22 gennaio 2021
Aggiornato 06:30
Governo

L'Arcigay contro Fontana e Salvini: Conte ripristini il Ministero delle Pari Opportunità

"Le dichiarazioni di Salvini e Fontana sembrano tratte da un vecchio giornale degli anni Cinquanta"

ROMA - "In queste prime ore di parole copiose e scomposte di molti neoministri del governo Conte, urge rivolgere una domanda direttamente al Primo Ministro, che punti al cuore dell'identità del mandato che ieri si è aperto». Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay, non crede quasi alle parole del neoministro per la Famiglia Lorenzo Fontana. "Nelle ultime 24 ore - prosegue - abbiamo letto numerose dichiarazioni, del ministro Salvini e del ministro Fontana, che parevano tratte da un giornale di almeno mezzo secolo fa. Il furore xenofobo di Matteo Salvini, il suo rimuovere, tra l'altro con parole e concetti piuttosto confusi, l'esistenza delle famiglie omogenitoriali e soprattutto dei loro figli e figlie; il ministro alla Famiglia che si aggrappa a quel singolare asfittico appiccicato al suo dicastero, promuovendo l'invisibilità delle famiglie arcobaleno, che sono un dato di realtà e non un'opzione». Sempre Fontana che ripropone il "refrain 'ho tanti amici gay', per poi subito dopo raccontarci che i gay in Belgio sono addirittura nelle istituzioni, strappandoci un'amara risata, perché per il ministro pare che i gay siano una popolazione d'Oltralpe, mentre le persone LGBTI esistono dappertutto, anche in Italia, e hanno ricoperto, e ricoprono tuttora, ruoli istituzionali di primo piano, tanto in Parlamento quanto negli enti locali». E ancora: sempre il ministro alla Famiglia che ripropone la "retorica" dei figli come un destino per le donne, scordandosi che i figli sono certo una questione di welfare e di possibilità, ma sono innanzitutto una scelta e un atto d'amore, non una "produzione da incentivare per far impennare il Pil".

"Dov'è il cambiamento?"
Per questo l'Arcigay chiede al premier Conte in che modo tutto questo, e in che senso, rappresenterebbe il cambiamento? "A noi pare, e non è affatto una questione di interpretazioni, che dopo i recenti, timidi e insufficienti, passi avanti in tema di diritti e autodeterminazione, si stia tornando a una linea politica che farebbe passare per moderno, al confronto, un discorso del fu democristiano Andreotti». Parole e idee che "sanno di polvere", che veicolano "rappresentazioni in bianco e nero, ammuffite, del tutto incapaci di leggere il presente, figuriamoci se possono progettare un futuro». Promettono il cambiamento e ci propinano l'antiquariato, prosegue Piazzoni. "Caro Premier, così si inizia proprio male». Le persone LGBTI non solo esistono ma sono visibili nella società, sono protagoniste in tanti modi e - udite udite - in alcuni casi fanno perfino figli e costruiscono famiglie. Chi non lo vede ha lo sguardo rivolto all'indietro, come se fosse stato "congelato negli anni Cinquanta del secolo scorso per improvvisamente scongelarsi oggi, in una nebbia di naftalina». Invece, le persone LGBTI hanno bisogno di cambiamento "quanto tutte le altre. E il cambiamento può voler dire solo riconoscimento, diritti, opportunità".

L'appello a Conte
Il numero uno di Arcigay lancia la sua richiesta al Primo Ministro: se c'era una cosa "moderna" che la nostra Repubblica aveva messo in campo negli ultimi trent'anni era il Ministero alle Pari Opportunità. La sua assenza nella compagine di governo "assimila questo neonato mandato a quelli del vecchio pentapartito». Il premier vuole un governo del cambiamento? Allora assegni la delega alle Pari Opportunità, attacca Piazzoni, investa sulle politiche dell'uguaglianza, risolva le diseguaglianze e le discriminazioni da cui il nostro Paese non è mai riuscito ad affrancarsi. E metta i suoi ministri a lavorare, "perché le parole, gli slogan, sono roba vecchia. E se sono parole omofobe e razziste sono pure tristi e imbarazzanti, perché tradiscono una grande ignoranza, la stessa ignoranza di sempre".