28 febbraio 2020
Aggiornato 01:00
Invasione di campo

Inzaghi chiede pazienza, i tifosi pretendono coerenza

Alla vigilia del delicatissimo confronto con la Sampdoria Pippo Inzaghi si mostra fiducioso. L’opinione pubblica però punzecchia Inzaghi, definito troppo accondiscendente nei confronti delle decisioni societarie e poco rigoroso nelle scelte di carattere tattico.

Come possono cambiare in fretta gli scenari nella vita di un allenatore. Pensate a Filippo Inzaghi, neo tecnico del Milan, dopo appena un biennio di esperienza con le giovanili rossonere. Durante il precampionato tutti a dargli addosso per non essere riuscito a dare un volto dignitoso alla squadra. Poi però inizia il campionato e avviene il miracolo: prime due partite con Lazio e Parma e  i rossoneri vincono segnando valanghe di gol. Entusiasmo alle stelle, ma dura poco. Arriva la sconfitta contro la Juventus di Allegri, subito dopo i due pareggi consecutivi con le neopromosse Empoli e Cesena e si avvertono in maniera distinta i primi scricchiolii. Ancora due vittorie contro le veronesi e di nuovo il buio, pareggi bruttini contro Fiorentina e Cagliari e, per finire, la sconfitta interna con il Palermo, segnale inequivocabile di una brusca rottura nei meccanismi della squadra e nelle certezze del mister.

Sabato sera, atteso dalla sentitissima trasferta contro la rivelazione Sampdoria di Sinisa Mihailovic, il Milan ha l’occasione per ribaltare di nuovo tutte le congetture formulate negli ultimi giorni. L’allenatore del Milan intanto predica calma e invoca fiducia: «Ci vuole pazienza – le parole del tecnico rossonero nella conferenza stampa della vigilia – siamo un ottimo gruppo, una squadra con dei valori importanti, anche se in via di rinnovamento. Ecco perché qualche passo può starci, così come un po’ di alti e bassi. Ho rivisto la gara con il Palermo e l’impegno non è mancato. Se fossimo andati in vantaggio contro il Palermo forse oggi parleremmo di altro. Diciamo che è mancata un po’ precisione».

Lettura un po’ semplicistica da parte di Pippo Inzaghi che, da una parte cerca di non far precipitare ulteriormente l’umore non certo brillante dei suoi ragazzi, dall’altra però dovrebbe forse evitare di prendere per buone alcune prestazioni, a dir poco censurabili, dei suoi ragazzi. Se non altro per provare a dare una scossa alla squadra.

È come se tutto d’un tratto si fosse spenta la luce a Milanello, se all’improvviso fosse venuto a mancare tutto l’entusiasmo che aveva caratterizzato le prime settimane di lavoro del nuovo Milan.

E la colpa è da addebitare soprattutto a colui che tutta quell’euforia l’aveva portata, l’allenatore rossonero.

Dal punto di vista strettamente tecnico, a Inzaghi si può imputare un errore fondamentale, quello di lasciarsi condizionare troppo dagli umori e dai desideri della piazza. Dopo le prime due sfavillanti vittorie in campionato, infarcite da numerosi errori difensivi ma impreziosite anche da trame offensive eleganti ed efficaci, Super Pippo avrebbe forse dovuto difendere le sue decisioni, prima tra tutte quella di puntare su Menez come centravanti (vero o falso conta poco), anziché su un Torres davvero impresentabile.

C’è da dire che la scelta di Inzaghi è stata favorita in origine da un leggero infortunio del centravanti spagnolo. Quando lo spagnolo è guarito, la piazza lo ha reclamato in campo, ansiosa di vederlo debuttare con la gloriosa casacca n.9, e Inzaghi ha ceduto alle pressioni dell’ambiente (e forse anche della società, visto lo stipendio di 4 milioni di euro netti l’anno più bonus riconosciuto all’ex Chelsea) commettendo un duplice errore: ha esposto Torres, in evidentissimo ritardo di condizione, ad una sequela inaccettabile di brutte figure; e ha pericolosamente rivoluzionato l’assetto tattico di una squadra che stava a fatica cercando di trovare un suo equilibrio.

Arrivati a questo punto della stagione, Pippo Inzaghi non può più sbagliare. Lo spareggio per l’Europa contro la Sampdoria è fondamentale, ma lo è ancora di più salvaguardare il patrimonio del Milan ed evitare il rischio di perdere definitivamente, oltre che Torres, anche Menez (ogni settimana una posizione nuova in campo e crescente insicurezza per il francese), El Shaarawy (sempre più precario e ben lontano da quella continuità che gli servirebbe come il pane per ritrovare la via del gol) e perfino Pazzini (ormai ingrigito nella sua poco comoda postazione di panchinaro fisso).

Una mission impossible che Pippo Inzaghi avrà il compito di far diventare «possible». Perché l’amore dei tifosi nei suoi confronti è grande, ma non infinito.