13 dicembre 2019
Aggiornato 00:00
Europee 2019

Alle Europee la Chiesa di Bergoglio «all'opposizione» dei sovranisti, non solo italiani

L'aperta ostilità che nel corso degli ultimi mesi si è venuta materializzando tra il Palazzo apostolico e il leader leghista Matteo Salvini, non ha precedenti

Matteo Salvini bacia il Rosario
Matteo Salvini bacia il Rosario ANSA

ROMA - La Chiesa di Jorge Mario Bergoglio guarda alle elezioni del Parlamento europeo in «opposizione» ai sovranisti, non solo italiani. In Italia, certo, non è la prima volta che gerarchie ecclesiastiche e politica sono in dissonanza. Per non risalire fino all'era della Democrazia cristiana - tempi di affinità ma anche di distinguo ed attriti, beninteso sempre felpati - basta ricordare la Conferenza episcopale del cardinale Camillo Ruini in piazza contro il «cattolico adulto» Romano Prodi e la sua proposta di legge per le coppie di fatto (2007), la Santa Sede in rotta di collisione con un Silvio Berlusconi impelagato nel bunga-bunga (2009) o, più indietro ancora, l'Umberto Bossi degli anni ruggenti che tuonava contro i «vescovoni». Non semplici schermaglie, ma bordate polemiche, capaci di incidere sugli equilibri politici ed ecclesiali.

Il «nemico» Salvini

L'aperta ostilità che nel corso degli ultimi mesi si è venuta materializzando tra il Palazzo apostolico e Palazzo Chigi, però, e in particolare con il leader leghista Matteo Salvini, non ha precedenti. E rispecchia la straordinarietà dei tempi, su entrambe le sponde del Tevere.

Lo dimostra un vicepremier, Salvini appunto, che si rifà ai pontefici precedenti, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, e snobba il regnante; che indossa la maglietta «il mio Papa è Benedetto»; che frequenta il cardinale statunitense Raymond Leo Burke, capofila della opposizione curiale al Pontefice, e non nasconde la stima per Steve Bannon, l'ex stratega in capo di Donald Trump apertamente ostile a Jorge Mario Bergoglio. Il Papa, da parte sua, difende a voce alta i diritti dei migranti in tempi di porti chiusi, riceve i rom in Vaticano mentre nelle periferie romane scoppia la rabbia dell'estrema destra contro le famiglie rom a cui viene assegnata una casa popolare, invia addirittura un suo cardinale, l'elemosiniere Konrad Krajewski, a sabotare i sigilli apposti ad un contatore Acea di un immobile per restituire la luce alle famiglie straniere e italiane che lo occupano. Jorge Mario Bergoglio snobba le dinamiche parlamentari, le alchimie partitiche, ma interviene eccome nella politica italiana, in contrappunto alla maggioranza giallo-verde. Quando Salvini, in campagna elettorale, bacia il rosario e invoca la Madonna, il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin e il gesuita Antonio Spadaro, bergogliano «doc», lo rimbrottano pubblicamente. Quando l'esecutivo prospetta l'innalzamento della tassazione al terzo settore la Conferenza episcopale italiana alza la voce. La diplomazia lascia il passo al franco parlare, il reciproco rispetto concordatario è messo a dura prova, la ricerca di un terreno comune è surclassata dalla certificazione di una rottura. Con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella c'è una solida sintonia - la riprova è la recente intervista del Capo dello Stato all'Osservatore Romano e agli altri media vaticani - ma con il Governo è gelo, dissimulato appena dalla cortesia istituzionale.

Cristianesimo come identità

Un fenomeno nuovo che si inserisce nel mutamento epocale che attraversano tanto la Chiesa cattolica quanto la politica occidentale. Il Pontefice argentino ha virato la rotta della barca di Pietro, archiviando un'era ecclesiale che ha avuto in Karol Wojtyla la sua incarnazione: lontano dall'ossessione per la precettistica morale sessuale, lontano da un'identificazione con l'Occidente e le ragioni delle cancellerie occidentali, lontano dalla prevalenza dell'ortodossia sulla pastorale, verso una Chiesa misericordiosa, «ospedale da campo» missionario, aperta a peccatori, non credenti e diversamente credenti, attenta ai temi delle migrazioni, della povertà, della cura dell'ambiente, non per militanza sociale ma per fedeltà al Vangelo. Si è creato nemici e oppositori, ha sconcertato non pochi cardinali vescovi preti o semplici fedeli, ha scoperto un fianco, quello conservatore, che un Salvini in Italia, un Viktor Orban in Ungheria, un Nigel Farage nel Regno Unito, un Donald Trump negli Stati Uniti o un Jair Bolsonaro in Brasile occupano invece agilmente, quasi intestandosi l'opposizione al Papa. Magari ignari del Vangelo, ma gelosi del cristianesimo come identità, pronti ad una appartenenza senza credere. E, con agenda ortogonale a quella bergogliana, archiviano la classe dirigente che ha governato il mondo negli ultimi decenni. Entrambi, il Papa latino-americano e i politici sovranisti, sono il nuovo che avanza, ma con idee opposte su migrazioni, nazionalismo, islam, identità e cittadinanza. Non evitano lo scontro, e del resto la controtestimonianza altrui rinvigorisce la propria testimonianza.

Il campo di gioco è lo stesso

Lo scontro è tanto più esacerbato per un secondo motivo: se le squadre giocano l'una contro l'altra, la partita, il campo da gioco, il pubblico è lo stesso. I «populisti» dicono di agire in nome del «popolo», e nel nome di un altro popolo, il «popolo di Dio», Jorge Mario Bergoglio ha ripreso le fila del Concilio vaticano II per riformare la Chiesa, promuovere la sinodalità e la collegialità, coinvolgere maggiormente i laici, spingere i chierici ad abbandonare il clericalismo.

Il rispetto del popolo è l'antidoto contro i populismi

Le europee sono solo l'ultima precipitazione di questa contrapposizione. Ad illustrare la posta in gioco, in un recente saggio sulla Civiltà cattolica, ha pensato il presidente della Commissione delle conferenze episcopali dell'Unione europea (Comece), il gesuita Jean-Claude Hollerich, arcivescovo del Lussemburgo. I populismi «costruiscono una falsa identità, denunciando nemici che sono accusati di tutti i mali della società: ad esempio, i migranti o l'Unione Europea. I populismi legano gli individui non in comunità dove l'altro è una persona vicina, un partner nel dialogo e nell'azione, ma in gruppi che ripetono gli stessi slogan, che creano nuove uniformità, che sono l'anticamera dei totalitarismi. Un cristianesimo autoreferenziale rischia di veder emergere punti comuni con questa negazione della realtà e rischia di creare dinamiche che alla fine divoreranno il cristianesimo stesso. Steve Bannon e Aleksandr Dugin - scrive mons. Hollerich - sono i sacerdoti di tali populismi che evocano una falsa realtà pseudo-religiosa e pseudo-mistica, che nega il centro della teologia occidentale, che è l'amore di Dio e l'amore del prossimo. Perché l'amore non può esistere senza libertà, e la libertà è la condizione indispensabile di ogni interazione umana, è la condizione indispensabile dell'agire e della responsabilità politica. Senza libertà la nostra fede non esiste. Risvegliamo quindi nei nostri cittadini il senso della libertà, della responsabilità e della solidarietà, diamo priorità a una fede viva, che è relazione, a una fede che non ha bisogno di offrire sacrifici sugli altari di Baal. Ma non lasciamoci ingannare: in un mondo che è alla ricerca di comunità, l'identità è importante. Si devono rispettare tutte le identità; al tempo stesso, però, si deve fare di tutto perché esse non siano chiuse, ma aperte, e divengano identità dialoganti». Per il gesuita che coordina i vescovi Ue, «il rispetto del popolo è l'antidoto contro i populismi».

Libera Chiesa in libero Stato

Popolari contro populisti. Anche se, a conclusione dell'assemblea generale svoltasi nei giorni finali della campagna elettorale il presidente della Cei cardinale Gualtieri Bassetti nega aver mai schierato la Chiesa italiana ufficialmente all'opposizione della Lega di Matteo Salvini. «Non è nel mio stile, nel mio temperamento, nel mio modo di pensare», contesta alcune ricostruzione dei lavori a porte chiuse dei Vescovi. «Poi saranno i fatti che dimostrano come stanno realmente le cose. Certamente io ho la mia visione della politica, basata sull'antropologia, il bene comune, la solidarietà e l'accoglienza. Ma non vado a interessarmi a quello che Salvini condivide o non condivide... su questo: 'libera Chiesa in libero Stato'...».