17 settembre 2019
Aggiornato 02:30

Romano Prodi (cattolico adulto): «Salvini che tiene un rosario in tasca fa ridere tutti»

L'ex Presidente del Consiglio: «Ora dare concretezza alla politica. In Europa siamo isolati, neanche con Berlusconi eravamo così»

Romano Prodi
Romano Prodi ANSA

ROMA - «Io penso ancora che il cattolico debba essere adulto e discreto. Non si può strumentalizzare la religione. Questo è un dramma incredibile, non avviene solo in Italia. È chiaro che Salvini l'ha studiato a tavolino, aveva un rosario televisivamente visibile e l'idea che tenga un rosario in tasca fa ridere tutti, lo sanno tutti come stanno le cose. Quindi, perché lo fa? Perché si è inserito in un movimento di politica che usa la religione come suo strumento di potere». Lo ha detto Romano Prodi a Circo Massimo su Radio Capitale rispondendo al fatto che nelle ultime uscite elettorali, Salvini ha più volte ostentato simboli religiosi.

Una felpa al giorno toglie il debito di torno?

«Non abbiamo avuto da Salvini nessun messaggio su cosa fare in modo compatibile con il nostro debito. Qual è il messaggio? Una felpa al giorno toglie il debito di torno?», commenta il professore, «Il problema è dare concretezza alla politica e poi ammettere gli errori. Credo benissimo che la politica economica europea abbia visto nella leadership germanica una politica sbagliata. Ci sono stati tanti errori, ma attenzione: una cosa è correggere gli errori e una cosa è tagliarsi le radici del futuro».

In Europa siamo isolati

Prodi vede l'Italia isolata in Europa: «Litighiamo con tutti. Anche l'idea di dire che vogliamo un commissariato importante... ma chi glielo dà? Si litiga coi francesi e coi tedeschi, gli spagnoli vogliono prendere il nostro posto, i polacchi e gli ungheresi a cui si rivolgono non ne vogliono sapere. La politica è gioco di squadra, in politica il problema primo è farsi amici e alleati e poi chiedersi qualcosa. Noi ci stiamo isolando, ed è un fatto nuovo. Non ho mai visto l'Italia punta di diamante dell'Europa, ma come il collante per costituire la volontà e la decisione in Europa, sempre essenziale. Ora non ne potrebbe importare di meno a nessuno dell'Italia».

Il «recupero» di Berlusconi

«Neanche ai tempi di Berlusconi c'era questo livello di isolamento: lui furbescamente si inserì nel Ppe, cominciò a tagliare alcune sue asperità, a giocare di sponda e tutto sommato, anche se non come ai nostri tempi, riuscì a inserirsi, seppure marginalmente, nel gioco europeo. Adesso non ne vogliono sapere una. Non riesco a capire come possono pensare di ricevere autorità. Si deve dare un contributo di cooperazione se si vuole ricevere un ruolo di potere».