7 dicembre 2019
Aggiornato 00:00

Mes, Conte: «Se accuse vere mi dimetterei all'istante»

Lo ha detto il premier Giuseppe Conte in aula alla Camera per l'informativa sul Mes replicando alle accuse delle opposizioni, in particolare della Lega, nei suoi confronti sulla trattativa in UE

Video Agenzia Vista

ROMA - «Se queste accuse avessero un fondamento, saremmo di fronte alla massima ferita, al più grave vulnus inferto alla credibilità dell'Autorità di Governo, con la conseguenza che chi vi parla non potrebbe esitare un attimo a trarne tutte le conseguenze: senza neppure attendere che mi venisse chiesto da chicchessia, sarei costretto a rassegnare all'istante le dimissioni da Presidente del Consiglio». Lo ha detto il premier Giuseppe Conte in aula alla Camera per l'informativa sul Mes replicando alle accuse delle opposizioni, in particolare della Lega, nei suoi confronti sulla trattativa in Ue per il Mes.

«Siamo al cospetto di un'accusa gravissima - ha detto Conte -. Se si arriva ad accusare apertamente e ripetutamente, in tutte le trasmissioni televisive e in tutti i canali social, il Presidente del Consiglio di avere tradito il mandato di difendere l'interesse nazionale e di avere agito per tutelare non si sa quale interesse personale, allora il piano delle valutazioni che siamo sollecitati a compiere è completamente diverso».

«Questa mia informativa non può essere degradata a un ordinario momento della fisiologica interlocuzione che intercorre tra il Governo e, segnatamente, il Presidente del Consiglio e il Parlamento - ha sottolineato il premier -. Questo mio passaggio assume un rilievo particolare. Da alcune settimane i massimi esponenti di alcune forze di opposizione hanno condotto una insistita, capillare campagna mediatica, accusandomi di avere adottato, nel corso di questo negoziato con le Istituzioni europee, condotte talmente improprie e illegittime da essermi reso responsabile di «alto tradimento».

«Sarei, quindi, uno spergiuro. Questo perché sarei venuto meno al vincolo, assunto al momento in cui mi è stato conferito l'incarico di Presidente del Consiglio, di essere fedele alla Repubblica, di osservarne la Costituzione e di esercitare le mie funzioni nell'interesse esclusivo della Nazione. Si è perfino adombrato che avrei tenuto questa condotta per biechi interessi personali, anteposti al dovere di tutelare l'interesse nazionale. Questa accusa, possiamo convenirne tutti, non rientra nell'ambito della ordinaria polemica politica», ha evidenziato.

«Quando sono venuto dinanzi a Voi per chiederVi la fiducia ho invocato, per questa nuova stagione politica, un 'linguaggio mite', ho auspicato che la Politica, con la P maiuscola, potesse riporre una particolare attenzione alla 'cura delle parole' - ha ricordato Conte -. Le accuse che mi sono state rivolte, tuttavia, trascendono ampiamente i più accesi toni e le più aspre contestazioni che caratterizzano l'odierna dialettica politica, già di per sé ben poco incline alla 'cura delle parole'».