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La ricetta di Prodi contro l'immigrazione incontrollata: un piano Europa-Cina per l'Africa

"Bisognerebbe annacquare, anzi, decolorare l’influenza postcoloniale sui governi africani e sostituirla con un grande piano di sviluppo sino-europeo”

Romano Prodi
Romano Prodi (ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)

ROMA - «Bisognerebbe annacquare, anzi, decolorare l’influenza postcoloniale sui governi africani e sostituirla con un grande piano di sviluppo sino-europeo». Intervistato da La Stampa, l’ex presidente della Commissione europea ed ex presidente del Consiglio Romano Prodi ha le idee chiare rispetto a cosa servirebbe fare per una gestione più sensata e controllata dell'immigrazione, soprattutto irregolare: un grande accordo Ue-Cina per il governo dei flussi migratori dall'Africa, dunque. «Capisco - ha osservato - che può sembrare un’utopia. Ma ci farebbe fare un enorme salto avanti». A giudizio di Prodi «Europa e Cina hanno interessi convergenti. Basta un minimo di intelligenza politica per capire che uno sviluppo ordinato dell’Africa garantirebbe flussi migratori ordinati». Senza la guerra in Libia - questa la riflessione del Professore - non mi farebbe paura niente. «Le migrazioni sono sempre esistite. Ma queste non sono gestite. Tutte le cose non gestite fanno paura. Gheddafi era un dittatore, ma con lui si facevano accordi».

Perché la Cina ha interessi così forti in Africa
Quello che indica l'ex premier è un disegno «complesso, ma so che è importante farlo». Europa e Cina hanno interessi comuni, questo è certo. Quelli della Cina n Africa sono molto forti i per un motivo molto semplice: ha il 7% delle terre arate del pianeta e il 20% della popolazione mondiale. Finché le persone erano rassegnate a soffrire la fame il problema non si poneva. Quando sono aumentati i consumi e le aspettative individuali e collettive, spiega Prodi, il governo cinese è andato a cercare cibo, energia e materie prime là dove poteva trovarle: in altri paesi dell'Asia, America Latina e in Africa. La Cina è un soggetto molto importante nel quadrante africano, ma bisogna innanzitutto superare le resistenze francesi e «di tutti coloro che conservano interessi specifici sui singoli Stati».

Nessun colonialismo
Un’influenza economica molto forte, che «ognuno può chiamare come vuole», ma che non ha nulla a che fare con il colonialismo classico. «Prima di dare un giudizio è opportuno sapere che cosa ne pensano governanti e governati africani che hanno un rapporto con la Cina»: ci sono situazioni molto diverse, ma tendenzialmente apprezzano la quantità del denaro investito e la rapidità nell’esecuzione delle opere. Mentre non amano il numero ridotto di lavoratori locali assunti. Utilizzano troppa mano d’opera cinese. E nemmeno l’accaparramento delle terre, che però avviene anche da parte dei sauditi, dei coreani e di molti altri Paesi.

Russia, Usa e gli altri
Sarebbe utile coinvolgere anche Russia e Stati Uniti, ma non è così fondamentale secondo Prodi: gli Usa non hanno bisogno dell'Africa. Sono autosufficienti dal punto di vista energetico, alimentare e delle materie prime. E sostanzialmente la stessa cosa vale per la Russia. Partire con Europa e Cina sarebbe già una gran cosa. Gli Stati Uniti hanno alcune centinaia di basi militari all’estero e molte migliaia di soldati solo nelle basi militari in Italia. Così gli inglesi, i francesi e i russi: tutti hanno basi militari all’estero. «E’ una questione strategica fondamentale. I cinesi ne hanno una e l’hanno messa lì dove passa il petrolio per la Cina». La Cina è l’unica grande potenza che manda i suoi soldati sotto il controllo delle Nazioni Unite. Gli Stati Uniti e la Russia, per esempio, non lo fanno. Dunque che cosa è meglio: collaborare o non collaborare con le Nazioni Unite?.

Cina primo partner commerciale
Oggi la Cina è il primo partner commerciale dell’Africa: il volume di scambi è pari a 180 miliardi di dollari annui. Gli investimenti cinesi si concentrano in Etiopia, Algeria, e Nigeria. È soprattutto l’Etiopia il Paese africano dove Pechino ha riversato negli ultimi dieci anni il maggior numero di investimenti: 330 miliardi in totale a partire dal 2005, di cui 280 in Africa Sub-Sahariana e 50 in Nord Africa. Alta concentrazione nel settore delle infrastrutture: trasporti ed energia. Di recente Yapi Merkezi, colosso edile turco, ha soffiato ai concorrenti cinesi l’appalto per la costruzione di una enorme linea ferroviaria: un’opera da quasi 2 miliardi di dollari che collegherà Awash con Hara Gebeya, 4 mila chilometri di binari che uniranno il Nord proprio con il Centro dell’Etiopia. Erdogan incalza Washington e infastidisce Pechino, anche se è troppo presto per dire che la Turchia, ultima potenza a entrare in Africa, dopo Europa, Stati Uniti, India e Cina, possa inquietare la consolidata presenza cinese. La ferrovia garantirà allo Stato africano uno sbocco strategico sul Mar Rosso: i vagoni arriveranno fino a Gibuti, dove Pechino ha aperto la prima base navale all’estero.