercato. Certo che se per fronteggiare il vuoto pneumatico delle casse rossonere l’unica soluzione low cost è quella di ricorrere al nigeriano Obi Mikel del Chelsea, forse vale la pena lasciar stare. Una delle poche certezze maturate nella vita è che da Mourinho è impensabile aspettarsi regali utili: se lo Special One mette qualcuno alla porta c’è sempre una valida ragione. 

Ormai in via Aldo Rossi dovrebbero averlo capito…o no?