16 luglio 2019
Aggiornato 04:00

Sliding doors di un capocannoniere

Oggi Keisuke Honda è uno dei nomi più celebrati del nuovo Milan targato Pippo Inzaghi, ma fino alla fine di agosto nessuno sembrava disposto a puntare su di lui, nemmeno Adriano Galliani che oggi invece recita profetico: «È un fenomeno».

Come può cambiare la vita di un calciatore nel breve volgere di novanta minuti. Tanti ne sono bastati all’attuale capocannoniere del campionato di serie A, Keisuke Honda, per convincere tutti a scommettere sul giapponese.

Oggi il trequartista nipponico è l’uomo copertina del nuovo Milan, capace di prosciugare un’intera riserva di superlativi, messa da parte in tanti anni di onorata carriera giornalistica. Honda non finisce più di dare spettacolo, ma mentre fino a qualche settimana fa ogni sua prodezza veniva salutata da tifosi, appassionati, osservatori di parte e neutrali, con il tipico stupore di chi apprezza ma resta un po’ diffidente, adesso le sue magie in campo sono diventate la norma. Il samurai è indiscutibilmente uno dei principali trascinatori del Milan targato Inzaghi e il titolo di capocannoniere, con sei gol in sette giornate (senza rigori), rappresenta il giusto premio per quanto fatto finora dall’ex Cska Mosca.

E pensare che Galliani e Inzaghi avevano improntato tutta la campagna acquisti estiva sulla ricerca di un attaccante esterno mancino da far giocare a destra. Cerci, iturbe, Campbell, Douglas Costa, perfino Pandev, sono solo alcuni dei nomi fortemente voluti dalla dirigenza rossonera durante lo scorso calciomercato per colmare quella che si riteneva un'enorme falla nello scacchiere del Milan. Segno evidente che anche in via Aldo Rossi non è che poi si riponesse così tanta fiducia nel trequartista giapponese.

E invece poi è accaduto qualcosa: un triangolare di fine estate tra rossoneri, Juventus e Sassuolo, sentito in casa Milan soprattutto per il primo confronto con Massimiliano Allegri da avversario, ed una prestazione di Honda da fare stropicciare gli occhi. Prima il gol vittoria alla Juventus, poi un assist al bacio per El Shaarawy nel mini match contro i neroverdi, e la sensazione palpabile di aver forse trovato in casa l’uomo che serviva ai rossoneri.

E così è stato. Adesso Keisuke Honda rappresenta una risorsa fondamentale per il Milan e, in coppia con un ritrovato Ignazio Abate, incarna probabilmente la migliore garanzia tecnico-tattica del nuovo corso rossonero.

E Adriano Galliani se lo coccola: «È un fenomeno. Ho sempre saputo che si trattava di un giocatore importante, doveva ambientarsi in un paese nuovo. Anche il grande Platini ci mise un po’ per diventare quello che poi è diventato. Ma senza paragonare Honda a Platini voglio dire che i giocatori stranieri, a volte, hanno bisogno di tempo. Sta facendo un campionato fantastico. Ha fatto sei gol senza rigori. Sta facendo un filotto di gol impressionante. Lui è mancino e gioca a destra e Pippo è stato bravo a metterlo in campo in un certo modo».

Addirittura adesso Inzaghi, dimentico di essere stato il primo a non puntare su Honda, della lista della spesa da lui preparata e della ricerca ossessiva sul mercato di un uomo con le stesse caratteristiche del giapponese, lancia strali contro quelli che ora osannano il neo capocannoniere del campionato: «Troppo facile oggi parlare bene di lui. Io già ad agosto avevo detto che avrebbe fatto un grande campionato. Il merito è suo, io l'ho solo messo nella sua posizione ideale sulla fascia destra».

È vero, già ad agosto Inzaghi aveva garantito per lui, ma solo dalla serata del 23, il giorno in cui è cambiata la storia rossonera, Keisuke ha aperto la porta giusta e il Milan ha trovato il fenomeno che cercava da tempo.