20 ottobre 2018
Aggiornato 23:30

Per Renzi ora è davvero la fine: lo mollano pure i suoi fedelissimi

Dopo Richetti, Franceschini, Gentiloni, persino gli insospettabili Boschi, Lotti e Bonifazi incominciano, dietro le sue spalle, a criticare il loro capo Matteo
I renziani Luca Lotti e Maria Elena Boschi
I renziani Luca Lotti e Maria Elena Boschi (Claudio Giovannini | ANSA)

ROMA – Quando la nave affonda, i topi scappano. Non se ne abbiano a male i diretti interessati, per il paragone zoologico: non si tratta di un giudizio di valore su costoro, bensì della semplice citazione di un vecchio proverbio. Che si adatta molto bene ad una situazione quantomai d'attualità: quella del naufragio di Matteo Renzi e, con lui, di tutti i renziani. L'ex segretario del Partito democratico, da quando ha dovuto abbandonare la poltrona di premier, è sempre più allo sbando. Prima è stato abbandonato dagli elettori, che gli hanno rifilato la batosta più pesante di sempre per il centrosinistra alle ultime elezioni. Poi dall'ala moderata dei democratici, che hanno rapidamente fiutato l'aria di disfatta: non tanto Francesco Boccia, che è sempre stato uno dei suoi più netti oppositori interni, quanto l'ex alleato Dario Franceschini, alla ricerca di un fronte più ricollocare dove accasare la sua corrente, e perfino l'ex amico Matteo Richetti, che lo ha già scaricato per candidarsi alle primarie per conto suo.

L'endorsement di Gentiloni
A quel punto è toccato pure a Paolo Gentiloni allontanarsi da Renzi. Che lo aveva sì indicato come suo successore alla presidenza del Consiglio, ma da lì in poi non ha più smesso di rifilargli un rospo dopo l'altro, che alla fine anche un sincero moderato come il conte si dev'essere stufato di ingoiare. L'imposizione della Boschi come sua sottosegretaria, le continue dichiarazioni battagliere, perfino il «no» gratuito di Matteo alla richiesta di Paolo di candidare tre (dicansi, tre) suoi candidati nelle liste, tutti invece scartati. Alla fine, Gentiloni ha detto «basta», e ha deciso di appoggiare per la segreteria del Pd il nemico numero uno dei renziani, Nicola Zingaretti, accettando di salire sul palco con lui domenica prossima.

Se il Giglio magico sfiorisce
Ma la notizia che davvero nessuno si aspettava di leggere, e che dà più di tutte la misura della crisi nera in cui è ridotto il senatore di Scandicci, è il fatto che perfino i fedelissimi più insospettabili, perfino i petali più brillanti del suo Giglio magico, abbiano iniziato a criticarlo, se non apertamente almeno dietro le spalle, nei corridoi del Nazareno. Maria Elena Boschi (che a suon di foto su Instagram e sulla copertina di Maxim sta cercando di rifarsi una verginità dopo gli scandali di banca Etruria), Luca Lotti e Francesco Bonifazi ce l'hanno messa tutta per cercare di far capire al loro storico capo che sta sbagliando completamente strategia, che sta vedendo sfuggire sotto il naso tutti i suoi alleati, uno dopo l'altro. Ma lui non sembra dar loro ascolto e così, come rivela un retroscena sul sempre ben informato sito Dagospia, anche tra loro sta crescendo un'imprevedibile insoddisfazione. Per Matteo Renzi questo potrebbe essere davvero l'inizio della fine.