11 agosto 2020
Aggiornato 05:30
Tensioni nella maggioranza

Mario Monti prova a «blindare» Conte

L'ex Presidente del Consiglio teme per un Paese incapace di intendere e di volere: «Grave se il Premier al Consiglio UE dimissionario o delegittimato. Sarebbe deleterio per l'interesse nazionale»

Mario Monti
Mario Monti ANSA

«Sarebbe deleterio per l'interesse nazionale, per i cittadini italiani, per l'economia italiana» se al Consiglio europeo del 16-17 luglio, «quando saranno prese le decisioni fondamentali per i prossimi sette anni (bilancio della UE) e in particolare per i prossimi due-tre anni (Recovery fund)» il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte «dovesse presentarsi dimissionario» oppure, «pur nella pienezza formale dei suoi poteri, con autorità dimezzata per il fatto di rappresentare un Paese che, per quanto riguarda la sua posizione in Europa, appare incapace di intendere e di volere». Lo ha detto l'ex presidente del Consiglio Mario Monti in un intervento sul Corriere della Sera.

Monti teme anche che «la prima ipotesi potrebbe verificarsi se, in un eventuale voto parlamentare sul Mes, una parte del Movimento 5 Stelle fosse contrario all'attivazione del Mes, come larga parte delle opposizioni (Lega e Fratelli d'Italia) e dovesse così determinarsi, malgrado l'eventuale voto favorevole di Forza Italia, una prevalenza del No al Mes». Si provocherebbe «una spaccatura all'interno del governo e verosimilmente una crisi».

Prova di responsabilità

Per l'ex presidente del Consiglio «anche nel caso in cui vincesse il Sì al Mes, con un margine esiguo e dopo un dibattito al calor bianco, tutti gli altri Paesi europei resterebbero sbigottiti». Monti crede però che Conte «possa trasformare questa potenziale forca caudina in una chiamata di tutte le forze politiche ad una prova di responsabilità, in un momento in cui l'Italia deve decidere se perdere non solo importanti risorse finanziarie, ma anche la faccia». La strada potrebbe essere «una proposta di risoluzione tale che possa raccogliere il sostegno più ampio delle forze politiche della maggioranza e delle opposizioni. Ovviamente facendo cenno al Mes ma senza pregiudicare ancora le posizioni dei diversi partiti sull'attivazione o meno».

Monti ritiene che all'Europa possa bastare «sapere da Conte che il suo governo, con un ampio appoggio del Parlamento, non rifiuta pregiudizialmente di attivare anche il Mes, nell'ambito della gamma di strumenti che l'Europa sta varando». Quindi «una volta ottenuto un buon risultato negoziale, senza indebolirsi da sè con tifoserie pro e contro Mes, il Parlamento, su proposta del governo, prenderà le sue decisioni al riguardo tra qualche mese». A quel punto, conclude Monti, «il tema Mes avrà probabilmente perduto alcuni dei suoi aspetti totemici e potrà prevalere il pragmatismo».