14 ottobre 2019
Aggiornato 13:30

Il Pd non sa più chi è il suo nemico: Grillo ... o Renzi?

L'ex premier contro il M5s: «Hanno sbroccato». La minoranza Pd: «Renzi torni a fare politica»

Renzi e Franceschini sul palco della Leopolda, Firenze, 25 novembre 2017
Renzi e Franceschini sul palco della Leopolda, Firenze, 25 novembre 2017 ANSA

ROMA - Renzi contro Grillo. Franceschini contro Renzi. Il Paese attende di capire cosa ne sarà del governo. Il presidente della Repubblica proverà, nella giornata di lunedì a dare un esecutivo all'Italia. Il centrodestra si mostra compatto nel chiedere l'incarico. Salvini è pronto ad andare in cerca della fiducia in Parlamento. Il Movimento 5 stelle si stringe e punta alle urne. In questo scenario, caotico ma almeno chiaro nelle sue divisioni, il Partito democratico è alle prese con una guerra intestina che potrebbe terminare con l'implosione di un partito che solo quattro anni fa aveva il 40% dei voti (europee 2014). L'ultimo scontro è arrivato dopo le parole scritte dall'ex premier Matteo Renzi su Facebook contro il Movimento 5 stelle, reputate «superficiali e sbagliate» da Dario Franceschini, «improvvide» da Francesco Boccia, «senza un'idea, una riflessione o uno straccio di proposta» da Daniele Viotti. 

Matteo Renzi contro il Movimento 5 stelle
Su Facebook, l'ex premier ha spiegato i suoi motivi che hanno portato alla rottura di qualsiasi trattativa con il Movimento 5 stelle. I suoi, appunto: «Per due mesi hanno fatto i bravi, gli istituzionali. Oggi capiscono finalmente di non avere i numeri per Palazzo Chigi e quindi sbroccano. Beppe Grillo addirittura torna a proporre referendum sull’Euro e accusa gli altri partiti di Colpo di Stato per la legge elettorale, dimenticando che grazie al Rosatellum i Cinque Stelle hanno preso il 36% dei seggi, nonostante si siano fermati al 32% dei voti». Poi, secondo Renzi, il contrordine dal Blog di Grillo: «Il PD torna a essere un partito di delinquenti, non più il compagno di strada verso il Governo. Sui social tornano gli insulti, le campagne di odio condotte dai finti profili, il giustizialismo. Quando vedo certe capriole – aggiunge – sono orgoglioso di aver contribuito, insieme a tanti altri militanti, a evitare l’accordo tra il PD e i Cinque Stelle. Lo ripeto: sono orgoglioso. Perché non è stata una ripicca, ma solo una constatazione: rispetto ai dirigenti Cinque Stelle noi abbiamo una diversa concezione dell’Europa, del lavoro, del futuro, dei diritti, della lotta politica contro gli avversari. Massimo rispetto per gli elettori che hanno scelto i Cinque Stelle. Se hanno i numeri per governare, governino. Ma massimo rispetto anche per chi non vuole finire la propria esperienza come partner di minoranza della Casaleggio e Associati srl».

Boccia: «Una caduta di stile» 
«La dichiarazione di Renzi su Facebook? Non è una dichiarazione corretta, è l'ennesimo messaggio improvvido, l'ennesima mancanza e caduta di stile, così si sta intestando la rottura non di un dialogo ma della possibilità che ci sedesse al tavolo col M5S. E' un errore politico». Così Francesco Boccia, deputato Pd, ai microfoni di Un Giorno da Pecora, su Rai Radio1, la trasmissione condotta da Geppi Cucciari e Giorgio Lauro. «Il limite di Renzi è che continua a far politica guardando al passato, è sempre rancoroso, arrabbiato con qualcuno, continua a dire che gli italiani il 4 dicembre ed il 4 marzo hanno sbagliato, non hanno capito. Ma se non hanno capito, un motivo ci sarà», osserva Boccia, secondo il quale «grazie a questa sua illuminante strategia, l'ennesima, di Matteo Renzi, si torna dritto dritto al voto. Se Renzi vuole andare al voto lo dica agli italiani. Se si torna dritto al voto con la legge che abbiamo voluto, il destino mi sembra segnato».

La minoranza Pd insorge
Durissima la presa di posizione di Daniele Viotti, parlamentare europeo dell'ormai minoranza Pd: «Matteo Renzi si dice orgoglioso di aver fatto fallire la trattativa con i 5 Stelle. Attenzione, non la nascita di un Governo (sarei stato contrario anche io) ma proprio l'apertura di un confronto. E questo ci porta dritto a due strade: un governo con tutti dentro (ma senza i 5 Stelle naturalmente e quindi una riedizione dell'inciucione con il centrodestra) oppure le elezioni anticipate. E infatti proprio i 5 Stelle e la Lega sono già in piena campagna elettorale con i loro referendum sull'Euro e abolizione della Legge Fornero. Noi invece siamo ancora fermi ai tatticismi del nostro ex segretario e alle sue manovre per continuare a perpetrare il suo comando sul partito. Di politica neanche l'ombra. Non una idea, non una riflessione, neppure lo straccio di una proposta». Per Viotti l'unica strada passa dal riprendere a fare politica: «Ci sono tre questioni enormi da affrontare e che dovremmo far diventare il perno della nostra proposta politica, una proposta che deve essere rivoluzionaria rispetto a quanto fatto fino ad ora, una inversione a 180 gradi: contrastate l'idea della precarietà del lavoro e di vita, lotta alla povertà incrementando il REI e portare a livelli europei il finanziamento alla ricerca e allo sviluppo per spingere sull'acceleratore dell'innovazione delle nostre imprese. Dovremmo ripartire da qui, ma oggi nel Partito Democratico sembra prevalere questa idea: vietato fare politica».

Franceschini pronto a rompere
«Penso che la riflessione di Renzi sia superficiale e sbagliata». Per Dario Franceschini «proprio il fatto che Grillo e 5 Stelle tornino, fallita una prospettiva di governo e avvicinandosi le elezioni, ai toni populisti e estremisti, dimostra che avremmo dovuto accettare la sfida di un dialogo proprio per portarli a rapportarsi con la realtà di una azione di governo reale che non si affronta con grida e slogan. Come evolve un movimento che raccoglie il consenso di un terzo degli italiani riguarda anche il Pd e tutto il Paese ed è miope pensare sia un vantaggio che regredisca a posizioni populiste».

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