Italia | Caporalato

Caporalato o chiusura per fallimento: il triste destino dei nostri imprenditori schiacciati dalla concorrenza sleale

Poiché nel campo dei prodotti agricoli esiste un'area di libero scambio tra Unione Europea e PTM e in questi Paesi il costo della manodopera è molto più basso e i controlli più sfumati, i nostri imprenditori agricoli del Meridione si trovano di fronte a un bivio

ROMA - In Salento sono stati condannati 4 imprenditori italiani e 11 stranieri per sfruttamento dei lavoratori. Ovviamente siamo contenti per questa condanna perché riteniamo il caporalato uno dei reati più odiosi, ma, a differenza dI buona parte del resto della stampa, ci permettiamo solo di aggiungere una riflessione: giacché nel campo dei prodotti agricoli esiste un'area di libero scambio tra Unione Europea e PTM (Paesi Terzi Mediterranei, e cioè Turchia, Egitto, Marocco e Tunisia) e giacché in questi Paesi il costo della manodopera è molto più basso e i controlli più sfumati, i nostri imprenditori agricoli del Meridione che competono con i prodotti che noi possiamo importare si potrebbero trovare di fronte a due scenari: rischiare condanne per caporalato oppure chiudere per fallimento. Ci auguriamo che la nostra sia una visione troppo semplicistica, ma laddove così non fosse è evidente che siamo di fronte ad un grosso problema cui il legislatore deve trovare una soluzione. Per ultimo, i fatti contestati sono del biennio 2009-2010, la legge sul caporalato è del 2011: non potendo essere le leggi retroattive, la condanna è stata emessa per «sfruttamento del lavoro». Ci teniamo a precisarlo non per essere pignoli legulei ma per evidenziare che il nostro ordinamento spesso ha già un corpus di leggi che consente di punire i vari reati, ma talvolta, sotto la pressione dei media e dell'opinione pubblica, ha interesse ad andare a legiferare su determinate fattispecie senza che ve ne sia una particolare necessità, contribuendo così a rendere più complesso e macchinoso il sistema legislativo italiano.