27 febbraio 2020
Aggiornato 22:00
Governo

Mattarella pressa i partiti: lunedì ultima chance

Lunedì 7 maggio nuovo e ultimo giro di consultazioni: si parte con il M5s, poi sarà il turno del centrodestra (unito) e del Pd. Obiettivo: evitare il ritorno alle urne

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella durante la cerimonia al Quirinale per la Festa del lavoro, Roma, 1 maggio 2018
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella durante la cerimonia al Quirinale per la Festa del lavoro, Roma, 1 maggio 2018 ANSA

ROMA - I partiti hanno i giorni contati. Le loro liti, i veti, gli insulti, i finti accordi, le lotte intestine non avranno più dimora al Quirinale. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha fatto sapere che lunedì prossimo, 7 maggio, svolgerà un nuovo, e ultimo, giro di consultazioni per tentare di trovare una maggioranza che sostenga il nuovo governo. Prima il M5s, poi il centrodestra unito e infine il Pd, in mattinata. Nel pomeriggio, poi, sarà la volta dei gruppi di LeU, Autonomie, Misto e dei presidenti delle Camere. È l'ultima chance che il capo dello Stato concede ai partiti dopo che le posizioni, a distanza di due mesi dal voto, sono rimaste immutate. In questo lasso di tempo, viene sottolineato al Colle, «non è emersa alcuna prospettiva di maggioranza di governo». Dopo il fallimento del rapporto Lega-M5S «nei giorni scorsi è tramontata anche la possibilità di un'intesa tra Movimento 5 Stelle e Partito Democratico».

Obiettivo governabilità
I tempi ormai stringono e le vie d'uscita da una situazione sempre più incastrata sono sempre meno. Le voci che circolano sul nome del futuro premier, a parte Salvini e Di Maio, sono tante - dai presidenti delle Camere al leghista Giorgetti per arrivare all'ex presidente del Consiglio di Stato Pajno - ma nessuno sembrerebbe allo stato in grado di poter garantire ciò che chiede espressamente Mattarella: la governabilità.

Ultimo giro di consultazioni
Ecco allora la drammatizzazione fatta dal Colle dei tempi delle consultazioni di lunedì: tutte in un giorno, per mettere alla prova i partiti che in quella sede dovranno proporre, se le avranno, soluzioni per uscire dall'impasse. Fino ad oggi Mattarella ha provato tutto quello che i partiti gli hanno chiesto di provare. Ora è arrivato il momento di porre la parola fine e lunedì sarà il momento per il centrodestra nel suo insieme, per la Lega, per il Movimento 5 Stelle, per il Pd di mettere sul tavolo - se ci sono - ulteriori ipotesi di lavoro. Ma il tempo è scaduto e non ci sarà più la possibilità di riparare, di chiedere altra disponibilità al capo dello Stato.

Ipotesi "governo di tregua"
Quello che preoccupa maggiormente Mattarella è la situazione economica del Paese. E la mancanza di un governo nella pienezza dei poteri (e di un Parlamento funzionante) non è certo di aiuto. Ecco allora che in caso di ulteriore esito negativo delle consultazioni - e i rapporti fra e nei partiti che emergono in queste ore non inducono all'ottimismo - il capo dello Stato sarà portato a fare la sua scelta. Accantonata la possibilità di votare fra fine giugno e luglio Mattarella potrebbe dare vita ad un cosiddetto "governo di tregua", guidato da una figura terza. Un governo che, se dovesse ricevere la fiducia dalle Camere, si impegnerebbe nel varo della Finanziaria e affronterebbe il tema dell'aumento dell'Iva. Misura che se dovesse scattare senza essere accomapagnata da altre misure risulterebbe deprimente per la nostra economia, con la discesa dei consumi e il conseguente calo dell'occupazione.

Di tutto per evitare il ritorno alle urne
Insomma un governo per la manovra che però, se bocciato in Parlamento, si trasformerebbe in un governo elettorale, con il compito di gestire il ritorno alle urne presumibilmente ad ottobre. Una ipotesi, quest'ultima, non ben vista da Mattarella, perché porterebbe il nostro Paese all'esercizio provvisorio. In caso di elezioni a ottobre è facile prevedere (a meno di improbabili sorprese) che il voto si svolga con l'attuale legge elettorale e che il risultato non sia dissimile da quello del 4 marzo. Difficoltà quindi nel formare un governo e impossibilità di procedere al varo della Finanziaria, con il nostro Paese in esercizio provvisorio ed esposto pericolosamente alle turbolenze dei mercati.

I partiti e le loro responsabilità
Siamo insomma all'ultima chiamata, all'ultima possibilità che Mattarella dà ai partiti "per verificare se abbiano altre prospettive di maggioranza di governo». I quali, nel caso di ennesimo fallimento, dovranno essere capaci di prendersi le loro responsabilità davanti al Paese.