22 maggio 2019
Aggiornato 16:30
Immigrazione

La frontiera tra Italia e Francia è un fronte invalicabile: Macron non sa di cosa parla

Da Ventimiglia a Bardonecchia la Francia respinge tutto quanto tenta di passare. Morti assiderati, caduti nei torrenti, inseguiti dai Gendarmi: questa è la realtà

PARIGI - Un attimo dopo che il centravanti francese Kylian Mbappé alzava la Coppa del Mondo nello stadio di Mosca, la Nike dava il via alla celebrazione della Francia campione con uno spot capolavoro. Mbappé, uno dei due teenager della storia ad alzare la coppa - il primo è l'inarrivabile Pelé - ha trascinato la Francia alla seconda stella cucita sul petto, e lo spot sosteneva un messaggio molto chiaro e politico. Una voce fuori campo, probabilmente di Pogba, scandiva questa frase: «Questa seconda stella non l'abbiamo vinta in Francia. L'abbiamo vinta nelle periferie in fiamme delle nostre città, a Parigi come a Marsiglia. Allora, quando siamo partiti per la Russia noi lo sapevamo già, lo sapevamo già che non avremmo vinto la seconda stella laggiù, perché l'avevamo vinta giù qua». Sullo sfondo, per tutta la durata dello spot, un susseguirsi di cemento, palazzi orribili, campi di calcio d'asfalto: le banlieue francesi, i loro guai, la miseria dove sono cresciuti i campioni del mondo. Quelle che andarono a fuoco nel 2005, quelle attraversate da un giovanissmo Vincent Cassel e dalla sua banda nel film capolavoro «L'odio».

Calcio come leva per l'integrazione
Il calcio, da almeno vent'anni, è utilizzato come una leva per rimarcare il primato dell'integrazione alla francese. Lo fu nel 1998 quando la nazionale di Zidane e Dechamps, fu ribattezzata  "Blancs Blacks Beurs" (bianchi, neri e arabi) per rimarcare il dato politico di un primato mondiale. La torsione strumentale di quella vittoria, inventata per calmare il vulcano di rivolta che covava nelle periferie francesi più che per rivendicare un'integrazione problematica, divenne un boomerang fenomenale e portò agli scontri di tredici anni fa a Parigi, quando l'ex presidente Sarkozy, al tempo ancora ministro, definì «feccia» i ragazzi delle banlieue in rivolta. Travolta fu perfino la nazionale di calcio, affidata dopo mille vicissitudini a Laurent Blanc, che portò ad una gestione sciovinista il mondo del calcio francese: un fallimento totale.

Macron e l'ipocrisia
Deve aver guardato diversi spot celebrativi della vittoria mondiale il presidente francese Emmanuel Macron per autoconvincersi che la sua politica rappresenta il lato tollerante dell'Europa che accoglie. Perché se si fosse fermato al dato reale che incarna l'operato della Police francese lungo la linea di confine che va da Ventimiglia a Bardonecchia, probabilmente non avrebbe agito con tanto ardore. Da tempo - noi ve lo avevamo raccontato già ad aprile dopo esserci andati - la Francia di Macron ha trasformato la frontiera in un fronte. In una prima linea, dove è schierato un esercito a protezione del confine. I migranti, clandestini o meno non cambia nulla, non vengono raccolti sulle montagne come accade in mare, fatta eccezione per qualche eroico volontario che gira per le montagne alla ricerca di gente che cammina in ciabatte in due metri di neve. I migranti muoiono assiderati, annegati, rincorsi dai lupi e dai gendarmi quando mettono il piede in Francia. Secondo alcune organizzazioni che lavorano sul campo la polizia francese avrebbe persino maltratto dei bambini. 

Una nigeriana ripescata nel fiume, come tanti
Una donna nigeriana di appena diciotto anni, solo pochi mesi fa, è stata trovata morta assiderata nel greto di un torrente, a tredici chilometri dal confine italiano. I connazionali che tentavano di attraversare il confine passando il valico di Claviere-Monginevro raccontavano che la donna è stata inseguita in una notte di ghiaccio, fino a quando questa si è gettata nel torrente dove è morta. L'hanno ripescata a Briançon, a dieci chilometri da dove si era gettata in acqua. Al Colle della Scala, sopra Bardonecchia, di tanto in tanto i turisti incappano nei cadaveri di chi tentava il passaggio, e le ronde private pattugliano la frontiere sotto gli occhi della Gendarmeria. La quale, come noto, non esita a fare irruzioni in territorio italiano, dove osano perfino chiedere i documenti agli italiani: prassi che mette in evidenza l'arroganza e manifesta sensazione di onnipotenza di cui godono. A Ventimiglia solo poco tempo rimpatriavano i minori, nonché gente pescata a caso, anche lontano dal confine. Nota la scena del poliziotto italiano che rifiuta la riconsegna del bambino-pacco accompagnato dai gendarmi di frontiera. Che cosa rivendichi il presidente Macron è ignoto: la sua politica non è diversa da quella ungherese o italiana. Gli piace raccontare un mondo che non esiste, come nel bellissimo spot della Nike.