20 gennaio 2021
Aggiornato 20:00
Venti di crisi

La tensione tra Matteo Renzi e Giuseppe Conte resta alta

Italia Viva sospende il giudizio sul merito del Recovery plan e torna ad attaccare il Premier sulla delega ai servizi segreti e sui presunti «responsabili» che potrebbero arrivare in soccorso al Governo

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte
Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte ANSA

La nuova bozza del Recovery plan c'è, ma la tensione tra Matteo Renzi e Giuseppe Conte resta alta. Il nuovo piano del governo per i fondi europei accoglie molte delle richieste dei partiti, Giuseppe Conte mette sul tavolo una nuova versione alla quale ha lavorato intensamente negli ultimi giorni il ministro dell'Economia Giuseppe Gualtieri, nel tentare di far rientrare la crisi del suo governo. Ma se è positiva la reazione di Pd e M5s, Italia viva sospende il giudizio sul merito e torna ad attaccare il premier sulla delega ai servizi segreti e sui presunti «responsabili» che potrebbero arrivare in soccorso al governo. Non solo, ma Renzi dice che Conte dovrà «dire sì o no al Mes» e avverte che se ci sarà «sperpero» Iv andrà all'opposizione.

Già la mattinata si era aperta con nuove tensioni, con i renziani che avevano accusato Gualtieri di aver fatto riunioni «separate», ieri, con M5s, Leu e Pd. «Era stato proposto un incontro anche a Italia viva, che però ha declinato l'invito perchè prima vuole avere tutta la documentazione da esaminare», la replica venuta da fonti di governo. Subito smentita però dalla ministra Elena Bonetti: «Non abbiamo avuto nessuna risposta, non c'è stata nessuna convocazione - ha detto -. Non ci stiamo a occupare delle poltrone. Io sono pronta alle dimissioni perchè rimango una donna libera».

Nel pomeriggio, però, la bozza rivista è stata inviata a tutte le forze di maggioranza. Il nuovo documento vede risorse cresciute a 222 miliardi, con l'incremento della quota di investimenti (ora al 70%), che permetterebbe, secondo le stime del governo, un impatto sul Pil pari al 3%. Maggiori risorse sono dedicate alla sanità (19,7 miliardi), a turismo e cultura (8 mld), a istruzione e ricerca (27,9 miliardi) a inclusione e coesione (27,6 miliardi), capitolo che prevede interventi per il lavoro le infrastrutture sociali, le famiglie e il Terzo Settore. Non viene sciolto, invece, il nodo della governance, per la definizione della quale serviranno «ulteriori passaggi politico-amministrativi».

«Soddisfazione per le significative modifiche alla bozza del Recovery Plan» è stata espressa dal Pd che nel documento vede «più investimenti e meno bonus» e un maggiore impegno sui «pilastri» su cui il partito aveva chiesto di intervenire: giovani, donne, mezzogiorno, servizi sociali, asili nido, sanità, politiche del lavoro, turismo e cultura. «Temi su cui «sono state accolte le sollecitazioni», dicono dal Nazareno.

Positiva anche la reazione del M5s che sottolinea la «decisa impronta ambientale contenuta nella bozza». Da parte del M5s, assicura il capo politico Vito Crimi, c'è «la volontà di confronto e di arrivare a soluzioni». «Abbiamo piena fiducia nel presidente Conte - sottolinea - e riteniamo che in questa fase così difficile l'esecutivo debba soltanto andare avanti e dare risposte concrete agli italiani».

Ma è Iv, appunto, che non è soddisfatta. «Abbiamo avuto poco fa 13 cartelle e delle schede che approfondiremo e diremo ciò che secondo noi va bene o meno bene», ha detto in serata la capo delegazione al governo Teresa Bellanova. Soprattutto, la ministra sembra dar credito ad alcune voci che parlano di una «operazione responsabili» ancora pienamente in atto, guidata proprio dal premier. Una «campagna acquisti» che, in caso di successo, permetterebbe a Conte di sfidare Renzi in Parlamento.

Sono voci, appunto, al momento non si trova conferma di una pattuglia di 18 senatori pronti a sostituire quelli di Iv. Ma La Bellanova comunque avverte: se Conte non darà risposte «cercherà i responsabili» allora «mi troverà in Senato» a svolgere il ruolo di «senatrice di opposizione». E Renzi stesso, in serata, aggiunge: «Se Conte ci sfida in Parlamento perché ha i voti dei responsabili, ci vada».

Che la tensione tra Conte e i renziani resti alta e lo conferma anche il nuovo attacco sulla questione dei servizi segreti. E' «più urgente» che il premier lasci la delega, fa sapere Iv, che chiede anche di fare «chiarezza» su quanto accaduto nell'estate 2019, con la visita di William Barr, attorney general di Trump, in Italia. Un attacco duro e frontale, che dà il senso dei rapporti in atto.

Nella maggioranza, insomma, si va consolidando la convinzione che Renzi abbia comunque deciso di rompere con Conte, il sospetto che circola tra i parlamentari Pd, ma anche di Leu, è che il leader di Iv voglia proprio un nuovo assetto, un nuovo premier e probabilmente anche una diversa maggioranza, allargata al centrodestra. Non a caso ieri Andrea Orlando, in tv, ha chiuso anche la porta a possibili governissimi o governi tecnici: «Sarebbe difficile capire perché la politica si autocommissaria e lascia ad altri scelte che sono politiche».

La giornata di domani potrebbe essere decisiva per il futuro del governo: alle 14 si riunisce la direzione del Pd mentre alle 18 Conte ha convocato i capi delegazione dei partiti di governo per esaminare il nuovo Recovery plan, in vista di un Consiglio dei ministri che potrebbe essere convocato già nel fine settimana e che potrebbe segnare la pace (o almeno la tregua) o la definitiva rottura. Lo scenario della conta in Parlamento potrebbe tentare Conte, se non altro per assicurarsi un reincarico, spiegano fonti di maggioranza. Goffredo Bettini, in una intervista a Tpi, oggi rilancia la linea dura: «Conte è il pilastro dell'attuale alleanza e per il Pd non ha alternative. Se qualcuno intende rompere sarà il Parlamento a decidere se dovrà continuare a lavorare. E poi eventualmente gli elettori». Uno scenario che non piace al Pd, piuttosto contrario alla strada dei «responsabili». Ma a questo punto la crisi sembra stia imboccando una strada di non ritorno.

(con fonte Askanews)