15 ottobre 2019
Aggiornato 12:30

Governo, Pd e 5 Stelle hanno tutti lo stesso problema: Matteo Renzi

I Dem, che nell'ultimo mese hanno cambiato totalmente la propria prospettiva, devono «attrezzarsi» nella nuova esperienza di governo. Non senza fibrillazioni

L'ex Segretario del PD, Matteo Renzi
L'ex Segretario del PD, Matteo Renzi ANSA

ROMA (ASKANEWS) - Tenere unito il Pd scongiurando la ormai sempre più probabile scissione, o la «separazione consensuale», di Matteo Renzi e procedere speditamente nella ricerca di una intesa elettorale con il M5s in Umbria, resa più facile dalla apertura di oggi di Luigi Di Maio. Queste le due priorità che ha di fronte il Partito Democratico, che nell'ultimo mese ha cambiato totalmente la propria prospettiva e deve «attrezzarsi» nella nuova esperienza di governo. Non senza fibrillazioni.

Salvini e i toni di Mussolini

I due temi sono stati al centro della tre giorni di AreaDem che si è chiusa oggi a Cortona (Ar), ripresi e chiaramente esplicitati da Dario Franceschini nel discorso conclusivo della convention della corrente. Franceschini, capo delegazione Dem al governo e uno dei principali artefici della svolta giallo-rossa, è molto chiaro nell'indicare la prospettiva in cui si muove il partito. La priorità, anzi il «dovere», è quello di «far funzionare» il governo, nato in una fase emergenziale per scongiurare il «rischio di autoritarismo» che è stato sconfitto non con un «ribaltone» ma con un «trionfo della democrazia parlamentare». Ma quel rischio, per Franceschini, che in alcune parole di Matteo Salvini sente l'eco dei toni di Mussolini, non è finito e anzi «incombe» e rischia di tornare in caso di fallimento. Per questo il Partito democratico deve assolutamente mantenere la sua unità.

Renzi: «Alla Leopolda sarò chiaro come mai»

Il ministro per i Beni culturali non nasconde il fastidio per i rumors sul possibile distacco di Renzi dal Pd. Da mesi se ne parla, ma la prospettiva sembra sempre più concreta con l'avvicinarsi dell'appuntamento con l'annuale evento della Stazione Leopolda, in programma a Firenze tra un mese. Alcuni renziani di peso, come il vicepresidente della Camera Ettore Rosato o il sottosegretario agli Esteri Ivan Scalfarotto, parlano piuttosto apertamente dell'eventualità della creazione di gruppi parlamentari diversi (in realtà solo alla Camera, perchè al Senato i regolamenti lo impediscono) in quella che viene definita una «separazione consensuale». Un'ipotesi su cui il senatore di Rignano ufficialmente non si pronuncia, alimentando un dibattito interno che crea tensione. Anche oggi, in una intervista al 'Corriere Fiorentino' incentrata su temi locali, l'ex premier non scioglie i dubbi, limitandosi a dire che «di politica nazionale parleremo alla Leopolda e sarò chiaro come mai in passato», pur sottolineando che «senza di noi non c'è governo».

«Matteo non farlo»

La decisione potrebbe in realtà arrivare già nelle prossime ore: Renzi sta riflettendo, ma chi ci ha parlato spiega che se non è certa al «100%» l'uscita è «probabile». Se alla fine la decisione fosse quella di uscire, però, per Franceschini sarebbe un grave errore. Parlare di una separazione consensuale, per lui, è «ridicolo» perchè «rompere una storia politica è una cosa drammatica» e per una scissione non ci sono «le ragioni» dato che «la strada l'abbiamo imboccata insieme». L'appello è dunque a «non farlo» perchè «il Pd è la casa di tutti», anche di Renzi, e se ci sono stati «errori di gestione, di convivenza» possono essere corretti, con la garanzia di Nicola Zingaretti che è «il segretario più generoso e inclusivo tra tutti noi che siamo stati segretari».

Regionali in Umbria, la lettera di Di Maio

Avanti uniti, dunque, è l'indicazione di Franceschini e dei vertici del Pd, senza perdere tempo nella costruzione di un rapporto più stretto con il M5s. Il primo obiettivo sono le regionali in Umbria. Oggi, con una lettera inviata a «La Nazione», Di Maio ha fatto una apertura notevole. «Tutte le forze politiche di buon senso - scrive il ministro degli Esteri e capo politico del M5s - facciano un passo indietro e lascino spazio a una giunta civica, che noi saremo disposti a sostenere esclusivamente con la nostra presenza in consiglio regionale, senza pretese di assessorati o altri incarichi. Ovviamente ci aspettiamo che tutti gli altri facciano lo stesso». Non una alleanza organica, dunque, ma un fronte comune e «civico» per sconfiggere le destre. Una proposta salutata con favore dai Dem (e anche da Leu). Per Zingaretti «il confronto può andare avanti. Ci sono tutte le condizioni per un processo nuovo che valorizzi la qualità e metta al centro il lavoro, la sostenibilità e i bene dei cittadini umbri».

M5s e PD aprano una stagione nuova

Anche per Franceschini le parole di Di Maio sono «importanti» e «aprono un percorso che possiamo intraprendere». Ma il leader di AreaDem si spinge oltre. Senza negare le «difficoltà» e le «differenze», infatti, per Franceschini «se il governo lavora bene potremmo ragionare di far diventare questa una alleanza elettorale in tempi non molto lunghi». L'importante è lavorare sulle cose che uniscono e non su quelle che dividono. Citando il Talmud il ministro invita a «cercare di costruire una casa comune con i sassi che ci siamo tirati contro» e ad aprire una «stagione nuova» in cui sia M5s che Pd possono e devono imparare qualcosa gli uni dagli altri. Un sentiero stretto ma obbligato, per Franceschini. Se il Pd lo affronterà unito o lacerato da una nuova separazione lo si saprà nelle prossime settimane. Con un Giuseppe Conte spettatore interessato, consapevole del fatto che le fibrillazioni tra i Dem potrebbero avere conseguenze anche sull'esecutivo giallorosso appena nato.