30 novembre 2020
Aggiornato 03:00
L'intervista

L'avvocato Palma: «Gli Stati Generali? Antidemocratici e incostituzionali»

L'avvocato e scrittore Giuseppe Palma analizza al DiariodelWeb.it il progressivo svuotamento della democrazia, che sta avvenendo grazie all'emergenza coronavirus

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte
Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte ANSA

Per bene che vada, la maggior parte degli osservatori indipendenti hanno accolto gli Stati Generali come un ammasso di chiacchiere inutili, una passerella a favore di telecamera nella lussuosa Villa Doria Pamphilj, una trovata pubblicitaria del premier Giuseppe Conte per accaparrarsi qualche titolo di giornale e magari preparare la discesa in campo di un suo futuro partito. Ma c'è anche chi si è spinto ben oltre, giudicandoli addirittura come un atto autoritario, al di fuori dal dettato costituzionale, che si inserisce nel progressivo svuotamento di fatto delle istituzioni democratiche iniziato con l'emergenza coronavirus. Un allarme inquietante, quello lanciato dall'avvocato e scrittore Giuseppe Palma ai microfoni del DiariodelWeb.it.

Avvocato Palma, a sentire lei gli Stati Generali sarebbero praticamente un'iniziativa eversiva.
Sì, perché per parlare del futuro economico e sociale del Paese bastava la normale, a tratti litigiosa ma sicuramente democratica, discussione in parlamento. Ovvero, nell'istituzione prevista dalla Costituzione e composta dai rappresentanti eletti del popolo. Invece si è deciso di farlo in una villa, a porte chiuse, alla presenza degli esponenti dell'Unione Europea, delle corporazioni e del governo. Ma tagliando fuori il popolo e i suoi rappresentanti.

Conte, però, risponderebbe che ha invitato anche l'opposizione.
Ma questo non significa nulla. Il dialogo e le decisioni andavano comunque prese dalle Camere, secondo la consueta e aspra dialettica politica. E non da personaggi sconosciuti, completamente scollegati dalla realtà, e che sicuramente non fanno gli interessi degli italiani.

Lei inserisce questa iniziativa in un più generale piano antidemocratico, cominciato con l'abuso dei decreti del presidente del Consiglio e con la creazione delle task force.
Certo. Le task force, nella sostanza, esercitano il potere esecutivo, perché dalle loro indicazioni dipendono le decisioni del governo. Per quanto riguarda l'uso spropositato dei Dpcm, per limitare le libertà fondamentali previste dalla Costituzione era necessaria una legge ordinaria: invece è stato fatto con un atto che, come si dice in gergo tecnico, appartiene alle fonti secondarie del diritto.

Mi sta dicendo che solo il parlamento poteva, ad esempio, disporre il lockdown?
Sì. Invece solo in un secondo momento la situazione è stata sanata con un decreto legge, che è passato alle Camere. Questo è inammissibile.

La giustificazione di questi atti è stata la paura per l'emergenza coronavirus.
Chiariamo: la pandemia è stata reale, ha prodotto dei morti, ma a partire dalla seconda metà di aprile si è affievolita, e oggi quasi non esiste più. Abbiamo oltre 20 mila posti letto in terapia intensiva, i respiratori polmonari, la cura del plasma. È solo questo continuo terrorismo psicologico sullo spauracchio della presunta seconda ondata, peraltro già smentita da parecchi medici, che ci fa vivere in uno stato di emergenza perenne. Mentre il governo non dovrebbe fare altro che restituirci le libertà che avevamo prima del contagio.

Lei teme che la nostra democrazia possa trasformarsi in una sostanziale dittatura?
La nostra generazione è nata con la libertà, quindi non è in grado di difenderla come invece hanno fatto i nostri nonni. Come diceva Calamandrei, «la libertà è come l'aria: ci si accorge quanto vale quando inizia a mancare». La diamo per scontata: per questo motivo è più facile togliercela, da parte di chi ci governa. Il popolo ha dimostrato di non avere gli anticorpi necessari a ribellarsi a misure del tutto incostituzionali e, a tratti, grottesche.

Ma chi è il mandante politico di questa operazione?
Non esistono mandanti, ma occasioni. Non credo che ci fosse un piano: il governo si è trovato in difficoltà per l'arrivo della pandemia tanto che, all'inizio, ha persino ammesso di avere esagerato. Ma, nella Fase 2, il virus è diventato la loro assicurazione politica per tirare a campare.

Ne sta approfittando anche l'Europa?
L'Europa è arrivata un po' in ritardo, sospendendo il patto di stabilità: del resto, non poteva fare diversamente. Dopodiché ha mancato l'appuntamento con la storia. Sta intervenendo solo parzialmente con la Bce, mentre il famoso Recovery Fund di fatto non è altro che un Mes mascherato: prevede versamenti a fondo perduto, ma aumentando il contributo degli Stati al bilancio europeo. Questo vuol dire che, al netto, ci arriveranno sì e no 25-26 miliardi, a rate, a partire dal 2021, e condizionati a un piano di riforme. Che sappiamo cosa significano.

Cioè?
Le famose riforme strutturali sono essenzialmente tre: smantellare la Costituzione democratica, fare una riforma fiscale che massacri cittadini e imprese, e tagliare selvaggiamente le voci di spesa pubblica più sensibili. Per non parlare della digitalizzazione del Paese, che si risolverà in sempre minore contatto umano.

E Conte esegue queste indicazioni senza fiatare?
Sì, anche perché sono imposte dalle task force, dove siedono manager di azienda che rispondono agli interessi delle multinazionali. E adesso, addirittura da questi Stati Generali a porte chiuse. Per fare un paragone con quelli convocati da Luigi XVI nel 1789, oggi il primo Stato è il capitale internazionale, apolide e senza volto; il secondo è la manovalanza politico-governativa. Il terzo e il quarto sono il parlamento e il popolo, che però sono rimasti fuori da Villa Pamphilj.

Insomma, tecnicamente non sono stati nemmeno degli Stati Generali veri e propri.
No, semmai sono stati un'occasione per Conte di accreditarsi ancora di più con l'Unione europea e il Fondo monetario internazionale, e di fortificare la sua posizione con gli alleati di governo.

Ieri il premier ha rinviato le decisioni sul Mes. Lei è convinto che verrà approvato?
Credo di sì. Prima del Consiglio europeo di fine mese, Conte chiederà il voto parlamentare su una risoluzione che conterrà Mes, Bei, Sure e Recovery Fund. Una parte del M5s potrebbe non votarla, ma arriverà in soccorso Forza Italia, che ha già detto di essere favorevole.

Quei soldi ci servono, o nascondono l'ennesima trappola?
Certo che è una trappola. Non esiste un Mes light: il Mes è un trattato, dunque per derogare serve un altro trattato, non basta un documento uscito dall'Eurogruppo. Dal punto di vista economico, gli interessi sono certamente bassi, ma dovremo restituire anche il capitale. Con il rischio della troika in casa, perché nel famoso documento è prevista la sorveglianza economica e fiscale della Ue.

Che alternativa ci sarebbe?
Potremmo portare a casa non 36 miliardi, ma il doppio, con un'asta dei Btp Italia. Nell'ultima abbiamo collocato un'offerta di 14 miliardi a fronte di una domanda di 100. Gli interessi dei titoli di Stato sono più alti, ma in compenso il capitale non va mai restituito: o vengono rinnovati o ricollocati ad altri investitori.