19 giugno 2019
Aggiornato 20:30
Elezioni Europee 2019

Europee o no, con i sovranisti bisogna «dialogare» per evitare «evoluzioni forse pericolose»

Così il politologo francese Dominique Reynié in un'intervista con Askanews, da Parigi: «I sovranisti possono «fare molto male all'Italia e all'Europa»

Europee o no, con i sovranisti bisogna «dialogare» per evitare «evoluzioni forse pericolose»
Europee o no, con i sovranisti bisogna «dialogare» per evitare «evoluzioni forse pericolose» ( ANSA )

PARIGI - Europee o no, con i sovranisti bisogna «dialogare» per evitare «evoluzioni forse pericolose». Così il politologo francese Dominique Reynié in un'intervista con Askanews, da Parigi. Reynié mette subito in chiaro di non avere la verità in tasca sul voto europeo che si tiene domani. Pur precisando che «sicuramente i risultati avranno delle conseguenze sulla vita politica francese ed europea». E proprio in chiave europeista, l'accademico e professore di scienze politiche a l'Institut d'Etudes Politiques de Paris (Sciences Po Paris) dichiara: i sovranisti possono «fare molto male all'Italia e all'Europa e quindi bisogna trovare delle soluzioni per impedire che questi movimenti derivino». Insomma dialogarci ed evitare radicalizzazioni, secondo quest'ottica.

Da parte degli europei infatti «c'è un dovere di solidarietà». E poi da francese, ammette: «Non siamo stati solidali finora, dobbiamo esserlo ora. È questo che mi preoccupa: se non si è solidali ora, si favorisce il degrado della situazione in Italia».

Insomma una questione di assenze ingiustificate dei partner europei. «Io penso che sulla questione dell'immigrazione sono stati abbandonati gli italiani, i greci, gli austriaci» che «hanno accolto molti più rifugiati e immmigrati dei francesi. Non ci sono lezioni da dare, bisogna essere solidali; non siamo stati solidali e quindi abbiamo contribuito a costruire questo risultato. Ma non si può solo criticare, bisogna fare attenzione».

L'attuale governo italiano agli occhi di Reynié deve essere piuttosto «convinto» e «aiutato», «discutere, vedere come si può aiutarli sull'euro, sull'economia, sul controllo dell'immigrazione, su tutta una serie di argomenti che permetterebbero di fare abbassare il livello della controversia». Peraltro Reynié ha sempre parato chiaro, trovando ad esempio «inaccettabile ciò che il Presidente Macron ha detto dopo le elezioni italiane, perché, per quanto ne so, le elezioni italiane si sono svolte in modo regolare, correttamente».

Quanto invece alla situazione interna francese e alla possibile evoluzione del movimento dei gilet gialli, da Reynié arriva una totale condanna: «Hanno delle liste che non avranno successo, questo è sicuro. Ma gli elettori che hanno simpatia per i gilet gialli voteranno soprattutto per Marine Le Pen, per la lista del Rassemblement national, e in seconda posizione per la lista di Aubry, per quella di Melanchon. Probabilmente i due terzi o i tre quarti per il Rassemblement national, per quello che ci dicono i nostri sondaggi. Ma molti si asterranno, perchè non sono contenti. In ogni caso si avvantaggerà (dei simpatizzanti dei gilet gialli) più Marine Le Pen di Melanchon». Insomma «più la protesta che il voto moderato, più l'astensione che la partecipazione».

In ogni caso - incalza Reynié - tutto ciò non influenzerà il risultato elettorale, perche «la Francia protestataria esisteva già: nel 2014 la lista di Marine Le Pen aveva ottenuto quasi il 25%, può darsi che ora sarà un po' più, o un po' meno».

Secondo il politologo i gilet gialli sono la Francia protestataria che passa a uno stadio differente, «quello della violenza e della strada. Quindi non uno stadio elettorale, ma post-elettorale. La Francia protestataria si è già espressa alle urne, più volte, e soprattutto nel 2007, e prima ancora, nel 2002 o nel 2005 col referendum sull'Europa. La Francia protestataria era molto presente sul piano elettorale. I gilet gialli sono la Francia protestataria che non si limita più al piano elettorale, ma passa all'azione. Nelle strade e all'azione violenta».