31 ottobre 2020
Aggiornato 10:30
Agricoltura

Conte e Salvini a Foggia dopo la strage di braccianti: «Pene severe per i caporali»

Ieri si è tenuto il Comitato per l'ordine e la sicurezza. Il ministro dell'Interno: «Fermezza su chi viene beccato a sbagliare». Il premier: «Questa non è dignità»

FOGGIA«Fermezza su chi viene beccato a sbagliare, c'è una legge sul caporalato che, per alcuni versi, può e deve essere migliorata per permettere agli agricoltori per bene che anche in provincia di Foggia sono la stragrande maggioranza di poter lavorare legalmente e, quindi, non permetto che l'agricoltura foggiana e italiana venga etichettata come fuorilegge perché pochi usano mezzi mafiosi per arricchirsi». Lo ha detto il ministro dell'Interno, Matteo Salvini al termine del Comitato per l'ordine e la sicurezza riunito alla Prefettura di Foggia, dopo la strage di braccianti immigrati in un tragico incidente stradale. «La legge va applicata, ma vanno messi nelle condizioni tanti agricoltori di rispettare la legge ma che, a normativa vigente, hanno difficoltà a fare». Questo perché, ha spiegato il ministro, «se un caschetto o uno stivaletto ti rende peggio di un mafioso è difficile fare agricoltura subendo la concorrenza di altri soggetti e questo vale a Foggia come a Milano. È giusto punire pesantemente, arrivando alla confisca, chi commette reati pesanti – ha concluso Salvini – ma come sempre in Italia bisogna avere buon senso».

La visita del premier Conte
Anche il premier Giuseppe Conte si è recato in visita a Foggia: «La bussola di questo governo, anche nell'approccio che abbiamo avuto nei confronti dell'immigrazione, è quella di garantire la dignità della vita e la dignità del lavoro – ha scritto il presidente del Consiglio su Facebook – A distanza di decenni sembrano ancora attuali le lotte condotte da Giuseppe Di Vittorio nato a pochi km di distanza da qui», ha aggiunto Conte sottolineando che «per quanto riguarda il fenomeno del caporalato dobbiamo rafforzare gli strumenti di controllo e prevenzione e introdurre misure di sostegno al lavoro agricolo di qualità. In queste ore abbiamo approvato al Senato il decreto dignità. E questa parola, dignità, è la parola che noi dobbiamo e vogliamo rimettere al centro. Lavoro e dignità sono due parole indissolubili: non ci può essere lavoro senza il rispetto della dignità della persona. E questo deve valere per tutti e sempre, senza distinzioni. Qui a Foggia ieri sono morte dodici persone, che si sommano alle quattro morte sabato scorso. Sedici lavoratori sfruttati e umiliati dalle condizioni di lavoro e di vita a cui erano costretti. Questa non è dignità».

Martina difende la sua legge
Il segretario del Partito democratico, Maurizio Martina, primo firmatario della legge contro il caporalato, si è recato invece nella città pugliese per un incontro con i rappresentanti delle organizzazioni sindacali: «La legge 199 contro il caporalato che abbiamo votato nel 2016, votata da tutti tranne che dalla Lega, è cruciale. Ha permesso di aumentare controlli, arresti e regolarizzazioni di aziende. Nel 2017 sono stati individuati 5.222 lavoratori irregolari, di cui 3.549 in nero, con un tasso d'irregolarità del 50%. 387 sono stati i lavoratori riconosciuti come vittime di sfruttamento in agricoltura. 360 i provvedimenti di sospensione di attività imprenditoriali, 312 dei quali sono stati revocati a seguito di regolarizzazione. Le legge produce fatti importanti ma occorre avanzare ancora. Ora lo sforzo deve essere molto concentrato sulla prevenzione: gestione legale e sicura dei trasporti e degli alloggi e aumento controlli dell'ispettorato prima di tutto. Qualcuno nell'attuale maggioranza di governo voleva farne a meno ma se si supera questo errore è un bene per il Paese». Prosegue Martina su Facebook: «Questa mattina a Foggia ho incontrato le organizzazioni dei lavoratori dopo i tragici fatti di questi giorni in cui hanno perso la vita sedici braccianti agricoli stranieri. Sedici vite, una tragedia. Occorre unire tutte le forze in parlamento e sul territorio e combattere ancora il caporalato senza sosta e senza alcuna polemica sterile. La legge che abbiamo fatto non va cambiata, va applicata. Gli strumenti per la repressione ci sono, quelli per la prevenzione invece vanno rafforzati subito. Sul territorio. Viene prima la dignità delle persone e la tutela dei lavoratori su ogni altra cosa. Priorità assoluta va data a trasporti legali e sicuri, agli alloggi e a giusti compensi (anche continuando a combattere le aste a doppio ribasso). Sull'aumento immediato degli ispettori del lavoro il governo passi subito ai fatti. Noi siamo pronti ancora a fare la nostra parte propositiva per un obiettivo irrinunciabile. Il caporalato è mafia e come tale va contrastato e sconfitto», conclude.