15 agosto 2022
Aggiornato 18:00
L'intervista

Becchi: «Draghi non vedeva l’ora di andarsene. Ma lo costringeranno a restare»

Il professor Paolo Becchi, ex ideologo del Movimento 5 stelle, commenta al DiariodelWeb.it la crisi di governo e le ultime mosse politiche di Giuseppe Conte

Il professor Paolo Becchi, ex ideologo del Movimento 5 stelle
Il professor Paolo Becchi, ex ideologo del Movimento 5 stelle Foto: Agenzia Fotogramma

Con il mancato voto di fiducia da parte del Movimento 5 stelle, la scorsa settimana, si è aperta un’altra crisi di governo estiva. Draghi è atteso di fronte al parlamento mercoledì e solo in quella sede sapremo se le sue dimissioni saranno confermate, se si formerà un nuovo governo o se si andrà alle elezioni anticipate. Qualunque sia lo scenario per la legislatura, di sicuro una delle forze che si trovano in maggiore difficoltà è proprio quella presieduta da Giuseppe Conte. Il DiariodelWeb.it ne ha parlato con il professor Paolo Becchi, filosofo, già ritenuto un ideologo dei pentastellati della prima ora.

Professor Paolo Becchi, come valuta le ultime mosse di Giuseppe Conte?
In generale potremmo anche dire: meglio una fine spaventosa che uno spavento senza fine. Cioè, uscendo adesso dal governo, il Movimento 5 stelle se la può anche giocare. Si poteva addirittura rilanciare. Però...

Però?
Non era il momento giusto, secondo me. Ha commesso lo stesso errore di Salvini con il Papeete. Ha sbagliato tutto, a partire da quando ha tirato fuori troppo in anticipo l'argomento del doppio mandato, che diventerà decisivo solo in campagna elettorale.

Quello è stato il primo errore.
Che ha dato l'assist a Di Maio per fare le valigie, operazione secondo me preparata da tempo per neutralizzare un'eventuale crisi di governo. Forse Conte ha sottovalutato l'influenza del ministro degli Esteri, che invece si è portato via parecchi parlamentari. La situazione si è fatta sempre più esplosiva e fuori controllo. Tanto è vero che nelle prossime ore non è esclusa un'ulteriore scissione dal Movimento, capitanata da Crippa.

Ma secondo lei come mai Conte ha scelto proprio questo momento per non votare la fiducia?
Lui continua a dire che in realtà non ha votato nessuna sfiducia. E, sotto un certo profilo, è anche vero. Se il voto sul decreto Aiuti fosse stato distinto da quello di fiducia, avrebbe votato contro a uno e a favore dell'altro. Non si può dire che Conte abbia sfiduciato il governo. Anzi, secondo me il vero artefice della crisi è Draghi.

In che senso?
Nel senso che ha colto la palla al balzo per dire che leggeva la mancata partecipazione del M5s come una sfiducia e per annunciare le sue dimissioni. Che inizialmente erano irrevocabili, salvo che Mattarella ha fatto cancellare questo aggettivo, rimandandolo al parlamento.

Quindi, secondo lei, Draghi non vedeva l'ora di dimettersi?
Sappiamo tutti che ha accettato l'incarico di presidente del Consiglio solo per poi prendere il posto di Mattarella. Da quando non è stato eletto al Quirinale, non aspettava altro che andarsene. Ma c'è un problema.

Quale?
Che adesso ha le mani legate. Mattarella non ha accettato le dimissioni e dai poteri forti arrivano pressioni fortissime perché lui rimanga. Basta leggere il Financial Times di oggi per rendersene conto. Quindi probabilmente sarà costretto a fare buon viso a cattivo gioco.

Quindi cosa succederà mercoledì?
Fino ad oggi l'idea di Draghi era di fare le sue dichiarazioni, salire al Colle e dimettersi. Ma i gruppi parlamentari gli hanno chiesto di votare. E in aula la maggioranza c'è ancora, anzi, con la seconda scissione del M5s potrebbe essere anche più ampia rispetto alle attese.

Insomma, pensa che lo scenario più probabile sia un Draghi bis?
Ci sono due scenari. Se Draghi è una personalità forte e seria, non solo quel «vile affarista» descritto da Cossiga, potrebbe dimettersi prima del voto del parlamento. Ma non credo che lo farà. E, se si vota e ottiene la fiducia, come fa a rinunciare all'incarico? Con queste pressioni internazionali, mi sembra molto difficile.

Certo che avere un premier in carica controvoglia non è una bella prospettiva.
È un governo destinato a scontentare. Da un presidente del Consiglio costretto, così come le forze che lo sostengono, cosa può nascere?

E Conte che fine farà?
Anche con la nuova scissione, potrebbe portare a casa un risultato, ma solo se si andasse a votare a settembre. Andrebbe subito all'opposizione, si farebbe il suo partito, Di Battista rientrerebbe in campo e se la potrebbe giocare come colui che ha avuto il coraggio di rompere con il governo che non rispettava il programma del Movimento 5 stelle.

Potrebbe avere un senso il voto a settembre?
Di più, sarebbe importante per fare chiarezza nel panorama del centro. Con il dimezzamento del parlamento e questo sistema elettorale, i nuovi partiti formati in due giorni, quello di Di Maio, di Renzi, di Calenda, sparirebbero.

Eppure a tutt'oggi Conte sembra fare fatica a prendere una posizione netta, a favore o contro Draghi. Lo stesso Grillo lo sfotteva su questo.
È proprio questo il suo limite: è politicamente incapace. Questa è la sua ultima chance, ma se si forma un nuovo governo è perdente in ogni caso. Entrando in maggioranza perderebbe completamente la faccia, stando fuori non otterrebbe comunque le elezioni anticipate. Resterebbe in congelatore ancora per quasi un anno. Sarebbe politicamente finito.

Cosa ha sbagliato in particolare?
Secondo me ha commesso degli errori di valutazione notevoli. È arrogante, è convinto di avere sempre ragione, non dialoga con le posizioni diverse dalla sua. Non essendo in parlamento non era neanche in grado di controllare i movimenti dei suoi gruppi. Ha deciso senza avere il polso della situazione. Per dimostrare di incarnare ancora il vecchio spirito del Movimento avrebbe potuto almeno indire un voto online per scegliere se partecipare o meno al governo, invece non ha fatto neanche questo. Ne uscirà con le ossa rotte.

E con lui tutto il Movimento 5 stelle.
Alle prossime elezioni prenderà il 3-4%. E alla fine meglio così, visto che non è riuscito nel suo obiettivo di cambiare la politica. Tanto è vero che non sorprende neanche più di tanto che Grillo se ne sia lavato le mani.

Il vaffa, stavolta, lo ha rivolto al suo stesso partito.
Secondo me sì. Non parla e, qualsiasi cosa dicesse, non lo ascolterebbero neanche più. Lui ha creato il Movimento, insieme a Casaleggio, e Conte è riuscito a distruggerlo in un anno e mezzo.

Non era facile.
Ci voleva dell'impegno. Per un politico sbagliare è facilissimo. Ma non azzeccare neanche una mossa...