19 luglio 2019
Aggiornato 20:30

La larga intesa del vitalizio può salvare il governo

Sabato pomeriggio il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella avrà concluso il giro di consultazioni per verificare lo stato di salute dell'esecutivo. 417 deputati su 630 e 191 senatori su 315 non hanno ancora maturato il diritto alla «pensione» da parlamentare, ma potrebbero averla se tengono la poltrono fino al 15 settembre del 2017

ROMA – Sabato pomeriggio il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella avrà concluso il giro di consultazioni per verificare lo stato di salute del governo in Parlamento, dopo che il premier Matteo Renzi ha dato le proprie dimissioni. Oggi sarà il turno dei gruppi parlamentari minori, più la Lega Nord che ha anticipato a questa sera il proprio turno di consultazione e a differenza di Forza Italia non invierà il proprio leader Matteo Salvini ma una delegazione composta da il vicesegretario del Carroccio, Giancarlo Giorgetti e i capigruppo di Senato e Camera, Gianmarco Centinaio e Massimiliano Fedriga.

Lunedì l'incarico esplorativo
Come abbiamo detto, i forzisti che saliranno al Colle domani a mezzogiorno saranno capitanati da Silvio Berlusconi. Scelta low profile invece per il Movimento 5 stelle, che ha fatto sapere di non inviare al Quirinale né Beppe Grillo né Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista o Roberto Fico. Per il Partito Democratico, che chiuderà le consultazioni ci saranno il presidente Matteo Orfini, il vicesegretario Lorenzo Guerini, i capigruppi Ettore Rosato e Luigi Zanda. Fonti vicine a Mattarella, hanno riportato le agenzie di stampa, considerano probabile l'indicazione di un premier incaricato - mandato pieno o esplorativo che sia- «entro la giornata di lunedì». Il che significa che il capo dello Stato deciderà dopo le consultazioni se prendersi domenica come giornata intera di riflessione e consultazioni informali o dare nel pomeriggio l'incarico per consentire già lunedì all'incaricato di avviare le sue di consultazioni.

La questione vitalizio
Il presidente del Consiglio uscente ha spiegato durante l'ultima direzione del Pd di vedere come unica opzione al voto anticipato «un governo di responsabilità di tutti», che in Parlamento potrebbe trovare una nuova maggioranza, magari fra le fila degli aspiranti al vitalizio che non sono pochi. Solo chi rimane in carica almeno 4 anni e mezzo più un giorno infatti ha diritto la vitalizio parlamentare, data che corrisponde al 15 settembre del 2017 per 417 deputati sui 630 totali alla Camera e 191 senatori su 315. I Dem dal canto loro hanno fatto sapere di essere d'accordo sulla linea del segretario, con Zanda che al Corriere della Sera ha spiegato: «Una crisi di governo deve essere indirizzata a verificare se esistono maggioranze e formule per proseguire la legislatura. La maggioranza va ricercata con l'obiettivo di proseguire fino alla naturale conclusione della legislatura», al 2018 «ma, se non si trovano maggioranze, il voto è inevitabile».

Lega e M5s: al voto subito
Di parere opposto Lega e M5s che continuano a ripetere: al voto subito con qualsiasi legge elettorale. Salvini ha scritto su Facebook: «Ma quale governo? A casa Renzi e Alfano, e a casa anche i 174.000 sbarcati quest'anno! Solo una strada: voto subito». Grillo ha pubblicato un post sul suo blog in cui ha accennato alla questione vitalizio, «Al voto. E senza scuse, la legge elettorale c'è già. E se i parlamentari non maturano la loro pensione d'oro chissene frega» e ha paventato l'arrivo di un governo tele-guidato da Bruxelles: «Il prossimo governo tecnico dovrà quindi riportare l'Italia nel recinto del Fiscal Compact distruggendo i bonus improduttivi di Renzi e tagliando sanità, scuola, enti locali, sussidi di disoccupazione, pensioni». La soluzione secondo il fondatore dei 5 stelle c'è: «L'unica soluzione per evitare un nuovo governo al guinzaglio di Bruxelles è il voto popolare, il più presto possibile».