20 luglio 2019
Aggiornato 22:00
Infrastrutture

Strade insicure? Perché Salvini incolpa l'Europa

Sul banco degli imputati del governo per il disastro di Genova finisce anche la Ue: «Ci impedisce di investire». Ma la Commissione: «L'Italia ha avuto flessibilità»

Il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, nella sua visita a Genova sul luogo del crollo del ponte Morandi
Il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, nella sua visita a Genova sul luogo del crollo del ponte Morandi ANSA

Non c'è solo la società Autostrade: sul banco degli imputati del governo, per il disastro di Genova, è infatti finita anche l'Unione europea. L'attacco è partito dal ministro dell'Interno Matteo Salvini, che ha accusato la Ue di imporre «vincoli che ci impediscono di spendere soldi per mettere in sicurezza le scuole dove vanno i nostri figli o le autostrade su cui cui viaggiano i nostri lavoratori», ha tuonato il vicepremier su Twitter. Rincarando poi la dose in un'intervista rilasciata al Messaggero: «Viene prima il diritto alla sicurezza dei cittadini italiani o il rispetto dei vincoli europei? Per me, molto prima dello zero virgola dettato dall'Unione europea. Prima dell'obbedienza contabile che non ci fa spendere i soldi che potremmo usare, se no sforiamo, se no ci rimproverano e ci bacchettano, viene la vita degli italiani che va protetta, va garantita, e nulla merita di essere rispettato più di essa. Io dico che gli avanzi di bilancio, e l'Italia ne ha, devono essere spesi da subito per mettere in sicurezza i nostri territori. E nessuno a Bruxelles può dirci nulla».

La replica dell'Unione
Da Bruxelles, per la verità, la Commissione europea ha avuto molto da ridire sulle dichiarazioni del leader della Lega. Pur chiarendo di non avere intenzione di entrare in «uno scambio politico di accuse», mentre ancora i soccorritori stavano scavando tra le macerie e i genovesi stavano piangendo i loro morti, non ha mancato di puntualizzare con una nota che «l'Italia è uno dei principali beneficiari della flessibilità all'interno del patto di stabilità e crescita» e che questo «ha permesso all'Italia di investire e spendere negli ultimi anni molto di più». Anzi, prosegue il documento, «l'Unione europea ha incoraggiato gli investimenti in infrastrutture in Italia», tanto da stanziare «2,5 miliardi di euro nel periodo 2014-2020 in fondi strutturali e di investimento europei per infrastrutture di rete, come strade o ferrovie» e da promuovere un piano specifico di investimenti per le autostrade nel nostro Paese che «consentirà di portare avanti circa 8,5 miliardi di euro di investimenti, anche nella Liguria». A sostegno della versione europea si è levata anche la prestigiosa voce del Sole 24 Ore, che ha ricordato il piano Juncker, lanciato nel 2014, e che ha smosso almeno 335 miliardi di euro di finanziamenti privati, che riguardano anche la rete stradale, e il più generale invito rivolto ai governi nazionali ad investire in modo più mirato e con maggiore trasparenza anche sulle autostrade.

Il piano di investimenti
Tutto vero. Ma, al di là delle specifiche misure promosse dall'Europa sui singoli temi, sarebbe altrettanto sciocco e miope negare quanto le regole imposte in questi anni dagli inflessibili burocrati continentali, prima fra tutte il patto di stabilità, abbiano influito nell'impedire ai vari enti (non solo lo Stato, ma anche i Comuni) di spendere liberamente i loro soldi. Persino quando li avevano in cassa, persino quando questi investimenti erano intesi a rimettere in sicurezza le loro infrastrutture. Tanto che il monito della Commissione, che non ha perso tempo a ricordare a Salvini che «l'Italia ha già avuto molta flessibilità», suona sinistramente proprio come la chiusura di una porta in faccia al governo italiano, e alle sue velleità di avviare una sorta di piano Marshall per strade e ferrovie. Ma l'esecutivo promette comunque di andare avanti per la propria strada, e addirittura il severo ministro dell'Economia, Giovanni Tria, dà manforte al suo collega dell'Interno nel promettere che non si lesinerà sulla spesa pubblica pur di rimodernare la nostra rete viaria. «Di fronte all'immane tragedia di Genova è il momento del cordoglio e dello sforzo di tutti per prestare i primi soccorsi e affrontare l'emergenza della città – ha concluso il titolare di via XX settembre – ma non potrà mancare l'esame attento e rigoroso delle cause e e delle responsabilità. Nessuno si dovrà trincerare dietro l'alibi della mancanza di fondi o di vincoli di bilancio».