20 settembre 2020
Aggiornato 13:00
Maggioranza

Maurizio Martina avverte il Governo: «Dobbiamo stare attenti a non perdere il nord»

Il Deputato del PD: «Lo dico prima di tutto al mio partito che rimane uno dei pochi soggetti della politica, se non l'unico, in grado di aiutare la difficile traversata che l'Italia deve compiere»

Il Deputato del PD, Maurizio Martina
Il Deputato del PD, Maurizio Martina ANSA

ROMA - «Dobbiamo stare attenti a non perdere il nord. Lo dico prima di tutto al mio partito che rimane uno dei pochi soggetti della politica, se non l'unico, in grado di aiutare la difficile traversata che l'Italia deve compiere». Lo dichiara in una nota il Deputato Pd, Maurizio Martina.

«Non perdere il nord - aggiunge - significa non smarrire la comprensione delle attese, delle difficoltà e delle potenzialità dei ceti produttivi che in queste terre hanno fatto e faranno ancora la differenza. E' stato detto giustamente che dobbiamo ripartire dai nostri punti di forza tra i quali la forte vocazione all'export del sistema produttivo e la massiccia capacità di risparmio privato degli italiani. Sono d'accordo. Sono proprio le due caratteristiche essenziali delle famiglie e delle imprese innanzitutto in queste terre. E segnalo che i diversi fronti del lavoro da tutelare oggi stanno li, tra i lavoratori della logistica nella bassa lombarda come in Piemonte, Veneto ed Emilia o tra le lavoratrici e i giovani del commercio ancora più sotto pressione», conclude.

«Ripensare sia il mercato che lo Stato»

«Per come la vedo io, una vecchia discussione tra Stato e mercato non è all'altezza del nuovo mondo che abbiamo davanti. Questo dibattito non era sufficiente prima del virus, figuriamoci dopo. Il tema, semmai, è ripensare sia il mercato che lo Stato e avere una nuova visione dell'economia sociale di stampo liberale in una moderna democrazia. Il mito del mercato che si autoregola sempre e per tutto non regge più, lo Stato è chiamato a nuove funzioni anche dagli stessi ceti produttivi. Cosi come non regge più l'esaltazione acritica della centralità del cittadino consumatore a ogni costo (e a scapito prima di tutto del cittadino-lavoratore). Ma la soluzione non è certo in un ritorno al 'vecchio' Stato. Semmai domandiamoci cosa deve essere davvero lo Stato 'garante'».