12 dicembre 2018
Aggiornato 17:30

Lo 'scandalo della passata': paghiamo più la bottiglia del pomodoro

In piena battaglia contro il caporalato la denuncia della Coldiretti che mostra l'evidente squilibrio nella distribuzione
Raccolta di pomodori
Raccolta di pomodori (VALDRIN XHEMAJ/ANSA-ARCHIVIO/TO)

ROMA – Nel giorno della marcia dei braccianti nel Foggiano e in piena battaglia contro il caporalato, la denuncia della Coldiretti assume un valore ancora più importante: al supermercato, quando si acquista una passasta, si paga più per la bottiglia che per il pomodoro contenuto. Questo è quanto emerge da un'analisi sui costi di produzione dalla quale «si evidenzia una preoccupante distorsione». In una bottiglia di passata di pomodoro da 700 ml in vendita mediamente a 1,3 euro, oltre la metà del valore (53%), secondo la Coldiretti, è il margine della distribuzione commerciale con le promozioni, il 18% sono i costi di produzione industriali, il 10% è il costo della bottiglia, l’8% è il valore riconosciuto al pomodoro, il 6% ai trasporti, il 3% al tappo e all’etichetta e il 2% per la pubblicità». 

Lo squilibrio nella distribuzione
Esiste – sostiene la Coldiretti – un evidente squilibrio nella distribuzione del valore lungo la filiera favorito anche da pratiche commerciali sleali come i casi di aste capestro on line al doppio ribasso che strangolano gli agricoltori con prezzi al di sotto dei costi di produzione, nonostante il codice etico firmato l’anno scorso fra il Ministero delle Politiche Agricole e le principali catene della grande distribuzione, che avrebbe dovuto evitare questo fenomeno che spinge a prezzi di aggiudicazione che non coprono neanche i costi di produzione. 

Rompere la catena dello sfruttamento
Per questo «occorre spezzare la catena dello sfruttamento che si alimenta dalle distorsioni lungo la filiera, dalla distribuzione all’industria fino alle campagne dove i prodotti agricoli pagati sottocosto pochi centesimi spingono le imprese oneste a chiudere e a lasciare spazio all’illegalità» ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare la necessità di «una grande azione di responsabilizzazione, dal campo allo scaffale, per garantire che dietro tutti gli alimenti in vendita, italiani e stranieri, ci sia un percorso di qualità che riguarda l’ambiente, la salute e il lavoro, con una equa distribuzione del valore».