7 marzo 2021
Aggiornato 00:00
L'intervista

Capezzone: «Draghi conferma le vecchie facce... e anche le vecchie politiche»

Daniele Capezzone, già parlamentare e oggi giornalista, analizza al DiariodelWeb.it lo scenario politico terremotato dall'ingresso al governo del premier Mario Draghi

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella con il Presidente del Consiglio, Mario Draghi
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella con il Presidente del Consiglio, Mario Draghi ANSA

Terremoto Mario Draghi. L'ingresso sulla scena dell'ex presidente della Bce ha già avuto un primo, importante effetto collaterale: quello di stravolgere completamente gli equilibri politici. Letteralmente scomparso il suo successore Giuseppe Conte, spaccato a metà il Movimento 5 stelle, divisa la coalizione di centrodestra tra coloro (Lega e Forza Italia) che hanno aderito alla nuova maggioranza e chi (Fratelli d'Italia) ha invece preferito rimanere coerentemente all'opposizione. Per provare a tracciare una mappa di come appare lo scenario al termine di questa tormentata crisi di governo, il DiariodelWeb.it ha chiesto aiuto a Daniele Capezzone, giornalista per il quotidiano La Verità e per il magazine Atlantico, commentatore tv in alcuni programmi delle reti Mediaset e già due volte parlamentare, ma soprattutto autentico liberale e allergico al politicamente corretto. Ecco la sua analisi nel giorno della fiducia al Senato dell'esecutivo Draghi.

Daniele Capezzone, Mario Draghi è davvero l'uomo giusto, ma soprattutto il governo che ha annunciato è quello giusto, per portare l'Italia fuori dalla crisi economica e sanitaria? O forse era più giusto tornare al voto?
In democrazia, la strada maestra è sempre quella di tornare al voto. Dopo di che, nel momento in cui il Quirinale (con argomenti a mio avviso assai discutibili) ha chiuso quella porta, è stato inevitabile interrogarsi sul male minore. Tra un Conte ter e una soluzione diversa, meglio la soluzione diversa, pur carica di incognite politiche. Detto ciò, e ferma restando quest’apertura di credito, è un peccato che Draghi abbia avallato la conferma di alcune vecchie facce, preludio (il primo segnale dello stop allo sci è lì ad attestarlo) della conferma anche di alcune politiche che invece andavano superate…

Il centrodestra si presenta ai nastri di partenza del governo Draghi in ordine sparso. Da un lato Salvini che vuole ripulire la sua immagine per diventare un giorno premier, dall'altra la Meloni che intende ingrossare le sue file restando all'opposizione. Chi dei due ha fatto la mossa giusta?
Probabilmente entrambi, vedendo le cose – diciamo – al primo minuto della partita. Salvini investe sulla possibilità di incidere e di corrispondere alle attese del mondo produttivo (non solo quello del Nord), dell’Italia che vuole riaprire e ripartire. La Meloni, dall’altro lato, investe sulla sua personale coerenza. Certo, resta un rimpianto. Se il centrodestra avesse giocato insieme il match, mettendo sul tavolo 143 senatori, avrebbe avuto una golden share totale, ma Fdi ha deciso diversamente. Mi auguro comunque che non ci siano tensioni tra Lega e Fdi, che auspicabilmente dovranno riprendere presto un cammino elettorale comune.

Nel frattempo anche Silvio Berlusconi è tornato al centro della scena. Questo scenario in che modo cambierà gli equilibri interni alla coalizione?
Mi auguro che la scommessa della sinistra, e cioè disarticolare il centrodestra, fallisca. Parliamoci chiaro: lo schema giallorosso era il Conte ter, eventualmente allargato alla sola Forza Italia, secondo il cosiddetto «modello Ursula». La mossa coraggiosa di Salvini ha scombinato questo piano della sinistra, che infatti reagisce cercando di provocare Salvini per indurlo al fallo di reazione.

Il sì del Movimento 5 stelle al governo Draghi è una conferma della maturità raggiunta dall'ex partito dell'antipolitica o piuttosto il tradimento definitivo di tutti i presupposti con i quali era nato?
I Cinquestelle ormai esistono solo in Parlamento. Se si va a votare, passeranno dallo stato solido a quello gassoso senza nemmeno transitare da quello liquido. In chimica credo si chiami sublimazione…

Il grande sconfitto è Giuseppe Conte: che giudizio dà del modo in cui ha gestito questa crisi di governo e che cosa si aspetta dal suo futuro?
Nonostante un’assordante fanfara mediatica, ha fallito su tutti i fronti: nel contrasto alla pandemia e in economia. Stagione da dimenticare, la sua. Mentre non vanno dimenticati i suoi laudatores, anche nei media e nelle redazioni: pure loro, nel loro piccolo, sono responsabili di danni molto gravi per l’Italia.