23 settembre 2018
Aggiornato 04:00

Il Pd ha paura del derby tra Roma e Lazio: rinviata la manifestazione 'anti-governo'

Slitta di un giorno la manifestazione dem 'Per l'Italia che non ha paura'. Il motivo? Il rischio flop vista la concomitanza del derby capitolino
Il derby di Roma. Foto di repertorio
Il derby di Roma. Foto di repertorio (ANSA/ETTORE FERRARI)

ROMA - «Per l'Italia che non ha paura». Questo il titolo scelto dal Partito democratico per la manifestazione di fine settembre a Roma «per il nostro futuro» e contro il governo Lega - Movimento 5 stelle. Peccato però che i dem, che hanno messo la (non) paura al centro della propria mobilitazione abbiano deciso di far slittare di 24 ore la protesta. Per paura ... del derby. Parliamo ovviamente della partita di calcio tra Roma e Lazio in programma sabato 29 settembre alle ore 15. Inizialmente l'idea era di spostare l'orario del concentramento dalle 14 alle 16. Poi, però, si è deciso per il cambio data. Così la tanto attesa e annunciata manifestazione del 29 settembre si terrà il 30. Appuntamento alle ore 14 in piazza del Popolo. «Per l'Italia che non ha paura. Insieme per il nostro futuro». È questo il tema della manifestazione. «Scendiamo in piazza per costruire un'alternativa alla politica dell'odio, del declino, dell'isolamento e della paura», si legge nel manifesto. «Scendiamo in piazza perché tante persone vogliono un Paese diverso: più giusto, più forte, più solidale, aperto al mondo e al futuro. Le paure e le preoccupazioni che hanno i cittadini vanno riconosciute e possono essere superate soltanto insieme; soltanto unendo le forze perché nessuno si senta solo. Scendiamo in piazza perché costruire questa alternativa democratica è il nostro impegno».

E in rete scatta lo sfottò
Inevitabile lo sfottò contro i vertici del Partito democratico per la decisione di cambiare data a una manifestazione che non era nata sotto i migliori auspici: decisa a fine luglio dopo l'aggressione «razzista» contro l'atleta azzurra Daisy Osakue è stata indetta dopo le ferie estive per evitare il flop. Ora la scelta di spostarla per la concomitanza con il derby di Roma. Significativo il commento, ad esempio, su Facebook di Luca Di Bartolomei, giornalista e figlio del compianto capitano della Roma del secondo scudetto, Agostino: «Il @pdnetwork è ormai diventato un meme vivente diretto nelle sue strutture da gente ciuccia e presuntuosa che vive fuori dalla realtà. Eppure sarebbe bastato guardare il calendario o i giornali sportivi (che mai mancavano nelle letture di dirigenti e quadri di una volta). Non voglio neanche pensare organizzativamente quanto costerá il cambio di data per i pullman e i treni in arrivo da fuori. Spiace che tanti bravi funzionari e qualche dirigente e parlamentare che ancora si impegna vengano frustrati da continui errori di superficialità marchiana».

I motivi della mobilitazione
Nel manifesto che spiega le ragioni dell'appuntamento, il Pd spiega: «Vogliamo riorganizzare il campo delle forze progressiste, un progetto ampio, aperto a tutti i cittadini, le organizzazioni, le realtà sociali che credono nei valori dell'uguaglianza, della solidarietà, della multiculturalità, della scienza e di una crescita più giusta in coerenza con l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile». Per questo «dobbiamo ricostruire un progetto capace di animare le intelligenze, i sogni, le passioni, la fiducia nel futuro soprattutto dei giovani, delle ragazze e dei ragazzi che devono essere i protagonisti dei prossimi anni. Ogni giorno che passa diventano sempre più evidenti i pericoli del governo giallo-verde, alla cui inaffidabilità gli italiani rischiano di pagare un prezzo molto alto». 

L'attacco a un governo «razzista»
«Dietro la propaganda e il clamore sui social, oltre lo sdoganamento del razzismo, le scelte di fondo di questo Governo portano a un impoverimento dei ceti medi e a un arricchimento di chi ha già di più, come accadrà con la flat tax. Quanto alla politica estera «questo Governo simpatizza con Orban, Putin, Trump e con i nazionalisti di ogni provenienza e sceglie apertamente la linea della distruzione dell'Unione europea. Una scelta che rischia di indebolire drammaticamente il nostro paese perché gli interessi di tutti gli italiani, oggi e in futuro, si possono proteggere e promuovere soltanto dentro il progetto comunitario».