21 novembre 2019
Aggiornato 11:00

Calenda a Zingaretti: «Così nasce il Governo degli sconfitti»

L'europarlamentare del PD: «Un lutto lasciare il PD. Al Segretario dicò che leadership non si esercita con il presupposto che le elezioni si perdono»

Nicola Zingaretti e Carlo Calenda
Nicola Zingaretti e Carlo Calenda ANSA

ROMA - «Ringrazio Nicola per le belle parole, e lo farò in una lettera privata. Ma non torno indietro». Lo afferma l'europarlamentare Carlo Calenda che ieri ha annunciato di dimettersi dal Pd criticando la scelta di andare verso l'accordo con il Movimento 5 stelle per il nuovo governo. In una intervista a Repubblica Calenda ammette che lasciare il Pd è «un lutto che devo ancora elaborare» e che per lui, che avrebbe intenzione di dare vita ad una nuova formazione politica «si apre un percorso complicatissimo e confesso di non avere alcun piano dettagliato pronto».

«Nasce il Governo degli sconfitti»

Nella lettera a Zingaretti «dirò anche che la leadership non si può esercitare partendo dal presupposto «tanto le elezioni le perderemmo». Così nasce il governo degli sconfitti e non durerà molto, fornendo tutti gli alibi del mondo alla destra che così si rafforzerà ulteriormente». Comunque «la prima cosa che farò sarà di andare nelle feste dell'Unità a spiegare la scelta agli elettori che mi hanno mandato nell'Europarlamento».

Orlando: «Spero Calenda ci ripensi»

L'auspicio dell'ex ministro alla Giustizia, Andrea Orlando, è che Carlo Calenda «ci ripensi» e «rimanga un interlocutore» del Partito democratico e del centrosinistra, anche perché «le scissioni non hanno mai portato tanto lontano. Non so se Calenda voglia» coprire un'area di centro, ha spiegato Orlando durante un dibattito alla festa nazionale de l'Unità a Ravenna. «Io mi auguro che lo possa fare complessivamente il centrosinistra e il Pd senza bisogno di rotture e scissioni perché le scissioni non hanno mai portato tanto lontano, questo credo sia il punto di partenza».

«Evitare frammentazione»

«Io ho idee molto lontane da quelle di Calenda - ha aggiunto l'ex ministro -, ma non mi sento di dire che se qualcuno se ne va stiamo meglio. Non lo pensavo quando se ne sono andati Bersani e quelli di Leu e non lo penso oggi se se ne va Calenda». Infatti «un grande partito che vuole vincere, che vuole battere la destra, che vuole provare a cambiare un paese ha bisogno di uno spettro di posizioni molto larghe. Non penso che si sia nella frammentazione un effetto moltiplicatore». Quindi «mi auguro che Calenda ci possa ripensare e mi auguro che rimanga un interlocutore e che non ci siano altre rotture».

Il commento di Francesco Boccia

«Mi dispiace molto». Lo ha dichiarato Francesco Boccia del Pd commentando l'uscita di Carlo Calenda dal.partito. «Mi dispiace - ha ribadito - perché non si capisce che siamo in un momento difficile ed è più facile scappare che assumersi responsabilità».