17 giugno 2021
Aggiornato 00:00
Governo Draghi

Per Mario Draghi fiducia «larga» al Senato ma Monti fece meglio. M5S perde pezzi

Il Presidente del Consiglio paga pegno, rispetto alle previsioni di un possibile record storico, per alcuni no provenienti dal gruppo misto e a causa della spaccatura del Movimento 5 Stelle

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Mario Draghi resta largamente sotto Mario Monti: il suo governo, sostenuto da M5S, Forza Italia, Lega, Pd, Italia viva, Europeisti-Maie-Cd, Autonomie, LeU, Azione, Idea-Cambiamo ottiene la fiducia del Senato con la prevista, larghissima maggioranza, ma si ferma a 262 voti, contro i 281 toccati dal senatore a vita nel 2011. Draghi paga pegno, rispetto alle previsioni di un possibile record storico, per alcuni no provenienti dal gruppo misto, in particolare fra gli ex 5 stelle, e a causa della spaccatura del Movimento 5 stelle.

Il M5S a questo punto, salvo sorprese, si avvia a una vera e propria scissione: 15 voti contrari e 6 assenti (cui si aggiungono un senatore in missione e una in congedo) rappresentano numeri pesanti. Questi i nomi dei senatori stellati ribelli: Rosa Abate, Luisa Angrisani, Margherita Corrado, Mattia Crucioli (che ha condito il suo voto contrario scandendo con voce stentorea: «No!Mai!»), Fabio Di Micco, Silvana Giannuzzi, Bianca Laura Granato, Virginia La Mura, Elio Lannutti, l'ex ministra del Conte 1 Barbara Lezzi, Matteo Mantero, Cataldo Mininno, Vilma Moronese, il presidente della commissione antimafia Nicola Morra, Fabrizio Ortis. Assenti fra i 5 stelle Giuseppe Auddino, Elena Botto, Antonella Campagna, Emanuele Dessì, Vincenzo Garruti e Simona Nunzia Nocerino.

M5S perde pezzi

Da registrare anche i no preventivati nel Misto del leader di Italexit Gianluigi Paragone e del suo collega Mario Giarrusso, entrambi ex M5S. Meno certi alla vigilia altri voti contrari, sempre di ex M5S, come Carlo Martelli e Alfonso Ciampolillo, l'uomo degli interventi in zona Cesarini. Ma sono significativi soprattutto i due voti di Paola Nugnes e Elena Fattori, anche loro ex M5S, che però si erano iscritte alla componente del Misto di Liberi e Uguali; a questo punto non è da escludere anche una loro marcia di riavvicinamento agli ex colleghi in uscita dal M5S.

In ogni caso, con una pattuglia così numerosa, i dissidenti potrebbero decidere di tentare comunque la costituzione di un gruppo con i soli M5S in uscita (a patto di trovare un simbolo che sia stato presente alle elezioni), senza neppure attendere i prevedibili esiti disciplinari. Del resto, il sì odierno nel voto on line degli iscritti M5S al mutamento dello Statuto che sostituisce il capo politico con un Comitato direttivo a 5 non cambia per ora gli equilibri interni: Vito Crimi, capo politico reggente, ha diffuso un appunto del garante e fondatore Beppe Grillo, che lo conferma in carica fino all'avvenuta nomina del futuro gruppo dirigente.

Se sarà confermata l'intenzione di espellere chi ha votato in dissenso, quindi, i 15 sono di fatto fuori dal gruppo e a breve anche dal Movimento (salvo futuri ricorsi) e potrebbero salvarsi, per ora, solo gli assenti. Tutti eventi, comunque, non destinati a disturbare più di tanto la marcia del neonato governo, che per ora può contare su un consenso plebiscitario ma avrà presumibilmente non più la sola opposizione di Fratelli d'Italia, ma anche una opposizione «di sinistra» o di centrosinistra.

(con fonte Askanews)