24 febbraio 2021
Aggiornato 21:00
L'intervista

Causin: «Ecco i nostri piani per la nascita del governo Conte-ter»

Il senatore Andrea Causin, vicepresidente del neonato gruppo degli Europeisti, fa il punto al DiariodelWeb.it sulla crisi di governo e sulle consultazioni

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte
Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte ANSA

Sono le ore cruciali per definire il futuro del governo italiano. Nel pomeriggio dovrebbe salire al Colle il presidente della Camera Roberto Fico, che negli ultimi giorni ha riunito allo stesso tavolo la potenziale maggioranza del tanto chiacchierato Conte-ter. Nella quale rimangono però ampie distanze su temi cruciali come Mes sanitario, reddito di cittadinanza e ammortizzatori, infrastrutture e grandi opere, piano vaccini e riforma della prescrizione. Per non parlare dei nomi da piazzare nelle caselle dei più importanti ministeri. Giuseppe Conte, insomma, riuscirà a rimanere a palazzo Chigi e a convincere Italia Viva a tornare a sostenerlo? Il DiariodelWeb.it ne ha discusso con il senatore Andrea Causin, che ha recentemente lasciato Forza Italia per dare la sua fiducia al premier, diventando vicepresidente del neonato gruppo degli Europeisti.

Senatore Andrea Causin, secondo lei quante probabilità ci sono che nasca questo famigerato Conte-ter?
Credo e spero che siano ancora alte. Conte è l'unico elemento di credibilità forte che oggi abbiamo rispetto all'Europa, che in questo momento ci sta salvando dal punto di vista economico e finanziario. Sarebbe veramente sbagliato se questo progetto non prendesse quota. Quindi mi auguro che, al di là di tutti i ragionamenti programmatici, dei tavoli di lavoro, delle caselle dei ministri, alla fine si trovi la soluzione che ha tracciato Mattarella dopo le consultazioni. Ovvero, verificare il perimetro di una maggioranza politica e formare un governo forte e adeguato ad affrontare la crisi economica e sanitaria.

Gli scontri emersi ieri al tavolo di lavoro, in particolare sui temi del Mes e del reddito di cittadinanza, sembrano però marcare delle distanze ancora piuttosto nette.
Se non ci fossero scontri si tratterebbe di un partito unico. Invece al tavolo ci sono partiti diversi e anche sensibilità diverse all'interno degli stessi partiti. Quindi è logico che vengano poste delle posizioni differenti. Ma non mi pare che nessun partito, nemmeno Italia Viva, abbia posto dei veti. Poi il lavoro di queste ore è l'arte della politica: la mediazione. I temi sono reali e su questi ci dovremo confrontare anche nei prossimi mesi, se vogliamo rimettere in piedi il Paese. Sarebbe sbagliato non affrontarli. E non è detto che tutti i nodi si debbano sciogliere necessariamente in ventiquattr'ore, si potranno risolvere anche cammin facendo.

Italia Viva è ancora un'interlocutrice credibile, visto che ha fatto nascere questa crisi di governo di cui, diciamoci la verità, non si sentiva il bisogno, in questo momento storico?
Secondo me questo era il momento sbagliato per aprire una crisi. Ma questo non mette in dubbio la credibilità di Italia Viva. Molti temi che fanno parte della loro cultura, personalmente, li condivido anche: come la riflessione sulla spesa corretta del Recovery, o le politiche attive del lavoro. Per me è credibile chi dice cose credibili.

Poi però, oltre alle cose che vengono dette, ci sono anche i comportamenti. Ed è su questi che si è misurata la rottura con Renzi.
Certo, ma il giudizio sui comportamenti si darà alla fine. A me pare che Italia Viva, in questa fase, non tenga un atteggiamento di rottura, ma abbia la volontà di mantenere al centro i temi e trovare una soluzione. Se poi la conclusione sarà a lieto fine, ovvero se si formerà un governo più forte del Conte-bis, con personalità più incisive, con una maggiore chiarezza programmatica, con un patto di legislatura al 2023, non si potrà che prendere atto che il loro comportamento sarà positivo. Se invece la crisi si rivelerà strumentale all'acquisizione di posti e caselle, o lascerà il Paese nell'instabilità istituzionale, è chiaro che il giudizio sarebbe negativo. Ma non mi pare sia così.

Quindi non si tratta solo di spacchettare ministeri e dare qualche poltrona in più?
Secondo me no. Si tratta di formare un governo più incisivo, che abbia al suo interno le personalità di primo piano. È sbagliato e sgradevole parlare del governo dei migliori, perché non è che quelli di prima fossero i peggiori. Ma è un dato di fatto nella storia della Repubblica che, quando sono ingaggiate le personalità al livello decisionale dei partiti, l'azione di governo è molto più incisiva. Al contrario, gli esecutivi più deboli si sono sempre avuti quando le decisioni si prendevano nelle segreterie dei partiti e il governo era di fatto una camera di compensazione delle correnti.

Secondo lei, insomma, al governo dovrebbero stare i vertici dei vari partiti?
O i vertici o, per lo meno, le personalità di primo piano.

Lo stesso Renzi dovrebbe fare il ministro?
Perché no? Questo lo dico da tempo: lui è una persona di grande qualità, non può che far bene. Perché dovremmo rinunciare alle persone di primo livello? Su questo tutti hanno una responsabilità. Il Conte-bis, per la rapidità e la complessità del momento, forse è nato con una sorta di riserva da parte dei partiti. Per cui al suo interno sono state messe persone di qualità, ma che non erano al livello decisionale apicale dei partiti.

Non i massimi dirigenti.
Esatto. Invece bisogna trasferire la visione politica della maggioranza sull'azione di governo. Questa, secondo me, è la sfida.

Se questo progetto non dovesse andare in porto, si parla della famosa «maggioranza Ursula», con l'ingresso di Forza Italia. Visto che lei viene proprio da quel partito, che opinione avrebbe di questa prospettiva?
Questo era ciò che, logicamente, sarebbe dovuto accadere venti giorni fa. L'Europa ha fatto molto per i suoi Paesi, soprattutto quelli meridionali fortemente indebitati, come l'Italia, sia in termini di autorizzazione allo scostamento, che poi viene acquistato a tasso zero dalla Bce, sia di disponibilità al rilancio attraverso il Recovery. Quindi va da sé che sarebbe stato più logico riproporre una maggioranza omologa a quella che oggi sta guidando la Commissione europea. Purtroppo in Italia abbiamo un sistema bipolare, che tiene insieme partiti che sull'Europa la pensano in modo opposto. E prevale la necessità di tenere unita la coalizione, piuttosto che procedere in modo sciolto e libero verso ciò che sarebbe doveroso fare.

Quindi Berlusconi sbaglia a farsi condizionare da Salvini e Meloni?
Se ho lasciato Forza Italia è anche per il fatto che non condivido la loro scelta di rimanere non più in un ambito di centro-destra, ma di destra-destra, dove il peso di Fratelli d'Italia è sempre più forte. Ma ognuno fa le scelte che crede. In Europa, gli altri partiti che fanno riferimento all'area dei popolari europei, in nazioni importanti come la Francia e la Germania, sono fortemente distinti e distanti dai sovranisti.

Intanto è nato il gruppo degli Europeisti, del quale lei è vicepresidente. C'è chi ha rievocato lo spettro dei responsabili, c'è chi ha parlato di trasformismo, di compravendita, di mercato delle vacche. Che cosa risponde a queste critiche?
Che il gruppo è formato da dieci persone di qualità. Ciascuno di noi ha compiuto questa scelta agendo secondo coscienza e convintamente. Chiaramente la nascita di questo gruppo è stata fastidiosa sia per il centrodestra che per i soggetti che fanno parte dell'attuale perimetro di maggioranza. Per cui non ci aspettavamo che ci dicessero «bravi». Questo è il gioco delle parti, ma penso che per noi la cosa più importante sia fare bene il nostro lavoro. Ci valuteranno in base alla nostra attività. Oggi si guarda alla politica come a una partita di calcio, per cui si giudica prima ancora del fischio d'inizio. Ma la partita deve ancora cominciare.

Quindi il vostro non è solo uno stratagemma per evitare le elezioni anticipate?
Assolutamente no. Anche perché le elezioni anticipate non le decide un gruppo di dieci persone, ma il presidente della Repubblica, se non si riuscirà a comporre una maggioranza in parlamento. Oggi sono in molti a volersi sostituire a Mattarella, ma per fortuna la Costituzione parla chiaro su questo.

A chi si riferisce?
Ai media, alla stampa, ma anche ad alcuni partiti, che fanno e disfano maggioranze, tracciano scenari e congetture, sciolgono le Camere. Ma alla fine meno male che c'è il presidente della Repubblica a decidere.

Troppo spesso si fanno i conti senza l'oste.
Non senza l'oste, ma senza la Costituzione. Un piccolo particolare.