24 ottobre 2019
Aggiornato 07:00

Andrea Orlando duro con Renzi: «Se indebolisce il Governo reazione dura nel Paese»

Il vicesegretario del PD: «Non possiamo non vedere riverbero negativo della scissione. Regionali? Bene confronto PD-M5s ma alleanze non automatiche»

Andrea Orlando, vicesegretario del Partito Democratico
Andrea Orlando, vicesegretario del Partito Democratico ANSA

ROMA - «Non possiamo non vedere il riverbero negativo» della scissione del Pd «sul governo: ma ogni tentazione di indebolire o interrompere questa esperienza troverebbe nel Paese una reazione durissima». Lo ha sostenuto il vicesegretario del Pd, Andrea Orlando, nella sua relazione introduttiva alla Direzione nazionale del partito. "Chi non era convinto, chi era indeciso se restare o andarsene dobbiamo lavorare perché resti ma non è detto che debba conservare incarichi direttivi sul territorio».

Scissione figlia di malesseri individuali

«Se c'è una cosa di cui non si avvertiva la necessità è l'ennesima scissione. Abbiamo parlato, per esigenze retoriche, di scelta incomprensibile ma non lo è. Certo non è figlia di ragioni storiche o di dissenso politico». Secondo Orlando si è trattato di una scissione causata da «malesseri individuali e legittime aspirazioni personali e collettive». Con la scissione promossa da Matteo Renzi «il Pd perde un leader brillante, anche se ultimamente propenso a un certo vittimismo, ma non perde una cultura politica. Il Pd resta la casa del riformismo».

IV partito personale, forse fondate diffidenze per Renzi

Il vicesegretario dem Andrea Orlando ha poi dedicato alcune riflessioni all'ex leader democratico oggi a capo di Italia Viva. «Ho letto - ha osservato Orlando - che uno dei motivi che avrebbero portato alla scissione starebbe nel senso di estraneità che veniva dalle parole e forse dagli sguardi dei compagni di partito. Non sto a ripercorrere questi anni, mi limito a dire - ha aggiunto - che abbiamo vissuto tutti momenti difficili. Ma penso che se militi e dirigi un partito di centrosinistra che ambisce a unire i riformisti e a superare le frammentazioni del secolo scorso, che mantiene un'ambizione maggioritaria e che nasce per battere il partito personale per antonomasia e poi fondi un partito personale, di centro, che determina nuova frammentazione, ti devi chiedere se quella scelta non sia una manifestazione ex post di estraneità a quel progetto politico e se le diffidenze non avessero qualche fondamento».

Governo nasce perché abbiamo riposizionato il Pd

«La crisi non nasce da una intervista agostana, era visibile la differenza fra le due forze. Il Governo è potuto nascere perché in questi mesi abbiamo riposizionato il partito. Abbiamo superato la linea che ci aveva portato a chiedere le dimissioni del corpo elettorale. Senza distinzione fra M5S e Lega nulla di quello che stiamo tentando sarebbe possibile, distinguere è fondamentale».

Bene confronto Pd-M5S ma alleanze non automatiche

«L'alleanza a livello nazionale con il Movimento 5 stelle fa venire meno l'impercorribilità delle alleanze a livello locale. Questa è una condizione necessaria, ma non sufficiente per fare le alleanze che vanno verificate realtà per realtà, sulla base delle convergenze programmatiche e dei contenuti. In ogni caso - ha aggiunto - l'interlocuzione è importante perché consente di avvicinare dei campi, di parlare a una parte di elettorato del M5S e di provare a dare insieme una risposta ai cittadini. Questo confronto va fatto senza alterigia, ma anche senza subalternità e senza rinunciare a rivendicare le esperienze di buon governo di cui siamo stati protagonisti. Il lavoro che si sta facendo in Umbria, in una situazione molto difficile, dimostra che questo percorso può essere proficuo, tuttavia, non ci deve essere alcun automatismo».

Istituzioni europee soffrono di deficit di legittimazione

«Le ragioni del nostro europeismo ci indicano anche le ragioni della frustrazione verso questa Europa». A giudizio di Orlando le istituzioni europee soffrono di un «deficit di legittimazione». 

Pd si batta contro l'evasione fiscale

Il Pd si deve battere «contro l'evasione fiscale, che è la principale ingiustizia del nostro Paese. La lotta alle diseguaglianze deve essere il nostro tratto caratterizzante». La globalizzazione, ha spiegato, colpisce soprattutto «le piccole imprese e le imprese artigiane. È prevalso un ottimismo, quasi una risposta positivista, rispetto alla globalizzazione. Non abbiamo visto gli effetti collaterali».

Non scontato il ritorno al proporzionale

«Dobbiamo prendere atto del fatto che la legge vigente non ha raggiunto gli scopi che si prefiggeva. La quota maggioritaria ha dato vita a cartelli sciolti dopo le elezioni. Penso che non si debba dare per scontato che l'unico sbocco possibile sia quello del proporzionale, seppure col correttivo dello sbarramento».