16 ottobre 2018
Aggiornato 04:00

Juncker minaccia l'Italia, gli rispondono Salvini e Di Maio

Fuoco sul presidente della Commissione europea da parte del governo. Che intanto si riunisce per gli ultimi ritocchi al Def. Il premier Conte: L'euro è la nostra moneta

ROMA – Lo spread fra il rendimento dei titoli di Stato tedeschi e italiani chiude sopra quota 300 punti, la giornata intensifica lo scontro fra il Governo e la Commissione europea. Ma i numeri, o almeno i dettagli, della Nota di aggiornamento del Def (che dovrebbe arrivare in Parlamento domani) e della successiva legge di Bilancio sono ancora in qualche modo in ballo e per questo a palazzo Chigi salta la prevista «cabina di regia» sugli investimenti pubblici in favore di un nuovo vertice politico. All’incontro, con il premier Giuseppe Conte, i due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini, il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, quello degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, i sottosegretari all’Economia Laura Castelli e Massimo Garavaglia e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti. Anche se sulla politica economica sono fondamentali i dati e le tabelle sui conti pubblici (peraltro a rischio di correzione a causa delle tensioni sui mercati finanziari), a tenere banco in giornata è lo scontro politico sull’asse Roma-Bruxelles.

Salvini usa toni forti
Il più deciso nella polemica è il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini, che in mattinata replica alle dichiarazioni del presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker, che ieri aveva parlato di euro a rischio se venisse a mancare la rigidità sui conti. «Le parole e le minacce di Juncker e di altri burocrati europei continuano a far salire lo spread, con l’obiettivo di attaccare il governo e l’economia italiani? Siamo pronti a chiedere i danni a chi vuole il male dell’Italia». Non basta il tentativo di precisazione del vice di Juncker, Valdis Dombrovskis: «Quello che ha detto Juncker è che dobbiamo essere rigorosi ma equi». Il leader della Lega nel pomeriggio rincara la dose: «Parlo con persone sobrie», avverte, con l’allusione alle voci sulla presunta confidenza con l’alcool del numero 1 di Bruxelles. «Qualcuno a Bruxelles – aggiunge Salvini – straparla per comprare sottocosto le nostre aziende usando lo spread e i mercati per intimorire qualcuno, ha trovato il Governo e il ministro sbagliato».

Vertice di governo
Non fa sconti nemmeno Luigi Di Maio: «Juncker – afferma – non è adatto a svolgere il ruolo di presidente della Commissione europea, ormai è evidente». Ma precisa: «Voglio ripeterlo ancora una volta: noi non abbiamo nessuna intenzione di non rispettare le regole europee come invece hanno fatto altri Paesi e senza che nessuno fiatasse, ma siamo un Paese sovrano». Tra le turbolenze di giornata, si segnala il presidente della commissione Bilancio della Camera, l’economista leghista Claudio Borghi: «Sono straconvinto che l’Italia con una propria moneta risolverebbe gran parte dei propri problemi», dice, ma poi lamenta che la sua dichiarazione è stata travisata: «Io sono convinto che l’Italia starebbe meglio con la sua moneta però la cosa non è nel contratto di governo. Ovviamente la seconda parte non si cita», accusa. Intanto però i titoli italiani sono sotto pressione e il presidente del Consiglio è costretto a intervenire: «L’Italia – sottolinea – è un Paese fondatore dell’Unione europea e dell’Unione monetaria e ci tengo a ribadirlo: l’euro è la nostra moneta ed è per noi irrinunciabile». Nel frattempo a palazzo Chigi si lavora e si cerca di offrire all’esterno un’immagine di stabilità: anche per questo è lo stesso Conte a diffondere su Twitter una foto del vertice, con un inedito Tria sorridente. «Al lavoro per il cambiamento. Tutti insieme avanti determinati con gli impegni presi», scrive il capo del governo, che rivendica l’indirizzo politico seguito: «La nostra manovra, per la prima volta, mette al centro i cittadini e fa il bene della gente». E Salvini chiosa in una dichiarazione a vertice in corso: «Confermato: puntiamo tutto sul lavoro e sulla crescita, via la Fornero e meno tasse alle partite Iva, in Europa se ne faranno una ragione, gli Italiani sono stufi di precarietà e insicurezza».