20 luglio 2019
Aggiornato 07:00

Prodi: «I sovranisti in Europa sono uno contro l'altro»

L'ex Premier: «La sovranità la difendiamo solo se siamo europei. Non si difende la sovranità quando si è piccoli. Governo M5s-Lega non è all'altezza delle sfide»

Romano Prodi
Romano Prodi ANSA

ROMA - Alle prossime elezioni europee i sovranisti «avranno 140-150 parlamentari su oltre 700, e sono divisi fra di loro. Su temi principali come l'immigrazione non dialogano fra di loro e hanno interessi completamente opposti. Ritengo che non avranno un ruolo determinante nel prossimo Parlamento. Ci sarà un'alleanza tra partiti tradizionali allargata a qualche altro partito, perché socialisti e popolari probabilmente non raggiungeranno la metà dei parlamentari». Lo ha detto l'ex premier Romano Prodi intervistato a Circo Massimo su Radio Capital.

Sovranità la difendiamo solo se siamo europei

Prodi ha lanciato l'iniziativa di mettere una bandiera europea in ogni balcone dal 21 di marzo perchè «abbiamo bisogno di identità, e la bandiera è parte dell'identità. Tante cose le deve fare il nostro Paese e accanto alla bandiera europea ci deve essere quella italiana, ma di fronte a Stati Uniti e Cina o siamo uniti in Europa o siamo finiti. La sovranità la difendiamo solo se siamo europei. Non si difende la sovranità quando si è piccoli».

Governo M5s-Lega non è all'altezza delle sfide

«Il governo gialloverde non mi sembra all'altezza della sfida che lo aspetta dopo le elezioni Europee». L'ex premier si dice preoccupato soprattutto dall'economia: «La situazione porta sfiducia, ci sta isolando, abbiamo litigato con tutti. Il problema non può essere rinviato oltre settembre-ottobre, quando andrà fatto il bilancio dell'anno prossimo. I conti non tornano, quest'anno si è trovati il compromesso semplicemente perché le spese aggiuntive sono cominciate ad aprile, e l'anno prossimo avrà 12 mesi, non nove. La crescita non c'è. Quando dicevano 'attenzione che si crescerà dello 0,5%' venivamo accusati di lesa maestà, e invece se arriviamo allo 0,5% sarà un miracolo». Inoltre, «per ogni decisione c'è un rinvio e c'è un compromesso che non va da nessuna parte. In economia bisogna prendere decisioni, non si può andare avanti rinviando o tagliando a metà le proposte che vengono fatte. Siamo in una situazione di diversa interpretazione del futuro».

Primi passi Zingaretti vanno nella direzione giusta

I primi passi di Nicola Zingaretti, segretario del Pd, «vanno nella giusta direzione, mi sembra in grado di costruire un'alternativa. Agli italiani è emerso molto chiaro che se il Pd non ha una sua forza e non apre alla società civile è difficile trovare un'alternativa a questo governo». Un nuovo Ulivo, però, aggiunge Prodi, «non è pensabile, perché era l'insieme di forze già consolidate. Ma un'apertura a diverse culture, socialiste, cattolico-liberali... tutto questo è assolutamente possibile. Una strategia simile a quella dell'Ulivo, interpretando la società italiana in modo meno chiuso di quello che è stato fatto recentemente, è indubbiamente possibile e necessaria. La democrazia moderna vive di coalizioni e di aperture. L'autosufficienza non esiste in nessun partito di nessun Paese mondiale».

Da Tajani affermazione molto discutibile

«Il peso della storia è sempre grande. La storia è la storia. E poi viene anche strumentalizzata». Lo ha detto l'ex premier Romano Prodi a proposito delle parole del presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani su Mussolini che avrebbe fatto anche «cose buone». «Quell'affermazione, che poi distingue guerra e non guerra, è molto discutibile. La guerra si era preparata da una politica precedente, non è che sia arrivata improvvisamente», ha concluso Prodi.