21 settembre 2018
Aggiornato 23:00

Civati: «Lega-M5s? Tanti slogan, nulla di concreto»

Il fondatore di Possibile fa il punto ai nostri microfoni sull'esecutivo: «Salvini diceva 'Prima gli italiani', ma si occupa solo dei migranti. Di Maio? È di destra»

Pippo Civati, sul caso Aquarius ha detto che il governo italiano non può negare l'approdo perché in realtà non è stata mai disposta alcuna chiusura dei porti. Ma se i porti non sono mai stati chiusi, perché l'opposizione protesta tanto?
Perché questo governo, che ha vinto le elezioni sullo slogan «Prima gli italiani», in realtà si occupa solo dei problemi dei migranti. Al di là degli hashtag, nessuno ha mai chiuso i porti: si tratta di una propaganda politica, senza alcuna concretezza amministrativa. Mi risulta che nello staff del ministro Toninelli, che deve essere composto da geni, si stia addirittura discutendo di un ponte con la Gran Bretagna... Mi sembra assurdo che un Paese di 50 milioni di abitanti non riesca ad affrontare con più serietà la situazione di poche decine di persone abbandonate in mezzo al mare. Invece si continua a speculare con gli stessi toni della campagna elettorale, come se le elezioni non ci fossero mai state e al governo ci fossero i marziani.

Conte ha risposto sottolineando che però gli sbarchi sono diminuiti.
La stessa cosa che diceva Minniti: quindi Salvini non è primo neanche in questo. Il punto vero è che non si è risolta la partita più importante: ovvero la ripartizione dei migranti a livello europeo. Se il governo si fosse concentrato su questa questione, invece che sulla retorica, sarebbe stato molto meglio. Mi pare che manchi la disponibilità degli altri Paesi e anche la capacità del nostro esecutivo di farsi valere.

Il tema dei migranti è stato appaltato alla Lega...
È vero, ma per molte questioni il ministro competente è Toninelli, che sembra voler diventare il vice-Salvini...

...intanto il Movimento 5 stelle si occupa del lavoro, con il decreto dignità. Non le sembra che rappresenti comunque una svolta, rispetto al jobs act?
È veramente piccola cosa, rispetto ai toni trionfalistici. Non mi associo alla retorica renziana, secondo cui ogni regola imposta al mercato del lavoro fa perdere posti: mi sembra una lettura sbagliata.

Ma, secondo lei, non è stato fatto abbastanza.
Se in campagna elettorale prometti di cancellare la precarietà, di reintrodurre l'articolo 18, di fare investimenti per rendere più competitivi i contratti a tempo indeterminato, e poi ti limiti al decreto dignità... è come promettere la Champions e poi non retrocedere.

Almeno è un primo passo nella direzione giusta?
È un passettino minimo, parziale e senza una strategia. Pensiamo all'emendamento di Leu per reintrodurre l'articolo 18, al quale hanno votato tutti contro. O pensiamo alla questione dei voucher. Ci sono tante contraddizioni.

Come sulla questione Tav e Tap. Anche lì se ne sentono di tutti i colori dal governo...
Lì si esagera. Il M5s aveva accusato tutti noi, anche chi era all'opposizione come me, di avere interessi. Un po' come quando Salvini prometteva, come primo atto del governo, di eliminare le accise sulla benzina e la legge Fornero. Io vedo molta confusione. Quando Di Maio, dopo anni di parlamento, sostiene di dover ancora fare l'analisi costi/benefici è un modo per rinviare la decisione e difendere gli equilibri con la Lega, che la pensa diversamente. Del resto, lo stesso Toninelli, che anche stavolta è protagonista...

Ce l'ha con lui?
No, è lui che ce l'ha con se stesso... Dice prima che si fa, poi che non si fa, poi l'analisi, poi vediamo... Hanno dato a tutti dei mafiosi e dei ladri, ma ora che tocca a loro è più complicato.

La differenza tra la protesta e la proposta.
Parlare di campagna elettorale, nel mio caso, è come parlare di corda in casa dell'impiccato, ma lo faccio con autoironia... Se non promettevi il paese della cuccagna, non potevi neanche partecipare, neanche avere la dignità di un'intervista come questa. Sparare promesse inimmaginabili, in un Paese un po' fragile, fa prendere molti voti, ma non risolve i problemi.

Si è fatto sentire molto anche sulla questione della legittima difesa. Come le pare il dibattito?
Mi sembra che si siano incartati, perché è una legge molto difficile da cambiare: peraltro firmata dall'ultimo governo di destra, quando la Lega governava con Berlusconi. Anche qui c'è molta retorica, e anche in questo caso il M5s, che era contro le armi, ora è molto aperto alle provocazioni di Salvini. Ci avevano spiegato che loro non erano né di destra né di sinistra: in questo caso, come molti altri, sono banalmente di destra. E purtroppo si sono registrati anche episodi gravi: non dico che siano una conseguenza diretta, ma è quest'aria che tira.

A questo proposito: quando ascolto l'opposizione di centrodestra, dicono che Salvini non sta rispettando il programma per colpa dei Cinque stelle; quando ascolto l'opposizione di centrosinistra, sostengono che comandi Salvini. Ma in realtà, in questo governo, chi conta davvero?
Di sicuro non Conte, su questo sono tutti d'accordo... Io sono di sinistra, ma do una lettura più articolata. Oggettivamente, chi finora ha portato a casa il maggior dividendo politico è Salvini: il suo approccio, le sue parole d'ordine, stanno passando nell'opinione pubblica. Ma me la prendo con il M5s perché loro hanno vinto le elezioni: erano spietati, non accettavano mediazioni, invece adesso le loro promesse non si stanno realizzando, anzi. Io mi arrabbiai molto quando, nella precedente legislatura, con i voti del centrosinistra si fecero cose molto discutibili; a maggior ragione devo dirlo per i Cinque stelle.

Nessuno dei due sta rispettando il programma elettorale, insomma.
Salvini non può rispettarlo perché il suo è folle. Quello del M5s era basato su principi che difficilmente si potranno concretizzare. Ma, per serietà, non voglio parlare di truffa elettorale fino alla finanziaria di ottobre. Per adesso abbiamo qualche fondato sospetto che sia così.